Sindrome di Yentl, quando i sintomi delle donne vengono sottovalutati

15-01-2022
Micaela Longo
Le donne che accusano sintomi non tipicamente maschili possono cadere vittime di errori diagnostici e di terapie poco efficaci. All’origine di ciò, la tendenza da parte del personale medico a minimizzare il dolore provato dal genere femminile. Questo fenomeno ha un nome e origini antichissime: è la sindrome di Yentl

Troppo di frequente le donne convivono per decenni con disturbi non diagnosticati. Esemplare è il caso della dismenorrea, il dolore che precede o accompagna la mestruazione e che colpisce il 90% delle donne, spesso relegato a sintomi immaginari, problema psicologico, eccesso di ansia o, nei casi più gravi, a disturbo psichiatrico. In alcuni casi, la dismenorrea sfocia in endometriosi, malattia di cui soffre una donna su dieci, cioè 176 milioni di persone in tutto il mondo, caratterizzata dalla presenza di tessuti uterini dislocati in sedi anomale (all’esterno dell’utero) che causa, tra le altre cose, forti dolori e infertilità. Solo nel 2017 l’Istituto di sanità britannico ha pubblicato le linee guida per i medici.

Ancora oggi, però, può capitare che l’endometriosi venga confusa, ad esempio, con calcoli renali poi non realmente diagnosticati, gettando le donne nello sconforto e nella paura di rivolgersi ad altri professionisti per il timore di essere accusate di esagerare. Diagnosi complesse e lunghe battaglie, ben raccontate dalle testimonianze dell’attivista Giorgia Soleri che, recentemente, ha affrontato un intervento chirurgico proprio a causa dell’endometriosi e adenomiosi di cui soffre sin da adolescente:

Se, tramite la mia testimonianza, riuscissi ad aiutare anche solo il 3% di queste donne (a cercare una diagnosi, a sentirsi meno sole, a trovare il coraggio di cambiare medico o di pretendere rispetto da chi non fa altro che invalidare il nostro dolore) significherebbe che circa 700 donne (arrotondando per difetto) potrebbero migliorare o provare a migliorare la loro qualità di vita

Sindrome di Yentl, storia di un fenomeno che discrimina le donne

Ma chi è Yentl e perchè ha dato il nome a questa sindrome? Protagonista di un racconto ambientato nei primi anni del Novecento del premio Nobel Isaac Bashevis Singer, Yentl è una giovane ebrea polacca che, per poter studiare, si è finta maschio travestendosi e rasandosi i capelli.

Un gesto coraggioso che nel 1991 richiamò alla mente di Bernardine Healy, cardiologa americana, una forma di discriminazione di genere che aveva potuto osservare nell’Istituto di Cardiologia che dirigeva: rispetto agli uomini, le donne risultavano meno ospedalizzate, meno sottoposte a indagini diagnostiche e terapeutiche e per nulla o poco rappresentate nelle sperimentazioni per introdurre nuovi farmaci e nuove tecnologie diagnostiche e terapeutiche. La sindrome di Yentl comparve citata per la prima volta sul New England Journal of Medicine in un articolo scritto da Healy che suscitò molta indignazione in tutto il mondo dando, però, un impulso alla Medicina di genere, lo studio dell’influenza delle differenze biologiche, socio-economiche e culturali sullo stato di salute e di malattia degli individui.

Il sesso femminile, infatti, può attendere le terapie antalgiche di cui necessita più a lungo rispetto a quello maschile. Un'indagine nata intorno a 92mila interventi effettuati nei pronto soccorso americani, ha dimostrato che i tempi di attesa sono, in linea generale, più lunghi per le donne. Dall’analisi è risultato anche che, a pari intensità dei sintomi dolorosi, le donne hanno meno probabilità di ricevere una terapia analgesica e, coloro le quali riescono a riceverla, aspettano più a lungo degli uomini. Un’altra ricerca, addirittura, ha rilevato che le donne con sintomi dolorosi sono ancora vittime di “ritardi nella diagnosi, terapie improprie e di non dimostrata efficacia, mancanza di riguardo, disprezzo e discriminazione da parte del sistema sanitario". 

Viagra: un caso di data gap spiega la sindrome di Yentl

ll caso di una terapia probabilmente utile a placare i sintomi legati alla dismenorrea smaschera una verità che potrebbe spiegare qual è il meccanismo di discriminazione alla base della sindrome di Yentl e i motivi per cui i medici, talvolta, assegnano diagnosi sbagliate e terapie poco efficaci alle donne. Nel 2013, un test sul principio attivo del Viagra, il sildenafil citrato, ha dimostrato che questo può donare sollievo alla dismenorrea per più di quattro ore senza effetti collaterali apprezzabili.

Negli anni ‘90, il Viagra è stato inizialmente testato come farmaco contro le cardiopatie. I partecipanti alla sperimentazione - tutti uomini - hanno riscontrato un aumento delle erezioni.

Nel 1996 il sildenafil citrato è stato brevettato per risolvere un problema circoscritto alla popolazione maschile. La sperimentazione clinica è andata avanti per un breve periodo con un campionario di donne che, in quella fase, segnalavano sollievo al dolore provocato dalla dismenorrea.

La sperimentazione clinica è stata interrotta per mancanza di fondi con la raccomandazione di effettuare studi clinici approfonditi. Le richieste di finanziamento che sono seguite a questa interruzione sono state bocciate e il documento finale del primo test non è stato sottoposto a revisione, come se la dismenorrea non fosse un problema prioritario di salute pubblica

La dismenorrea è uno dei sintomi femminili che rientrano all’interno di un divario di genere riferito ai dati, il gender data gap. In questo specifico caso, l’assenza di numeri è riferita alla sperimentazione clinica, alla ricerca medica, all’interesse delle commissioni di finanziamento, ai fondi, alla presenza femminile nei campionari e non solo.

Nei casi più gravi, è bene ricordare, l’intensità del dolore che le donne percepiscono durante la sindrome premestruale è paragonabile a un infarto.

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