Violenza di genere: qual è lo stato di salute delle leggi in Italia?

Il fenomeno della violenza sulle donne è ampio e diffuso. Secondo l’indagine Istat del 2014 (ultimo aggiornamento dati Istat), in Italia quasi 7 milioni di donne hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Le conseguenze della violenza hanno ripercussioni su diversi piani e spesso denunciare la violenza subita non è un passaggio semplice. A supporto delle donne vi sono anche le leggi

«In Italia abbiamo una buona serie di norme che ci consentono di intervenire sia sul piano giudiziario-penale che su quello civile» esordisce il dottor Fabio Roia, magistrato dal 1986, che ricopre le funzioni di Presidente di sezione presso il Tribunale di Milano nella sezione misure di prevenzione.

In effetti, come spiega il magistrato, le leggi ci sono. Nel corso degli anni l’apparato normativo si è gradualmente ampliato cercando di rispondere a quella necessità di tutela delle donne e dei loro diritti che non potevano essere negati.

Le prime leggi e la tutela delle donne

È il caso della legge del 15 febbraio 1996, n. 66 che prevede che «chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da  cinque a dieci anni». Un primo passo a cui seguirà nel 2001 la legge che prende il nome di “Misure contro la violenza nelle relazioni familiari” (Legge n. 154 del 5 Aprile 2001).

La legge 154 del 2001 va al nocciolo della questione e si focalizza sui luoghi dove solitamente la violenza viene agita: la famiglia. La casa che dovrebbe rappresentare un posto sicuro, invece, diventa il luogo da cui fuggire.

Le misure prevedono l’allontanamento dalla casa familiare, ossia il «giudice prescrive all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare», oppure prescrivere «di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice» stesso. Inoltre, può anche vietare l’avvicinamento «a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa».

La violenza contro le donne è una questione internazionale

Bisogna aspettare il 2013 per uno dei passi più importanti in materia, ossia la ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta della violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.

Come precisa anche il dottor Roia,

La formazione è fondamentale

È del 2013 anche la legge 15 ottobre 2013, n.119 «recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere». Questa legge, oltre a parlare di prevenzione del fenomeno della violenza di genere sul territorio nazionale, aggiorna la normativa che riguarda il reato di stalking (già introdotto nel 2009) con l’introduzione «dell’aggravante quando il fatto è commesso attraverso strumenti informatici e telematici».
È prevista, secondo la legge, anche la necessità di un’adeguata formazione.

Infatti, come si legge, serve

Il Codice Rosso e i tempi di intervento

Il tempo gioca un ruolo chiave nel contrasto alla violenza. Più l’intervento è tempestivo, meno la donna vittima di violenza è esposta al rischio. Sull’aspetto di ottimizzazione dei tempi un ruolo fondamentale lo svolge il Codice Rosso, introdotto nel 2019. Nello specifico il Codice Rosso prevede che, il pubblico ministero, dopo essere stato tempestivamente informato della denuncia ed entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, riascolti la donna che ha sporto denuncia.

In realtà, i tre giorni previsti possono costituire comunque una lunga attesa, pertanto, come specifica il dottor Roia, «Qui entra in gioco la professionalità. Un operatore capace riesce a fare quella che si chiama tecnicamente valutazione del rischio, o meglio valutazione della gravità del caso e quindi fa una scelta dei criteri di priorità nella trattazione del caso».

“Libere dalla violenza, congelate dalla politica”

L’ultima campagna di Actionaid “Libere dalla violenza, congelate dalla politica” si rivolge al governo chiedendo degli strumenti concreti di supporto alle donne che escono dalla violenza. Ma mancano le risorse per fornire alle donne un reddito, un lavoro dignitoso e una casa sicura.

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