Che cosa vuol dire essere una persona sorda in Italia? L’esperienza del Pio Istituto Sordi di Milano

Conoscere le difficoltà che le persone sorde incontrano nei diversi ambiti della vita è fondamentale per raggiungere una reale inclusione. Stefano Cattaneo, il direttore del PIS, Pio Istituto Sordi di Milano, ci offre il suo punto di vista per approfondire in maniera diretta la realtà delle persone sorde nel nostro Paese

La sordità è generalmente una condizione più diffusa di quanto sia effettivamente percepita. In Italia le persone che hanno una perdita uditiva sono circa 5 milioni, di cui il 75% ha una perdita uditiva leggera o media e il 5% grave o profonda.   

Un evento del Pio Istituto Sordi, Milano

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Persone sorde: barriere e discriminazioni in Italia

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Le difficoltà che interessano principalmente le persone con una disabilità di tipo uditivo sono ovviamente relative alla comunicazione. Questo abbraccia diversi aspetti della vita: l’istruzione, il lavoro, la socialità.
La dimensione sociale e relazionale rischia di essere spesso compromessa, sia che la sordità sia prelinguale che sopraggiunta.

Esistono, come per tutte le disabilità, ancora discriminazioni e disparità di trattamento.
Le persone sorde oggi lottano ancora per vedersi riconosciuti diritti fondamentali, in applicazione dei principi generali di pari opportunità, che la Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità ratificata dall’Italia nel 2009 indica chiaramente.

Afferma Cattaneo: «Le persone sorde devono essere messe in condizione di partecipare in modo pieno ed effettivo alla società e questo vuol dire, solo per fare alcuni esempi di ordine quotidiano: non essere discriminati sul posto di lavoro a causa della propria disabilità, avere accesso a informazioni sul trasporto pubblico alla pari degli altri viaggiatori, veder garantito per gli studenti sordi il diritto all’accessibilità al 100% all’interno dell’Università, avere quindi accesso ai servizi su base di eguaglianza e non dover sempre combattere contro pregiudizi e cattiva informazione».

La sordità è una disabilità invisibile. Questo è un ulteriore ostacolo, perché il fatto che una persona non riesca a capire, se non nel momento stesso dell’interazione, che sta avendo a che fare con una persona sorda può contribuire ad alimentare le difficoltà o il pregiudizio. Capita che alcune persone addirittura rifuggano dall’incontro per il timore di non sapere come rapportarsi.

«Proprio il fatto che la sordità non sia un tipo di disabilità così immediatamente riconoscibile può portare erroneamente a sottovalutare il portato delle conseguenze di un deficit sensoriale di questo tipo. L’ulteriore difficoltà è data poi dal fatto che trattandosi di un deficit che impatta sulla comunicazione è la relazione stessa con la persona con disabilità uditiva a rischiare di venire compromessa», spiega il direttore del PIS.

Linguaggio inclusivo: usiamo le parole giuste

L’utilizzo di un linguaggio inclusivo è un modo per mostrare rispetto. Per le persone con disabilità l’utilizzo di un linguaggio non consono o addirittura offensivo è spesso è il primo motivo di discriminazione.

«Nello specifico rispetto alla sordità la parola che ormai non dovremmo più vedere scritta o sentire pronunciata – mentre invece purtroppo è ancora usata spesso da giornalisti e titolisti – è la parola “sordomuto” che con l’articolo 1 della legge 95/2006 è stato sostituito in tutte le disposizioni legislative vigenti con l’espressione “sordo”» dichiara Stefano Cattaneo.

Un’altra cosa di cui tener conto poi è che molte persone sorde non apprezzano essere definite in negativo, vale a dire attraverso qualcosa che manca loro, quindi anche la formula “non udente” è considerata da molte persone sorde inadeguata, persino offensiva,

La situazione per le donne con sordità

In Italia c’è ancora molta strada da fare per la parità di genere. Le donne sorde hanno delle specifiche difficoltà in più.

Sottolinea Cattaneo:

Una delle cose che negli anni è risultata evidente è l’importanza di intervenire in merito alla particolare condizione delle donne sorde vittime di violenza, sia fisica che psicologica, perché si tratta di vittime (o potenziali tali) in una situazione di particolare fragilità. Infatti, la violenza può essere aggravata dalle barriere della comunicazione che incontrano quotidianamente, dalla difficoltà di accesso alle informazioni, dall’assenza di servizi di soccorso accessibili e dall’inaccessibilità dei servizi a supporto (socio-sanitari, psicologici, legali).

Il lavoro del Pio Istituto Sordi

Con le sue attività, la Fondazione prova a rispondere a esigenze o richieste che emergono da parte della collettività. Ad esempio, nel periodo pandemico sono state distribuite gratuitamente mascherine trasparenti a organizzazioni, aziende e persone che ne hanno fatto richiesta per ovviare ai problemi di comunicazione con le persone sorde. Sempre in questo frangente è stato attivato uno sportello di consulenza psicologica gratuito – tenuto da una psicologa sorda in collaborazione la Mason Perkins Deafness Fund – che ha fornito supporto mirato legato all’emergenza Covid.

Pannelli a induzione magnetica, installati dal PIS negli uffici pubblici dei comuni dei capoluoghi d
Pannelli a induzione magnetica, installati dal PIS negli uffici pubblici dei comuni dei capoluoghi di provincia lombardi.

Il PIS ha inoltre provveduto a installare pannelli a induzione magnetica negli uffici pubblici dei comuni dei capoluoghi di provincia lombardi, ha organizzato corsi di formazione a operatori sul trattamento della sordità nelle RSA e ha dato vita a un’intensa attività per sostenere e promuovere lo sport come strumento di inclusione e valorizzazione delle persone sorde.                                   
Attualmente il PIS ha organizzato un bando – per il quale c’è tempo fino alla fine di settembre – rivolto a studenti e studentesse universitari con disabilità uditiva per la richiesta di borse di studio.

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