A che punto siamo nella lotta ai “manels”, i panel tutti al maschile?

Manels è un neologismo, entrato nell’edizione 2017 dell’Oxford Dictionary, che deriva dall’espressione inglese all-men panels: convegni e manifestazioni dove vengono invitati a parlare solo uomini. Il Memorandum No Women No Panel–Senza Donne non se ne Parla, lanciato dalla Commissione europea nel 2018, lo scorso mese è stato sottoscritto anche in RAI. È l’inizio di un cambiamento reale?

A parità di grado accademico, è prassi comune che ai congressi partecipino per la maggioranza relatori di sesso maschile. Il fenomeno è trasversale a qualsiasi evento pubblico e di ogni tipologia: dagli Stati Generali dell’Economia, ai festival culturali. Il Festival della Bellezza di Verona organizzato a giugno 2020, ad esempio, chiamava a discutere di eros e bellezza 22 ospiti, tra cui solo due donne: in tutta risposta, in piazza Bra è andato in scena Erosive, organizzato in contro tendenza dal collettivo Non una di meno per dare spazio a scrittrici, artiste e intellettuali italiane (tra cui Giulia Blasi, intervistata qui). Un modo di riprendersi lo spazio ripartendo dalle voci delle donne.

𝐄𝐫𝐨𝐬𝐢𝐯𝐞. 𝐋𝐚 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞̀ 𝐞𝐫𝐨𝐭𝐢𝐜𝐚!➡️ Venerdì 18 settembre, a partire dalle ore 18.00 a Verona, in Piazza Bra (lato…

Posted by Non una di meno – Verona on Tuesday, September 15, 2020

Non solo negli eventi pubblici, ma anche nella stampa: a spiccare sulle prime pagine dei quotidiani sono molto spesso le firme maschili. Aveva iniziato a denunciarlo nel 2018 Michela Murgia con l’hashtag #tuttimaschi, diventato oggi il più usato sui social in questo contesto. Non esattamente un caso: secondo una formula elaborata dal matematico Greg Martin, se organizzassimo panel da 20 esperti senza conoscere il genere degli invitati, la probabilità che questi siano composti da 19 uomini e una donna sarebbe molto più bassa di quella che invece verifichiamo nella realtà. Ma quali sono le motivazioni alla base di ciò?

“Non abbiamo trovato donne competenti”: un database per distruggere l’alibi

Quando si fa notare il divario di rappresentazione e di spazi riservati alle donne rispetto agli uomini, la risposta comune è che sia difficile trovare donne da chiamare e coinvolgere. L’anno scorso, la giornalista e scrittrice palestinese Rula Jebreal avrebbe dovuto esprimersi in merito alla crisi israelo-palestinese durante la trasmissione di La7 Propaganda Live: ha rinunciato a farlo dopo aver visto che, nel consueto tweet del programma dove vengono anticipati temi e partecipanti della puntata, il suo nome era inserito in una lista comprendente altri 7 ospiti, tutti di sesso maschile.

Lei stessa ha voluto affidare a Twitter la sua opinione:

Diego Bianchi, conduttore ed ideatore del programma, ha risposto difendendo la trasmissione:

., con lo sviluppo di Fondazione Bracco e con il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, hanno lanciato www.100esperte.it, una banca dati online, inaugurata nel 2016 con 100 nomi e CV di esperte di STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), un settore storicamente sotto-rappresentato dalle donne e strategico per lo sviluppo economico e sociale del nostro paese.

“No Women No panel”: in RAI senza donne non se ne parla

Secondo il Rapporto RAI 2019, le politiche invitate ai dibattiti tv nell’anno precedente sono state il 18,1% del totale, mentre le professioniste esperte nel proprio settore (ricercatrici, docenti universitarie, imprenditrici, giornaliste) sono state il 24,8%. Da quest’anno, in RAI, niente più talk show, dibattiti, trasmissioni radio e tv con gli uomini a farla da padroni: non più una promessa o un raccomandazione, ma un vincolo preciso sottoscritto  dalla ministra per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti e dalla presidente della RAI Marinella Soldi. Il Memorandum d’Intesa No Women No Panel – Senza donne non se ne parla è stato siglato a viale Mazzini lo scorso gennaio e, come spiega la presidente della RAI Soldi,

Questa volta si cambia, afferma la ministra Bonetti: una democrazia non può essere definita tale se non vengono raccontate le storie delle donne.

Emmanuel Macron.

Da sinistra, Ursula von der Leyen, Odongo Jeje, Charles Michel e Emmanuel Macron

Da sinistra, Ursula von der Leyen, Odongo Jeje, Charles Michel e Emmanuel Macron

Come scrive sui social la deputata Laura Boldrini, postando il video dell’episodio:

Imparare a dire no

Come dimostrano la lista 100 Esperte e il lungo elenco delle Unstoppable Women di StartupItalia, non occorre inventare le donne competenti. Esistono. Per questo, sono nate molte iniziative in tutto il mondo per raccogliere segnalazioni sui manels, da Congrats, you have an all male panel! ai vari canali social #ManelsWatch.

In Italia è attivo il gruppo Facebook #BoycottManels, che chiede a chiunque venga invitato a eventi solo maschili di non parteciparvi in segno di protesta. Lo hanno fatto l’ex ministro per il Sud Giuseppe Provenzano e lo scrittore Sandro Veronesi, che su Twitter ha dichiarato:

La lotta ai manels si conduce insieme, donne e uomini.

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