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Cosa significa transgender e chi sono le persone transgender: la guida

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Scopriamo tutte le informazioni da conoscere sul movimento transgender e su cosa significa essere una persona transgender

Quando parliamo di persone trans o transgender, spesso lo facciamo per parlare di discriminazioni. Queste sono sicuramente una parte importante della narrazione, su cui i riflettori vanno lasciati sempre accesi, ma tantissime volte si tende a ridurre la categoria solo a questo. Vi siete mai chiesti cosa c'è davvero dietro la T di LGBTQIA+?

Il primo e fondamentale passo per abbattere ogni discriminazione è normalizzare un argomento all'interno della narrazione di quella che è la nostra società. Chi è transgender è prima di tutto una persona, e uno dei modi migliori per essere inclusivi è informarsi il più possibile e aumentare la nostra consapevolezza su certe tematiche.

Iniziamo col dire che essere transgender è qualcosa di assolutamente normale. Fatta questa premessa andiamo a scoprire tutto quello che c'è da sapere.

Cosa significa "transgender": la definizione

Per dare subito una definizione corretta e completa chiediamo aiuto a una fonte autorevole. Ecco cosa dice la voce "transgender del dizionario Treccani:

Chi si identifica in modo transitorio o persistente con un genere diverso da quello assegnato alla nascita

Per comprendere appieno questa definizione dobbiamo chiarire alcuni termini importanti, e uno di questi è "genere" o "gender" che dir si voglia. Sesso assegnato alla nascita e identità di genere non sono la stessa cosa, e oltretutto non sono per forza binari (maschio/femmina) come siamo abituati a credere.

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Cosa è l'identità di genere

Ognuno di noi nasce con una serie di attributi sessuali che identificano il nostro sesso assegnato alla nascita: maschio o femmina. L'identità di genere però non corrisponde per forza al sesso con cui si è nati, ma si riferisce a come ogni persona si sente e definisce se stessa. Ognuno di noi può identificarsi in un maschio, in una femmina, o in entrambi (identità non binaria). Ricordiamo che tutte le identità di genere sono normali, anche se statisticamente la maggior parte della popolazione si definisce maschio o femmina.

Ma cosa c'entra l'essere transgender con l'identità di genere? Semplice: le persone transgender hanno un'identità di genere diversa dal sesso con cui sono nate.

E l'orientamento sessuale?

Le persone transgender possono avere qualsiasi orientamento sessuale, possono cioè essere attratte sessualmente da persone dello stesso genere, del genere opposto, da entrambi e via dicendo. Ricordiamo infatti che anche lo spettro dell'orientamento sessuale è estremamente vario e multiforme, e questa varietà rientra perfettamente nei canoni della normalità.

Differenza tra transgender e transessuale, e cosa è la transizione

La parola "transessuale" è ormai un termine in disuso, a cui viene preferita la parola "transgender", termine ombrello che comprende diverse realtà.

Alcuni transgneder hanno intrapreso la "transizione" (ma attenzione: non averla fatta non significa essere meno transgender degli altri!), che è quel processo composto da azioni che portano ad avere caratteristiche più aderenti all'identità sessuale e al ruolo di genere in cui ci si identifica, che culmina con il riconoscimento legale dell'identità di genere desiderata.

Volendo dare una definizione più completa di transizione, dobbiamo dire che si tratta di un processo molto articolato, e che non può essere ridotta alle modifiche che vengono fatte al corpo. Tendenzialmente la transizione comprende tutta una serie di ulteriori meccanisimi come il coming out, il percorso di riassegnazione sessuale, gli interventi sul fisico e la eventuale transizione medica, e infine un percorso legale per ottenere il cambio anagrafico del sesso.

Qui è importante precisare che questi sono gli step più frequenti, ma non sono uguali per tutti, ogni persona transgender ha un'esperienza a sé, e potrebbe desiderare solo alcuni di questi step. Alcune persone ad esempio non desiderano una transizione medica, mentre altre sentono di averne bisogno.

La transizione medica consiste generalmente in una serie di operazioni chirurgiche che modificano il corpo, e nell'assunzione di ormoni.

Cosa è il deadname

Alla nascita tutti veniamo registrati all'anagrafe con un nome che si accorda al sesso assegnato alla nascita. Chi decide di intraprendere la transizione decide anche di abbandonare quel nome e adottarne un altro, che sia aderente alla sua attuale identità di genere. Il nome assegnato alla nascita, che non verà più utilizzato, è definito appunto "dead name".

La pratica di continuare a utilizzare il nome precedente per interagire con una persona transessuale viene definita di conseguenza "deadnaming", ed è senza mezzi termini, un gesto di bullismo vero e proprio verso chi quel nome ha deciso di abbandonarlo.

Il deadnaming è anche un problema burocratico: arrivare al cambio dei dati all'anagrafe infatti è un processo che richiede tempo. Finché non si arriva allo step finale le persone transessuali sono costrette a subire deadnaming ogni volta che si trovano a interagire con le istituzioni e a utilizzare i documenti di identità.

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Il movimento transgender: un po' di storia

La consapevolezza transgender, e la relativa comunità transgender hanno cominciato a svilupparsi nella seconda metà del '900, anche se sin dalla storia antica in varie culture e civiltà era riconosciuta l'esistenza di persone con ruoli di genere non binari, che sfruttando le categorie odierne potremmo definire transgender.

In epoca recente la parola "transgender" viene coniata nel 1965 dallo psichiatra John F. Oliven, e nel giro di pochi anni comincia a diffondersi perché viene utilizzata per autodefinirsi da persone transessuali e crossdresser. Il termine transgender è direttamente correlato all'attivismo di queste persone che lottano per essere riconosciute, tanto che molte di queste persone presero parte ai famosi moti di Stonewall del 1969, pietra miliare della lotta per i diritti LGBT.

la comunità transgender vera e propria si sviluppa propriamente a partire dagli anni '80. Solo negli anni '90, e di preciso nel 1992, si sancisce che il termine "transgender" è una parola ombrello che serve a indicare tutte le persone che hanno un'identità di genere che si discosta dal loro sesso assegnato alla nascita - e questo accade grazie all'International Conference on Transgender Law and Employement Policy.

Il movimento Transgender in Italia

E in Italia? Il movimento transgender comincia a trovare voce negli anni '70, la prima simbolica manifestazione avviene a Milano nel 1979. Fino a quel momento per lo Stato le persone transgender letteralmente non esistono. Le manifestazioni portano finalmente l'attenzione pubblica sulla questione, grazie anche alla mobilitazoine del Partito Radicale e del Movimento di Identità Transessuale.

In Italia una legge che si occupi finalmente delle persone trasngender arriva nel 1982 e tenta di regolamentare il processo di transizione delle persone trans. Questa legge prevede un lungo processo prima di arrivare alla modifica dei dati anagrafici. Per prima cosa bisogna certificare la propria disforia di genere (la discrepanza tra sesso assegnato alla nascita e identità sessuale), quindi si procede con la Terapia ormonale sostitutiva e con le operazioni chirurgiche che modifichino gli organi sessuali, e solo alla fine si può giungere alla modifica dei dati anagrafici.

Questa legge ha 40 anni ed è ancora oggi in vigore, e come è evidente ha i suoi limiti perché non tiene minimamente in considerazione le persone non binarie o che non vogliono sottoporsi a modifiche chirurgiche del proprio corpo. Nel 2015 due sentenze della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale si sono espresse in modo favorevole alla possibilità di modificare i dati all'anagrafe anche in assenza di interventi chirurgici.

Molte restano le questioni aperte: le persone transgender sono vittime di numerose discriminazioni, hanno una scarsa visibilità nella narrazione comune, e numerosissimi sono i disagi che incontrano nel loro percorso di transizione. La strada da fare è ancora molto lunga.

Le ricorrenze importanti e la bandiera transgender

Anche per questo il 31 marzo ricorre la Giornata Internazionale della visibilità Transgender, istituita per sensibilizzare per sensibilizzare contro le discriminazioni subite dalle persone transgender.

Il 20 novembre invece ricorre la Giornata della Memoria transgender, che serve a commemorare tutte le vittime dell'odio e della violenza contro le persone transgender.

Come accaduto per le altre istanze del movimento LGBTQIA+, anche per il movimento transgender è stata istituita come simbolo una bandiera, che è stata pensata nel 1999 da Monica Helms. La bandiera transgender è composta da due strisce orizzontali azzurre (a simboleggiare il maschile) due strisce rosa (a simboleggiare il femminile) e una striscia bianca centrale per simboleggiare chi sta compiendo la transizione e chi si definisce non binario.

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