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Come funziona la terapia di gruppo?

persone che parlano
10-02-2022
La terapia di gruppo: scopriamo come funziona il percorso psicoterapeutico, quali sono i vantaggi e soprattutto perché l'unione fa la forza

Quando il traguardo da raggiungere è il benessere mentale, intraprendere un percorso psicologico è l'unica strada da seguire. E tra le tante opzioni che abbiamo ha disposizione, la terapia di gruppo è sicuramente un'alternativa da considerare.

Scopriamo come funziona e cosa comporta scoprire sé stessi anche attraverso le esperienze degli altri. Scopriamo l'importanza di condividere ansie e paure con chi vive ogni giorno i nostri stessi sentimenti. E perché spesso quattro occhi sono meglio di due.

Cos'è la terapia di gruppo

La terapia di gruppo è una forma di psicoterapia che si focalizza sulle interazioni tra i partecipanti, e in cui l'intervento clinico viene effettuato in un setting gruppale. Lo psicoterapeuta sceglie i partecipanti, guida gli incontri e gestisce la cornice entro la quale il quadro prende, di volta in volta, forma.

Non ci sono calendari degli argomenti, tempi da stabilire o ruoli da rispettare. Ogni membro partecipa alla seduta in relazione alle proprie esperienze, alle situazioni o fasi della vita che vive, e a quello che si sente di condividere.

Non si tratta infatti di una psicoterapia individuale allargata, ma di un percorso a sé stante caratterizzato da dinamiche specifiche, in cui il gruppo prende vita, si trasforma. E dà modo a chi ne fa parte di crescere insieme a lui.

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Come funziona il percorso di terapia

Le terapie di gruppo non sono tutte uguali: variano in base ai bisogni dei soggetti e agli orientamenti teorici adottati dallo psicoterapeuta che le conduce.

In linea di massima il principio guida di questi percorsi è quello di configurare il gruppo come un microcosmo, all'interno del quale il feedback di ogni membro assume la sua valenza e la figura del terapeuta "orienta il traffico" di emozioni che si crea.

Gli approcci di riferimento sono molteplici, ma se ne distinguono in particolare quattro:

  • modello analitico;
  • modello dinamico;
  • approccio cognitivo-comportamentale;
  • Gestalt

Il modello analitico cerca di far emergere i vissuti inconsci dei partecipanti, sfruttando la forza del gruppo e la capacità di ognuno di mettere a fuoco determinate situazioni. Il modello dinamico parte invece dai vissuti individuali per focalizzarsi su alcune tematiche particolari (orientamento focalizzato) piuttosto che su macro aree argomentative (gruppoanalisi).

Nell'approccio cognitivo-comportamentale il gruppo si configura come un laboratorio in cui sperimentare e costruire nuove (e più positive) abitudini comportamentali. Secondo la psicologia della Gestalt le dinamiche del gruppo diventano invece il punto a partire dal quale riesaminare il proprio comportamento individuale in contesti più ampi e meno protetti.

Le tecniche utilizzate variano in base alle esigenze dei partecipanti, e possono essere verbali, espressive e o psicodrammatiche: ognuna ha i suoi vantaggi e ognuno deve scegliere quella più adatta alla propria personalità.

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Terapia di gruppo e terapia individuale

Setting individuale e setting gruppale presentano ognuno caratteristiche specifiche e, nella maggior parte dei casi, segnano tappe diverse del percorso terapeutico.

La terapia di gruppo, rispetto a quella individuale, pone sicuramente un accento più marcato sul ruolo concreto delle relazioni. Nonostante infatti il rapporto terapeuta-paziente si sviluppi in entrambi i casi, il setting gruppale favorisce concretamente lo sviluppo di comportamenti interpersonali.

Nel gruppo non si parla e basta. Nel gruppo si è portati a fare, e a fidarsi. A sviluppare legami identificativi in cui sperimentare nuovi modi di essere e di approcciarsi ai problemi.

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Legami che curano i disagi e trasformano le abitudini in esperienze che insegnano. Ad essere diversi e ad entrare in mondi prima sconosciuti, in cui punti di vista diversi sulle cose non solo sono possibili, ma diventano reali.

Perché spesso sono proprio l'isolamento sociale e l'alienazione a rappresentare parte del problema. Troppe volte si sottovaluta l'importanza di un confronto guidato e costruttivo, promotore di una cultura che non respinge, ma include.

E crea quel senso di appartenenza che, nei momenti più difficili, riesce non solo a non farti sentire solo, ma addirittura compreso.

L'importanza di condividere

Posto che non esistono rimedi preconfezionati, ogni problema ha più soluzioni e più strumenti per ricercarle. E ogni individuo risponde a determinate cure in relazione al suo modo, personalissimo, di essere.

La potenza di una terapia di gruppo, sapientemente portata avanti, è però formidabile. Come, dal lato opposto, può rivelarsi addirittura nocivo un percorso di gruppo non correttamente presieduto.

Nonostante infatti sia nelle terapie individuali che in quelle con più partecipanti sia indispensabile la presenza di un professionista, guardare negli occhi una persona che condivide la tua stessa sofferenza ha in sé qualcosa di catartico.

Sentire le tue stesse paure uscire da una bocca diversa dalla tua ha la potenzialità di relativizzarle. O quanto meno, di viverle come uno spettatore che, non essendo coinvolto in prima persona, mantiene la lucidità necessaria per non farsi travolgere.

Ascoltare, condividere, vivere le proprie difficoltà attraverso i racconti degli altri significa "empatizzare" con loro a tal punto da provare qualcosa che già di per sé si rivela più forte del problema, e diventa soluzione. Perché se a volte due occhi che vedono non bastano, vedere i propri in quelli di qualcun altro è più che sufficiente.

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