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La parità di genere parte dalle parole: la svolta del Dizionario Treccani

La nuova edizione del vocabolario indicherà, affiancate, le forme femminili e le forme maschili di nomi e aggettivi, ordinandole secondo il criterio alfabetico: «Gli esempi d’uso delle parole non ricalcano stereotipi di genere»

La nuova edizione del Dizionario dell’Italiano Treccani sarà il primo vocabolario italiano a non privilegiare il maschile, indicando sia le forme femminili sia le forme maschili di nomi e aggettivi ed elencandole in ordine alfabetico. L’annuncio è arrivato dalla stessa Treccani, che ha motivato la scelta con «diritto e pari dignità per uomini e donne».

I direttori Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, in un post condiviso sui social in cui hanno annunciato le novità dell’edizione del Dizionario in uscita a ottobre (a quattro anni dalla diffusione dell’ultima), hanno spiegato che

gli esempi d’uso delle parole non ricalcano stereotipi di genere. Non solo le donne stirano, non solo gli uomini dirigono aziende, e il maschile non ha priorità sul femminile

Aprendo il nuovo dizionario, dunque, le voci delle definizioni avranno declinazione femminile e maschile, una accanto all’altra, e a comandare sarà il criterio dell'ordine alfabetico: “bella, bello”, “lettore, lettrice”. 

L’obiettivo è chiaro: il cambiamento culturale passa anche attraverso le parole lette, scritte e utilizzate nella quotidianità, ed è da chi spiega il significato di queste parole che deve (dovrebbe) arrivare l’esempio. Questa evoluzione, chiariscono da Treccani, rappresenta proprio un cambiamento, oltre che culturale anche storico e linguistico, che promuove la parità tra uomini e donne. Una presa di posizione che arriva in un’epoca in cui si parla molto della necessità di adeguare il linguaggio alle nuove esigenze della società, così da superare stereotipi e pregiudizi di genere e andare oltre una visione androcentrica, intrinsecamente incentrata cioè soltanto sul maschile.

"Architetta, architetto", "medica, medico": come cambia il Dizionario Treccani

È per questo quindi che nel nuovo Dizionario verranno elencati anche femminili che oggi faticano a entrare nel linguaggio comune: basti pensare a “avvocata”, “ministra”, “sindaca”, o ancora “medica”. Parole che per molti “suonano male”, ma che - come sottolineato anche da Della Valle al Corriere - sono grammaticalmente corrette, e se sembrano brutte “è solo perché sono usate poco”. Tra le 47.000 parole che compariranno ai lettori che sfoglieranno il dizionario ci saranno quindi anche “architetta, architetto”, “soldato, soldata”, ma anche “direttore, direttrice”: l’unico criterio nella presentazione sarà quello alfabetico, senza privilegiare il maschile al femminile o viceversa.

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Da Treccani hanno inoltre voluto provare a superare la concezione che, nel definire gli esseri umani nella loro totalità, debba essere necessariamente utilizzato il termine “uomini”. Nel Dizionario questa parola verrà sostituita con “persona” o “essere umano” quando la parola “uomini” viene tradizionalmente utilizzata per indicare una pluralità. E dunque la definizione di “bontà” non sarà più “qualità dell’uomo”, ma “qualità della persona”. Allo stesso modo, Treccani ha voluto aggiornare anche l’elenco delle definizioni presenti nel Dizionario per rispecchiare la società attuale. Tenendo conto che i vocabolari sono uno strumento prezioso soprattutto per i giovani, studenti in primis, nella nuova edizione sono state inseriti termini nuovi o che comunque si sono affermati nel linguaggio negli ultimi 4 anni. E dunque l’ormai celeberrima “dad”, la didattica a distanza, e poi lavoro agile, smartworking, lockdown, e ancora reddito di cittadinanza, revenge porn, rider

La scelta di Della Valle e Patota ha prevedibilmente suscitato parecchie critiche, sia da parte dei “puristi” della lingua italiana sia da parte di chi ritiene che la decisione di elencare maschile e femminile non sia utile alla causa o sia una semplice strategia di marketing. I due direttori del progetto, però, se lo aspettavano, e dai social hanno risposto ai detrattori, tra cui spicca, tra gli altri, anche Enrico Ruggeri.

«Siamo convinti del fatto che alcune delle nostre scelte ci attireranno molte critiche, da parte di coloro che giudicheranno lo sdoppiamento del genere degli aggettivi e dei nomi un appesantimento inutile - hanno spiegato - Altre critiche arriveranno da parte di coloro che riterranno questo sdoppiamento un’opzione timida e non risolutiva. Accoglieremo queste critiche con serenità».

Ci sosterrà la speranza che fra qualche anno, una donna che abbia deciso di professare l’architettura, l’avvocatura o la medicina, o che veda, nel suo futuro, la direzione di un’azienda o di un’orchestra, o infine che intenda arruolarsi nell’esercito, dopo avere sfogliato le pagine di questo dizionario scelga di chiamare sé stessa architetta, avvocata, medica, direttrice, soldata anche perché “lo dice il Dizionario Treccani”

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