positività tossica

Che cos’è davvero la positività tossica?

Cos'è la positività tossica e perché non fa bene ostentare ottimismo e benessere a tutti i costi, anche quando le nostre emozioni sono ben altre.

“Pensa positivo”, “sii grata”, “andrà tutto bene”. Quante volte ci siamo sentite dire o ci siamo dette queste frasi, magari come terapia d’urto a un evento che ci ha fatto soffrire. Tutte affermazioni giuste, certo, e che da una parte possono alleviare le preoccupazioni di chi le ascolta. Ma che se diventano il mood costante di vita, il mantra ripetuto di ogni nostra azione, prendendo il posto di qualsiasi tipo di emozione che si prova, possono diventare controproducenti, una sorta di positività tossica.

E questo lo si può vedere molto bene sui profili social, le vetrine contemporanee delle nostre vite. Il luogo in cui viene raccontata, a suon di immagini o frasi a effetto, la totale meraviglia della propria vita, dove tutto sembra sempre perfetto, felice e positivo. Evitando, invece, di mostrare quando sono altri i sentimenti che ci invadono. Dolore, sofferenza, delusione, ecc. Tutti stati d’animo naturali e più che giusti, da vivere e manifestare, ma che si tende a omettere o “cancellare” ostentando e ricercando una positività “a tutti i costi”. E per questo non reale. Ma perché questo ottimismo perenne viene definito come positività tossica?

Cosa si intende per positività tossica

Come visto, la positività tossica o toxic positivity non parte da un principio sbagliato. Cercare il lato positivo nelle cose, nelle situazioni che si vivono, e in linea generale vivere con ottimismo e fiducia, infatti, è un buon modo per affrontare al meglio ogni situazione che ci si para davanti, “bella” o “brutta” che sia. Per rimanere in equilibrio con se stessi e per andare avanti ogni giorni con serenità e, appunto, positività.

Quando, però, questa modalità di vivere la vita, diventa totalizzante, negando la presenza di altre emozioni o sentimenti, come il dolore, la sofferenza, la paura, la rabbia, ecc., non si può più parlare di qualcosa di buono, ma piuttosto di positività tossica.

Un modo di usare le emozioni positive per sopprimere o ignorare quelle meno belle, sia le proprie che quelle degli altri. Opprimendo di fatto anche la persona che le vive. E il motivo è molto semplice.

Perché può essere pericolosa?

Negare a se stessi o agli altri la possibilità di vivere le proprie più che naturali e sacrosante emozioni, di qualunque natura siano, non ne cancella la presenza e non ci fa stare meglio. Semplicemente nasconde ciò che si sta vivendo agli occhi degli altri e a se stessi. Chiudendo le proprie emozioni in un cassetto o ricoprendole di sabbia, evitando di guardarle, di viverle e quindi superarle. Lasciandole li, sole. A covare nel tempo per poi ritornare, prima o dopo, più forti di prima.

E questo lo si può vedere in ogni ambito della propria vita. Dal lavoro, alle relazioni di coppia o con amici e parenti, fino al rapporto più importante di tutti, quello con se stessi.

Quante volte, per esempio, ci è stato detto o ci siamo dette, che la nostra relazione era bellissima, nonostante le liti, le sofferenze, le delusioni, le mancanze. Perché dopo tutto “forse sei tu che non sai vederne il bello”, “ci sono cose peggiori”, “è importante vedere solo i lati positivi”, ecc. Incastrandosi in rapporti privi di amore o comunque negativi.

Spingersi a uno stato mentale di ottimismo e felicità perenne, dove l’unica cosa da mostrare e a cui dare attenzione sono le emozioni postive, negandosi la possibilità di vivere a pieno ogni stato d’animo che ci attraversa non fa altro che amplificare in modo silente la propria insoddisfazione, tristezza, sofferenza, ecc.

E questo perché la positività tossica non è un reale stato di serenità che si ha dentro di sé, vero e concreto, ma è la maschera che si porta, ci fanno portare o spingiamo gli altri a indossare, per adeguarci a un mood di vita in cui tutto deve essere dipinto come bello, luminoso, felice, buono e, appunto, positivo. Che non crea problemi e che non fa paura.

Come non cadere nella trappola della positività tossica

Ma con quali conseguenze? Esattamente il contrario del concetto di base da cui parte la positività tossica, la ricerca di un benessere e di una serenità reale e duraturo.

Diversi studi hanno dimostrato come, il non affrontare e accogliere le emozioni definite “negative” porta con sé tutta una serie di conseguenze tra cui anche stati depressivi, insoddisfazione cronica, rancore, ecc. Ecco perché la cosa migliore da fare è trasformare la positività tossica in una positività reale.

Imparando ad accogliere qualsiasi tipo di sentimento e/o emozione, vivendolo a pieno per poi lasciarlo andare. Lavorando su se stessi, giorno dopo giorno, e creando dentro si è uno stato di serenità profondo e vero. Che non nega la possibilità di vivere emozioni “negative” ma che, pur riconoscendole e permettendogli di esistere e attraversarci, non turbano la propria stabilità, equilibrio e serenità interiore. Ma la fortificano spingendoci oltre l’ostacolo, che superato non tornerà più.

Ecco perché è bene ricercare una positività interiore effettiva che non ha nulla a che vedere con la positività tossica di cui molti purtroppo soffrono. Ma che ci permette di essere consapevoli che ogni cosa che accade nella nostra vita può essere superata, grazie all’amore e alla fiducia per se stesse. E a quella che sapremo trasmettere agli altri.

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