Il triste spettacolo dello squalo tirato a riva per fare un selfie

Una giornata sulle spiagge della Sardegna e un piccolo squalo tirato a riva per fare delle foto: è la triste scena riportata da tutti i quotidiani nazionali pochi giorni fa. Una scena che ci fa capire quanto, ancora oggi, il rispetto per il mondo animale sia poco diffuso

Ci troviamo a Fontanamare, nel Sud della Sardegna, per essere specifici nel comune di Gonessa. Apparentemente si sta concludendo una bella giornata di mare come tante altre in questo periodo dell’anno, ma non si può dire lo stesso per un povero squalo.

È qui infatti che qualche giorno fa si è consumata l’ennesima violenza contro un animale strappato al suo habitat e ridotto a boccheggiare sulla sabbia della battigia, alcuni dicono con i suoi piccoli

Un esemplare di verdesca, forse meglio conosciuto con il nome di squalo blu (dato il colore della livrea), è stato trascinato sulla sabbia da alcuni bagnanti per… udite, udite scattare dei selfie.

Qui, per l’indignazione potremmo anche concludere l’articolo, ma andiamo avanti!

Stando alla nomenclatura binomia di Linneo, questi animali si chiamano Prionace glauca e sono Ovipari. Il loro scheletro è cartilagineo, come quello delle razze con cui condividono l’essere condroitti: χόνδρος “cartilagine” e ἰχϑύς “pesci”.

Le verdesche sono ghiotte di calamari e seppie ed essendo ovipari, le uova rimangono nel corpo materno dove si schiudono dopo nove mesi di gestazione.

Questi animali si avvicinano alla costa per due motivi: per partorire o perché si trovano in una situazione di difficoltà

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Altra piccola curiosità su di loro: notoriamente gli squali pelagici per respirare sono costretti a muoversi in continuazione. In questo modo, fanno passare l’acqua attraverso le branchie e garantiscono l’ossigenazione del sangue. Per questo, anche quando dormono, sono sempre in movimento e mantengono la bocca semiaperta.

Ma torniamo a noi. Cosa è successo di preciso qualche giorno fa?

Pare che dei bagnanti, una volta notato l’animale in prossimità della riva, invece di aiutarlo a riprendere il largo o di chiamare la guardia costiera, abbiano pensato bene di trascinarlo a riva mettendo ancora più a repentaglio la sua vita.

Nel video divulgato da Cagliaripad.it si vede chiaramente lo squalo contorcersi.

Grazie ad altri presenti, decisamente meno sconsiderati, l’animale è stato lentamente riportato in mare prima che il peggio accadesse

Ma al di là di questa esperienza, c’è da sottolineare come la narrazione dei fatti spesso deragli brutalmente. Anche questa volta, infatti, ho letto il solito: “… l’evento fa infuriare gli ambientalisti”.

E qui sorge spontanea una riflessione che condivido con molti miei amici e colleghi:

abbiamo seriamente bisogno di essere ambientalisti per capire che quello che si è consumato è un atto sbagliato, aberrante e brutale? Non dovrebbe forse far arrabbiare, rabbrividire e indignare chiunque?

Vediamo gli squali come nemici e assassini, per questo non ci sentiamo mai in colpa se gli succede qualcosa. Peccato che noi umani ne uccidiamo ben 73 milioni all’anno mentre loro, per errore, uccidono appena 6 persone all'anno. Meno dei lupi, per esempio…

Impariamo a rivedere le nostre priorità e a dare importanza a ciò che è giusto. La violenza per esempio, non lo è mai!


Federica Gasbarro collabora con The Wom in modo indipendente e non è in alcun modo collegata alle inserzioni pubblicitarie che possono apparire all'interno di questo contenuto.

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