Ritratto della fotoreporter Donan Ferrato

Donna Ferrato, fotoreporter simbolo della lotta contro la violenza domestica

26-04-2023
Ritratto appassionato di Donna Ferrato, fotoreporter americana che ha raccontato e racconta ancora oggi la violenza di genere. Un'attivista dalla parte delle donne, capace di smuovere le coscienze attraverso la fotografia

Qualche tempo fa ho avuto il privilegio di partecipare a un evento in cui a parlare era Donna Ferrato, fotoreporter e attivista di fama internazionale che racconta e ha raccontato le storie di donne che convivono con la violenza domestica.

Durante questo incontro, tenutosi in occasione del Festival della Letteratura a Mantova, Donna Ferrato rivolgendosi alla platea in ascolto, ha condiviso come all’età di quattro anni il padre le ripeteva spesso che non doveva fidarsi di nessuno, “Nemmeno di tuo padre”.

Oggi la fotoreporter di anni ne ha più di settanta e ha lavorato per riviste come Life, Time, People, The New York Times e Mother Jones. La sua voce si fa ancora sentire con forza, di quella forza che si costruisce con il tempo e con l’esperienza, oltre che con le difficoltà.

Ferrato nasce nel 1949 in Massachuseetts, cresce in una famiglia che lei stessa non definisce perfetta, ma che l’ha fatta sentire libera di esprimersi per quella che era.

Nel 1968 si diploma alla Laurel School, che nel 1992 la riconoscerà come una delle “Distinguished Alumna”. Nel 1979, Ferrato si trasferisce a New York, dove, attraverso la fotografia, inizia a documentare la cultura dei locali notturni della fine degli anni Settanta e dell’inizio degli anni Ottanta, come lo Studio 54.

Se all’inizio aveva deciso di approfondire temi come il piacere e l’amore, poi decide di indirizzarsi verso l’approfondimento del dolore e della violenza. Questa decisione la prende qualche mese dopo l’inizio della sua ricerca, quando decide di vivere per tre anni, a fasi alterne, con una coppia che all’apparenza non aveva problemi di relazione, ma nell’intimità della loro casa il marito picchiava la moglie, con cui conviveva da quando aveva tredici anni.  

Quando l’attivista comincia a diventare testimone di scene quotidiane di violenza di genere, la sua vita comincia a cambiare direzione e così anche il suo lavoro per i successivi dieci anni seguirà una nuova direzione. Il suo punto di vista comincia a farsi sempre più profondo e le sue fotografie diventano motivo di riscatto e presa di consapevolezza, oltre che di denuncia di ingiustizia.

Per il decennio successivo, Ferrato viaggia negli Stati Uniti, riportando scene di violenza domestica, sale sulle auto della polizia, dorme nei rifugi e soggiorna nelle case delle donne maltrattate.

Il suo lavoro porta alla pubblicazione di Living With the Enemy, pubblicato da Aperture nel 1991 ed oggetto di dibattito e confronto alle mostre e conferenze di tutto il mondo. Questa pubblicazione testimonia la determinazione e il senso di missione che hanno guidato la fotoreporter nel corso degli anni verso le donne violentate, che si trovavano, per esempio, nei centri di riabilitazione o negli ospedali. Il risultato è un racconto corale a sostegno non solo di chi la violenza la subisce, ma soprattutto è rivolto ad aprire gli occhi a chi non è consapevole di questa realtà.

Il New York Times, a proposito del libro, ha scritto:

Il suo ultimo libro, Holy, pubblicato nel 2020 da Powerhouse Books, è una chiamata all’azione. Proclama la sacralità dei diritti delle donne e il loro diritto di essere artefici del proprio destino.

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