Gen Z e inclusione: come i giovani stanno lottando per un mondo più giusto?

Tra tutte le generazioni, la Gen Z, ovvero quella che comprende i nati tra il 1996 e 2010, è indubbiamente la più impegnata socialmente e con una spiccata sensibilità verso alcune tematiche come la giustizia sociale, la diversità, l'inclusione e la sostenibilità. I giovani lottano per i loro diritti e i diritti delle generazioni future, sia online che "offline". Non solo attraverso manifestazioni e proteste, ma anche con attivismo online, sostegno alle aziende sostenibili, tante azioni concrete per promuovere diritti sociali, inclusione e sostenibilità verso un'unica direzione, quella del cambiamento

Sono loro i nativi digitali, avendo avuto un accesso senza precedenti a informazioni e connessioni globali grazie alla tecnologia, circondati da computer, internet, smartphone, social media. Più propensi a creare che a condividere, pronti a realizzare qualcosa da zero e lavorare sodo. Sempre “on-life” ovvero in una dimensione in cui è difficile distinguere nettamente mondo digitale dal reale. La tecnologia dunque è parte integrante della loro vita tanto che in media utilizzano cinque dispositivi diversi (contro solo due della Generazione Y).

Per loro la diversità è sinonimo di ricchezza e opportunità, credono molto nella costruzione di un mondo migliore e sicuramente ne vogliono essere protagonisti, sono davvero affamati di inclusione. Un esempio? Non si affidano tanto alle marche quanto più ai valori del brand, premiando le aziende inclusive e coerenti e spingendole ad adottare pratiche sostenibili e socialmente responsabili per attirare e generare fiducia nei giovani consumatori.

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Nell’immaginario collettivo, basato su un pregiudizio generazionale – il cosiddetto “ageismo“, termine coniato nel 1969 dal geriatria Robert Neil Butler – in cui si tende a pensare che i giovani siano tutti svogliati, inaffidabili e annoiati, dovremmo invece far affidamento alle ricerche concordi nel costatare che questa generazione è molto orientata all’impegno sociale, all’impegno nel lavoro, ed è indipendente e affidabile. Sicuramente, al contempo, i giovani sono fragili per svariati motivi come l’aver provato sulla propria pelle una pandemia mondiale oltre ai cambiamenti climatici.

Ma sono fragili anche perché, se da un lato i social possono essere uno strumento efficace per far sentire la propria voce, al contempo possono riflettere una realtà inesistente fatta di una bellezza irraggiungibile perché creata attraverso filtri che modificano completamente i connotati del viso e del corpo, e questo può portare a una forte vulnerabilità rispetto alla pressione della “perfezione” sui social media.

Secondo alcune ricerche, infatti, una ragazza su tre prima di postare un proprio contenuto sui social sente l’esigenza di modificare completamente il proprio volto attraverso l’uso di filtri. Sarebbe opportuno aiutare i giovani a utilizzare i social in maniera positiva per creare una vera e propria alfabetizzazione mediatica utilizzandoli dunque in maniera consapevole e costruttiva, senza sentirsi sopraffatti dalla pressione della perfezione.

Ma generalmente la Gen Z vuole far sentire forte la propria voce, esprimere la propria personalità e le proprie idee, in parte grazie anche ai social creando contenuti personalizzati, e interagendo con una community affine ai propri interessi, ed è questo il lato bello e utile dei social.

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