Una sentenza storica: sarà illegittimo l’automatismo del cognome paterno ai figli

La sentenza della Corte Costituzionale di mercoledì 27 aprile 2022 dichiara illegittima la norma che stabilisce l'attribuzione automatica del cognome paterno ai figli e stabilisce che siano i genitori a scegliere quali e quanti cognomi dare. Una svolta semplicemente storica

Le norme che attribuiscono in modo automatico il cognome paterno ai figli sono illegittime. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con una sentenza destinata a fare la storia, che arriva in un periodo in cui si discute proprio della possibilità di dare libera scelta ai genitori su quale cognome attribuire ai figli, se quello paterno, quello materno o entrambi. E che restituisce alle donne, dopo 40 anni, un diritto di fatto negato dall’articolo 262 del Codice civile, che stabilisce che, per i figli nati fuori dal matrimonio, “il figlio assume il cognome del genitore che per primo lo ha riconosciuto. Se il riconoscimento è stato effettuato contemporaneamente da entrambi i genitori, il figlio assume il cognome del padre”.

Il caso sollevato da una coppia lucana

Il caso è stato sollevato da una coppia lucana in relazione ai tre figli: i due più grandi hanno il cognome della madre, e il più piccolo è invece stato registrato automaticamente con il cognome del padre perché nato dopo il matrimonio tra i due genitori.

Madre e padre avrebbero invece voluto registrare con il cognome della madre anche il terzo figlio, ma gli uffici comunali si sono opposti, fedeli al già citato articolo 262 e anche a quella che è di fatto una prassi, visto che il Codice Civile parla in realtà di figli nati fuori dal matrimonio

La coppia si è quindi rivolta al tribunale, che ha però dato ragione al Comune. A quel punto i due genitori avrebbero potuto rassegnarsi, ma la decisione è stata quella di rivolgersi alla Corte d’Appello di Potenza, che ha sottoposto la vicenda alla Consulta dichiarando "rilevante e non manifestamente infondata" la questione di legittimità costituzionale delle norme in materia. La questione è dunque approdata davanti alla Consulta, chiamata a valutare norme arcaiche e ormai superate, oltre che discriminatorie, a detta degli stessi Ermellini.

Nella sentenza infatti i giudici della Corte Costituzionale, presieduta da Giuliano Amato (che già nel 2021  aveva definito in un’ordinanza l’attuale disciplina una "fonte di squilibrio" e "disparità tra i genitori”)hanno preso in esame due norme: quella che non consente ai genitori, anche se di comune accordo, di attribuire ai figli il solo cognome della madre, e quella che impone in modo automatico il solo cognome del padre in caso di disaccordo fra i genitori. La Corte ha definito quest’ultima "discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio", e ha stabilito che

la regola diventerà che "il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dei medesimi concordato, salvo che essi decidano di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due"

La scelta insomma è dei genitori, che devono mettersi d’accordo tra loro per stabilire se il figlio o la figlia avrà un solo cognome (e se sì, quale) o il doppio, e in questo caso in che ordine. In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, sottolinea ancora la Consulta, "resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico”. 

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In attesa del deposito della sentenza, la Corte Costituzionale ha fatto sapere che le norme censurate sono state dichiarate illegittime per contrasto con gli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest'ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Secondo la Corte, nel solco del principio di eguaglianza e nell'interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce "elemento fondamentale dell'identità personale".

Cade insomma un tabù, una convenzione che nel corso dei decenni si è radicata diventando una regola (anche se di fatto il Codice Civile parla solo dei figli nati fuori dal matrimonio), grazia a una decisione che rende illegittime a livello costituzionale tutte le norme che prevedono l'automatica attribuzione del cognome del padre per i figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio o adottati. La palla adesso passa al legislatore, che dovrà dare gli strumenti - vedi: le leggi - necessari a rendere questa decisione una prassi.

La legge sul doppio cognome in discussione al Senato

La decisione della Corte Costituzionale è quantomai attuale e crea un precedente importantissimo. Lo scorso 15 febbraio infatti in Commissione Giustizia, al Senato, è iniziata la discussione su sei proposte di legge presentate proprio per consentire ai genitori di attribuire anche il cognome della madre a figli e figlie, superando l’automatismo del cognome paterno. Le firme sono di esponenti di Liberi e Uguali, PD, M5S, Forza Italia-Udc, Per le autonomie, e altre tre proposte sono state depositate alla Camera. Nel novembre 2021 la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha dato incarico alla senatrice del Pd Valeria Fedeli di coordinare il tavolo di lavoro sulla riforma.

L’obiettivo è dare pari dignità e diritti sia nel rapporto di coppia sia ai figli, consentendo che il cognome venga attribuito non in automatico, appunto, ma previo accordo e sulla base della volontà dei genitori

Che in caso di approvazione potranno quindi scegliere se assegnare il cognome della madre, del padre o entrambi, e anche in quale ordine. Al vaglio anche la possibilità che, in caso di mancato accordo tra i genitori, al figlio o alla figlia vengano assegnati entrambi i cognomi rispettando l’ordine alfabetico.

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