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Perché il consenso è fondamentale nel sesso e nelle relazioni

Coppia felice in intimità
17-01-2022
Il consenso nel sesso e nelle relazioni è un concetto che andrebbe insegnato, condiviso, supportato, affinché si possa vivere in una società civile in grado di riconoscere l'affermazione e la negazione (così come i silenzi)

Di sesso e di relazioni non se ne parla mai abbastanza. A volte, il consenso sessuale è un concetto che sfugge, che non viene quasi mai approfondito. La sessualità sana deve essere vissuta nel migliore dei modi dai partner, per una relazione che va avanti nel pieno rispetto e della dignità che si confà a ogni individuo. Il consenso è essenziale nel sesso e nelle relazioni: senza quest'ultimo saremmo poco più che oggetti nelle mani di chiunque.

Molto spesso c'è un problema di comunicazione: l'educazione sessuale dovrebbe essere alla base di ogni società, utile non solo per istruire sui rischi dei rapporti senza protezione, ma anche per creare un senso di fiducia non indifferente nel sesso. Abbattendo le censure e i tabù, riusciamo ad avere una visione più chiara del consenso, di cosa comporta, del perché è tanto importante.

Consenso sessuale e relazioni, alla base di una società civile

"Lei ci sta, tu ci sei stata." Una frase che ha solo un'unica sfumatura: far sottintendere che c'è stato un consenso. In realtà, sembra semplice: una risposta affermativa o negativa, sì o no, per esprimere il proprio consenso in una relazione amorosa, sessuale. Ebbene, la tematica non dovrebbe risultare complessa da affrontare, ma tutt'oggi si verificano dei casi in cui non possiamo fare altro che sentirci sconfitte.

Perché il consenso, nonostante possa apparire come un concetto tanto semplicistico, è costantemente al centro delle polemiche? Il limite appare netto: sì, no. Niente forse, niente vediamo. Persino per le coppie di lunga data si continua a parlare di consenso, dal momento in cui può capitare di ritrovarsi a fronteggiare delle situazioni ambigue, che a volte possono addirittura non essere comprese.

Il consenso è anche consapevolezza

In realtà, il consenso è qualcosa che conosciamo molto bene. Diamo il consenso all'autorizzazione dei nostri dati su internet; diamo il consenso a pubblicare o condividere delle informazioni; o ancora diamo il consenso a un rapporto sessuale, o meno. Il consenso è consapevolezza, ed è un permesso a tutti gli effetti. Siamo noi che lo diamo in maniera libera, consapevole, decisa. E gli altri non possono interpretare l'affermazione negativa o positiva a seconda di eventuali "messaggi". Nel consenso non c'è libera interpretazione.

Perché ci riferiamo ai messaggi? Ci è capitato più volte - fin troppo spesso, in realtà - di fare i conti con i cosiddetti messaggi che lanciamo, che possono essere contraddittori rispetto alla parola data. Non è facile scriverlo, ma c'è chi si arroga il diritto di credere che il consenso esista sulla base dell'abbigliamento, del look, di un atteggiamento. Ed è qualcosa che dobbiamo combattere: un'idea da estirpare.

Il consenso non viene insegnato (e invece dovrebbe esserlo)

Il problema è che il consenso non è solo consapevolezza interiore, ma è anche un tabù. Sì, hai capito bene: hai mai parlato del sesso in modo libero, senza sentirti in qualche modo a disagio? Un retaggio antico, che viene trascinato tutt'oggi: chi parla di sesso in modo aperto, senza vincoli, senza tabù, viene automaticamente visto come libertino. Ed è così che il consenso non viene insegnato, promosso, valorizzato. Viene nascosto sotto il peso delle accuse.

Una legge non scritta: quante volte abbiamo sentito la frase "se l'è cercata"? In quanti casi ci troviamo di fronte al victim blaming, ovvero la colpevolizzazione della vittima, che si ritrova a fare i conti con quanto avvenuto due volte. Nel privato e nel pubblico, esposta, nuda e cruda, di fronte a una realtà invisibile, ovvero quel consenso che nessuno insegna, ma che dovrebbe essere insegnato.

Non solo parole: il consenso passa anche dai silenzi

Le manifestazioni del consenso sono molteplici, ed è forse riduttivo affermare che si riferiscano unicamente al o al no. Può essere silenzioso, può avvenire con un cenno, o ancora con la ritrosia. Ci sono anche momenti in cui si ha paura di tirarsi indietro, e dunque non si dice nulla, per paura di non soddisfare le aspettative del partner. Ci sono tante forme del consenso che andrebbero condivise, affinché si possa vivere il sesso in modo sano; affinché una relazione non abbia ombre.

La paura del rifiuto

Il no ci fa paura. Il no genera dubbi, scatena domande, lascia atterriti, spogli di ogni forza e nudi di tutte le debolezze e le fragilità. Perché si hanno tante difficoltà a chiedere il consenso? No, non rovina l'atmosfera. No, non smorza l'intimità. La rafforza. Perché così sentiremmo un desiderio condiviso, vero, sincero. Autentico.

La comunicazione consensuale è essenziale: non è facile, ma deve essere integrata nella nostra società per prevenire qualsiasi forma di violenza, che spesso si consuma non solo tra sconosciuti, ma anche nelle mura domestiche, tra partner sposati, fidanzati di lunghissima data.

Il sesso è intimo, privato, carnale: sono tanti i fattori per cui si potrebbe anche voler cambiare idea nel frattempo, dovuti all'ansia da prestazione, o magari semplicemente perché non sentiamo di volere un rapporto sessuale, o ancora perché non ci si vuole lasciare andare. In tutti questi casi, il consenso sessuale non può passare in secondo piano.

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