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La maternità è davvero un costo così alto per le aziende?

06-05-2022
Micaela Longo
32.340 lavoratrici madri di figli da 0 a 3 anni continuano a presentare le dimissioni per cause legate a difficoltà nel conciliare il lavoro con la cura della prole. Le aziende non sembrano ancora venire incontro alle loro esigenze. Perchè? É una questione di aumento dei costi del lavoro? Le stime IPSOA (Istituto Per lo Studio dell'Organizzazione Aziendale) tratteggiano uno scenario di tutt’altro tipo

Su 42.000 dimissioni consensuali di genitori con figli da 0 a 3 anni, il 77% del totale è riferito alle donne. Per 3 di loro su 4, la causa è la difficoltà a conciliare il lavoro con la cura della prole: è quanto riportato dall’ultima Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri a cura dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro. 

Ma perché le aziende non vanno ancora incontro alle necessità delle lavoratrici madri? È una questione di aumento dei costi del lavoro? Quanto pesa la maternità su un’impresa?

Cos’è il congedo di maternità obbligatorio e quanto dura

L'Istituto Nazionale Previdenza Sociale definisce il congedo di maternità come il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici dipendenti durante la gravidanza e il puerperio, il periodo di tempo che inizia subito dopo il parto e termina con il ritorno dell’apparato genitale alle condizioni anatomo-funzionali pregravidiche (solitamente la sua durata è di sei settimane).

Il Testo Unico sulla maternità e paternità, documento che regolamenta le pratiche a loro connesse, indica che il congedo di maternità inizia due mesi prima la data presunta del parto (salvo flessibilità o opzione di fruizione dei cinque mesi dopo il parto)

La lavoratrice può scegliere di posticipare l'inizio del congedo di maternità, può cioè astenersi dal lavoro un mese prima della data presunta del parto e aggiungere questo mese al periodo successivo al parto, portando da tre a quattro mesi l'astensione dal lavoro successiva al parto. Per usufruire di questa possibilità è necessario che il medico specialista del Servizio Sanitario nazionale o con esso convenzionato e, dove presente, il medico del lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. La lavoratrice con tale documentazione dovrà fare apposita richiesta all'INPS (se lavoratrice dipendente o iscritta alla gestione separata o autonoma iscritta alla gestione autonoma INPS) o alla Cassa di previdenza e assistenza di appartenenza (se libera professionista) entro la fine del settimo mese.

Indennità per congedo di maternità: quali i costi per le aziende?

La lavoratrice in congedo di maternità ha il diritto di percepire un'indennità pari all'80% della retribuzione media globale giornaliera” valutata sulla base dell'ultimo periodo di paga precedente l'inizio del congedo di maternità, quindi, solitamente, l'ultimo mese di lavoro precedente il mese di inizio del congedo.

Nella maggior parte dei casi, l'indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro nel libro unico del lavoro (LUL), carta che disciplina lo stato dei rapporti di lavoro

IPSOA riporta che la quasi totalità dei contratti collettivi prevede che il datore di lavoro debba «integrare l’indennità con erogazione della retribuzione e versamento della relativa contribuzione fino al 100% degli emolumenti ordinariamente spettanti alla lavoratrice». 

Ma come avviene la ripartizione dei costi tra INPS e datore di lavoro? Come spiega IPSOA «l’INPS eroga l’80% della retribuzione. Successivamente, il datore di lavoro eroga la differenza risultante tra l’indennità INPS lordizzata e la retribuzione normale che sarebbe spettata alla lavoratrice non in congedo».

Il costo del lavoro che rimane a carico dell’azienda, quindi, è pari all’1,4%.

Perchè? Sempre IPSOA spiega attraverso un esempio che tiene conto di una retribuzione mensile globale pari a 2.100 euro. Il costo dell’indennità di maternità obbligatoria a carico INPS  è pari alla retribuzione media giornaliera (75,83) x gg mese, e cioè: 75,83 x 80% = 60,66;  60,66 x 31 = 1.880,4. Il costo dell’indennità di maternità obbligatoria a carico datore di lavoro, invece, si calcola sottraendo  indennità a carico INPS lordizzata (in quanto non soggetta alle ritenute previdenziali a carico del lavoratore) alla retribuzione lorda normale: 2.100 – (1.880,46 x 1,1012) = 2.070,16 (indennità INPS lordizzata); 2.100 – 2.070,76 = 29,24. Quest’ultima cifra costituisce l’importo dell’integrazione a carico del datore di lavoro.

L’incidenza del congedo di maternità sul costo del lavoro aziendale è quasi nulla in quanto il datore, in quel periodo, non si fa carico dei contributi obbligatori previdenziali e assistenziali

È bene ricordare anche che il contratto in sostituzione della lavoratrice assente non è soggetto al contributo aggiuntivo INPS del 1,4% dovuto sui contratti a termine né al contributo ulteriore dello 0,5% dovuto su ciascun rinnovo.

Le lavoratrici possono presentare la domanda di congedo di maternità online sul sito di INPS attraverso il servizio dedicato. La richiesta va inoltrata prima dei due mesi che precedono la data presunta del parto e comunque mai oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile.

Per le aziende italiane le madri lavoratrici non possono essere considerate un costo. Perché, allora, continuano ad essere considerate un problema?

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