Nasce “Unite”, l’azione letteraria collettiva per denunciare e nominare la violenza di genere

Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, nella libreria Tuba di Roma ha avuto luogo una lettura pubblica e collettiva del testo scritto dalla scrittrice messicana Cristina Rivera Garza “L’invincibile estate di Liliana” (SUR, 2023), dedicato al femminicidio della sorella Liliana avvenuto più di 30 anni fa a Città del Messico. In seguito all’incontro si è costituito un gruppo di scrittrici che nel 2024 condurrà un’azione letteraria per tenere alta l’attenzione sulla questione e rappresentare con parole esatte tutte le declinazioni della violenza di genere. Ecco cosa prevede

Ridare parole alle donne, anche e soprattutto nella narrazione giornalistica della violenza di genere in cui ancora troppo spesso il carnefice viene invisibilizzato o assolto: con questo obiettivo, oltre sessanta scrittrici e giornaliste italiane racconteranno, in un’azione comune, la violenza di genere e la cultura di disuguaglianza e sopraffazione che ne è la matrice.

"Unite", cosa prevede l’azione di scrittura collettiva

Raccontare e denunciare la violenza di genere attraverso racconti e articoli inediti da pubblicare su diverse testate giornalistiche fino al 3 marzo: è questo il cuore dell’iniziativa di scrittura comune nata durante la lettura pubblica di “L’invincibile estate di Liliana” presso la libreria Tuba.

Per due mesi le scrittrici italiane occuperanno i giornali per parlare di violenza degli uomini contro le donne. Il 4 marzo 2024 al Teatro Manzoni di Roma si terrà una serata di lettura degli articoli in sostegno dell’azione letteraria e ulteriori eventi si stanno concretizzando in altre città d’Italia.

Un’esigenza, quella di raccontare la violenza subìta a partire dalle voci delle donne, resa impellente dai dati: in Italia nel 2023 le donne uccise dai loro compagni, ex partner, familiari sono state 118. Ma i femminicidi sono solo la punta dell’iceberg di un sistema di sopraffazione e violenza che ancora riguarda in maniera diffusa le donne italiane.

Secondo i dati dell’Istat, una donna su tre ha subito violenza nel corso della sua vita: molestie, stupri, violenze psicologiche. Ciò nonostante, ogni volta che un episodio di violenza occupa le prime pagine dei giornali, si parla di “amore”, “gelosia”, “raptus”, “onore”.

Spesso le donne che sono vittime della violenza sono colpevolizzate e rivittimizzate attraverso un linguaggio inadeguato, nonostante le battaglie femministe che da 150 anni provano a ridare parola e voce alle donne: per questo, un’azione trasversale come quella di “Unite” è urgente oltre che necessaria.

Come prendere parte all’azione letteraria lanciata da “Unite”

Attraverso i canali social dell’azione letteraria (Facebook e Instagram) è stato diffuso il vademecum per partecipare alla campagna:

  • Scrivere un articolo libero contro la violenza di genere
  • Trovare una testata, un sito, un blog, una rivista disposto a pubblicarlo entro fine febbraio 2024
  • Inserire nell’articolo o in un box a corredo la seguente frase “Questo articolo è parte di una campagna a cui hanno aderito scrittrici e giornaliste italiane per denunciare la violenza di genere e nominarla”
  • Gli hashtag proposti sono #unite #rompiamoilsilenzio
  • Comunicare alla pagina di Unite su Facebook o su Instagram la pubblicazione e taggarla

Azioni precise che, come spiega la giornalista Annalisa Camilli – ideatrice dell’iniziativa insieme alla scrittrice Giulia Caminito – «servono anche a mostrare quali sono le parole esatte e appropriate perché le parole ci sono, ci sono 150 anni di cultura femminista di parole scritte, di voci, di racconti su che cos’è la violenza […], hanno bisogno solo di spazio».

Ad aver già aderito all’iniziativa ci sono diverse scrittrici tra cui Teresa Ciabatti, Loredana Lipperini, Antonella Lattanzi e Daria Bignardi che, il 3 gennaio, ha inaugurato il “Me Too letterario” su Vanity Fair:

«Sono tante le scrittrici, le giornaliste, le critiche che da Virginia Woolf in poi scrivono di femminismo – dice Bignardi - e il primo istinto di chi con le parole ci lavora è stato ritrovare le loro parole, e subito dopo di cercare le proprie». Denunciare la violenza di genere e nominarla: così le donne si riappropriano delle loro voci, affidandosi alle parole di chi le ha preceduta e (ri)partendo da sé. 

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