La transizione ecologica può davvero passare per il nucleare?

Ultimamente si parla moltissimo di transizione ecologica, e questo tema viene spesso legato al nucleare. Ma in cosa consiste, esattamente, il nucleare? E perché non è (ancora) la strada migliore per produrre energia in modo sostenibile e senza scorie?

Abbiamo già notato il rincaro dei prezzi dell’energia nelle nostre bollette e molte aziende stanno facendo i conti con la dura realtà, così come tante famiglie. Non c’è da stupirsi, dato che viviamo in una società totalmente dipendente dall’energia, e, come succede solitamente, ogni dipendenza, prima o poi uccide.

Sebbene io sia una fan delle energie rinnovabili come l’eolico, il solare, il geotermico e l’idroelettrico, e sebbene in quanto laureata in biologia non veda di buon occhio il nucleare, non ho potuto fare a meno di approfondire e capire di cosa si tratti. Vi spiego meglio.

Cos’è l’energia nucleare?

Con un solo grammo di Uranio si ottengono venticinque milioni di Kilowattora. Per produrne la stessa quantità, ci vorrebbero duemilaottocento chili di carbone. L’energia prodotta dalla fissione nucleare la possiamo calcolare servendoci della formula di Einstein E=mc2

Un cartello nelle vicinanze della centrale di Chernobyl

Un cartello nelle vicinanze della centrale di Chernobyl

Al problema delle scorie, negli anni è stata trovata in parte una soluzione con i depositi definitivi. Per approfondire questo discorso vi lascio un link dell’Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

La fusione nucleare invece, sfrutta il processo opposto e non va confuso con il nucleare di quarta generazione.

Ma facciamo un passo indietro: cosa sono le stelle? Apparentemente questa domanda non ha senso con questo argomento, ma tra poco capirete!

Per definizione:

Affinché questa reazione abbia luogo abbiamo bisogno di due cose: uno spazio limitato ed energia cinetica molto elevata (cioè temperature più alte di cento milioni di gradi). Questo perché si tratta di una reazione protone – protone, cioè i due nuclei di idrogeno entrambi carichi positivamente che di per sé tenderebbero a respingersi. Oggi nessun materiale è in grado di resistere a tali condizioni e l’unica soluzione sembra il confinamento magnetico.

In sintesi, il limite principale di questa tecnologia è la necessità di avere un bilancio energetico positivo. Infatti, come abbiamo detto, per essere in grado di far avvicinare due nuclei di idrogeno (deuterio e trizio) e innescare la reazione, abbiamo bisogno di una grandissima quantità di energia (alte temperature) che spesso è superiore a quella prodotta e quindi otteniamo un bilancio energetico negativo.

Federica Gasbarro collabora con The Wom in modo indipendente e non è in alcun modo collegata alle inserzioni pubblicitarie chepossono apparire all’interno di questo contenuto.

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