Teatro, in Italia è un’esclusiva maschile: nessuna donna nelle nuove commissioni

Teatro, spettacolo e cultura ancora nelle mani (solo) degli uomini: lo scorso 12 gennaio, sul sito del Ministero della Cultura, sono stati pubblicati i nominativi delle quattro commissioni di esperti che dovranno contribuire alla gestione del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo. La declinazione al maschile, “esperti”, non è un refuso: nella commissione per il teatro non c’è nemmeno una donna

I quattro ambiti di competenza delle quattro commissioni di cui sono stati noti gli “esperti” sono teatro, musica, danza, “circhi e spettacolo viaggiante”: ciascuno dei membri facente parte delle commissioni ha il compito di offrire la propria valutazione rispetto “aspetti qualitativi dei progetti e delle iniziative afferenti alle richieste di contributo nei settori di rispettiva competenza”. Un aspetto strategico e di grande importanza perché direttamente collegato alla gestione del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, utilizzato dal governo italiano per regolare l'intervento pubblico nei settori del mondo dello spettacolo.

Teatro, nessuna donna in commissione

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Come emerge dalle nomine, nella commissione per il teatro non c’è nemmeno una donna. In barba alle quote di genere e alla convinzione diffusa che possano essere invce una discriminazione per gli uomini.

La procedura per le nomine avviene attraverso un bando per titoli: così gli esperti vengono scelti tra i più “qualificati nelle materie di competenza di ciascuna delle Commissioni o tra docenti universitari o critici delle medesime materie”, in seguito alla candidatura spontanea inviata al ministero. 193 le candidature arrivate quest’anno, di cui 65 per il Teatro: non è noto quante di queste provenissero da donne.

Per ogni commissione, una quota specifica di nomine giunge direttamente dal Ministero, le altre sono competenza della Conferenza unificata di cui fanno parte Regioni, Province e Comuni: nessuna nomina nel teatro ha visto il coinvolgimento di un’esperta. Le donne non lo sono abbastanza o lavora uno stereotipo di genere alla base della selezione?

Anche U.n.i.t.a - associazione di attrici e attori che tutela la dignità professionale dei propri associati – evidenzia «con preoccupazione, l'enorme disparità sulla rappresentanza di genere delle nuove commissioni ministeriali per lo spettacolo dove l'unica commissione che si avvicina ad una parità di genere è quella per la danza, evidentemente ritenuta argomento più "femminile" del teatro dove, invece, non c'è nemmeno una singola rappresentante donna. Ricordiamo che le Commissioni hanno la funzione consultiva in ordine alla valutazione degli aspetti qualitativi dei progetti e delle iniziative afferenti alle richieste di contributo nei settori di rispettiva competenza».

La diversità, ai vertici come in squadra, fa bene non solo alle aziende, ma anche e soprattutto alla cultura e al teatro: invece, l’accesso storicamente sbarrato alle donne continua a rappresentare un ostacolo che – oltre che in mancate nomine – si riflette spesso nella tendenza delle donne ad “autoescludersi”.

Qual è la presenza delle donne nei teatri italiani? La mappatura di “Amleta”

Le discriminazioni di genere che relegano le donne a ruoli marginali a teatro influenzano la loro scarsa presenza: registe 21,6 per cento, drammaturghe 20,7 per cento, attrici 37,5 per cento, curatrici di adattamenti 31,8 per cento.

Lo rivela la mappatura realizzata da Amleta, associazione fondata da 28 attrici per raccogliere dati e contrastare le discriminazioni di genere nel mondo dello spettacolo.

«Il paradosso è che in platea il pubblico è formato soprattutto da donne, che pagano biglietti e abbonamenti per sentirsi raccontare storie scelte, scritte e dirette da uomini» spiegano da Amleta.

La mappatura rivela anche la sconcertante assenza di donne nei ruoli di direzione: su 25 teatri, solo 6 sono diretti da donne

Oltre alla mappatura, il collettivo lavora ad altre nuove ricerche: è stato elaborato il test sulle drammaturgie, per valutare quanto spazio è dato alle figure femminili e come sono rappresentate, ed è stato stilato un questionario sulle difficoltà della genitorialità nel mondo dello spettacolo. Ma non solo: con la campagna “Apriamo le stanze di Barbablù”, Almeta ha scoperchiato il vaso di Pandora delle violenze di genere nel mondo del teatro.

Oggi “Osservatoria” è la parte del progetto Amleta dedicata al contrasto della violenza di genere nel mondo dello spettacolo perché “la violenza e gli abusi nel mondo dello spettacolo sono subdoli e per la quasi totalità sommersi. Amleta si impegna a renderli visibili e creare sinergie con altri soggetti in grado di offrire un netto contrasto sul piano fattuale e nuovi strumenti sul piano culturale. Per questo, si avvale della collaborazione delle avvocate e esperte di violenza di genere dell’associazione Differenza Donna per i casi che richiedono un intervento sul piano penale o civile”.

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