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Violenza sulle donne, arriva il reddito di libertà: che cos’è e come chiederlo

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Con una circolare pubblicata sul sito dell'Inps l'8 novembre sono state rese note le modalità di accesso al nuovo contributo: 400 euro mensili per le donne che si sono rivolte a un centro anti violenza per uscire dall'incubo

Sono state pubblicate sul sito dell’Inps le istruzioni per presentare domanda per il reddito di libertà, lo strumento voluto dal governo Conte per supportare le donne vittime di violenza. Si tratta di un contributo da 400 euro mensili che viene riconosciuto per un anno massimo, e che è stato introdotto “con l’intenzione di favorire percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di difficoltà economica”, come ha spiegato la senatrice M5S Danila De Lucia, componente della commissione d’inchiesta sul Femminicidio.

Il fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza è finanziato con 3 milioni di euro, una cifra stanziata sulla base dei dati Istat al primo gennaio 2020 riferiti alla popolazione femminile residente in Italia con età compresa tra i 18 e 67 anni, e possono usufruirne donne che dimostrino di ritrovarsi in una situazione di difficoltà economica e sociale. L’assegno da 400 euro mensili è finalizzato a sostenere in primis le spese per raggiungere l’autonomia abitativa e l’autonomia personale, ma anche per assicurare il percorso scolastico e formativo dei figli e delle figlie minori. Va ricordato che non è incompatibile con altri strumenti di sostegno al reddito come il Reddito di cittadinanza o altri sussidi economici, e che può dunque essere chiesto in aggiunta.

Chi può chiedere il di reddito di libertà

Le modalità di richiesta e i requisiti del reddito di libertà sono stati esplicitati in una circolare pubblicata l’8 novembre sul sito dell’Inps, e ricalcano quanto stabilito con il Decreto Rilancio del 17 dicembre 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 luglio del 2021.

Il contributo è destinato alle donne vittime di violenza, senza figli o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali nei percorsi di uscita dalla violenza. Possono chiederlo le donne residenti nel territorio italiano che siano cittadine italiane o comunitarie oppure, in caso di cittadine di Stato extracomunitario, in possesso di regolare permesso di soggiorno, le rifugiate politiche o le donne che hanno lo status di protezione sussidiaria. 

Per essere ammesse al beneficio, le donne che lo richiedono dovranno presentare l’attestazione della condizione di bisogno ordinario o la condizione di bisogno straordinaria e urgente rilasciata dal servizio sociale professionale di riferimento territoriale, e la dichiarazione che attesta il percorso di emancipazione e autonomia intrapreso dalla donna, rilasciata dal legale rappresentante del centro antiviolenza.

“Non sarà presa in considerazione, ai fini dell’inoltro, l’istanza non conforme allo schema di modello allegato alla presente circolare ovvero incompleta”, specifica la circolare, ricordando che gli operatori comunali potranno richiedere di vedere il documento di identità o il permesso di soggiorno. La circolare precisa anche che in ogni caso l’Inps potrà procedere alla revoca del contributo erogato SE necessario.

Come presentare domanda

L’Inps ha predisposto una specifica piattaforma di collegamento con i Comuni italiani che consente di inoltrare le domande. Le donne interessate possono presentare la domanda direttamente (o attraverso un rappresentante legale o un delegato) al Comune in cui risiedono. Una volta compilato e consegnato l’apposito modulo, è l’operatore comunale che deve inserirlo in piattaforma utilizzando un servizio già sfruttato dai Comuni per la trasmissione delle domande di assegno al nucleo familiare e maternità, che ha ora una sezione ad hoc dedicata all’acquisizione delle domande per il reddito di libertà.

Per fare domanda è necessario essere in possesso dello Spid, di una Carta di identità elettronica 3.0 (CIE) o di una Carta Nazionale dei Servizi (CNS). Se la domanda viene accettata sarà l’Inps a comunicarlo alla richiedente in modo diretto con apposito messaggio. I 400 euro mensili verranno versati mensilmente su conto corrente bancario, postale o su carta prepagata di cui si sono indicati gli estremi nella richiesta. 

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