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Perché piangere non è un sintomo di debolezza

ragazza che piange
11-01-2022
Nonostante quello che si può pensare, chi piange è una persona più forte e capace di gestire le proprie emozioni. Ecco perché piangere è un atto positivo

Anche se per molte persone è ancora una sorta di tabù, piangere è un’azione estremamente utile per il benessere emotivo e fisiologico. Naturalmente si parla del pianto degli adulti, perché per i bambini si tratta invece di una forma di comunicazione per indicare una necessità. Un bebè può piangere per indicare malessere, ma anche fame, sonno, troppo caldo o troppo freddo, perché ha bisogno di rassicurazione, etc.
In un certo senso, le lacrime sono una modalità di comunicazione anche negli adulti, poiché esprimono emozioni che vengono così “buttate fuori”.

Lo scrittore José Saramago è riuscito a formulare un concetto importante sul piangere, che non è affatto un sintomo di debolezza ma, al contrario, è una sorta di terapia per il benessere del corpo e della mente. «Abbiamo tutti i nostri momenti di debolezza, per fortuna siamo ancora capaci di piangere, il pianto spesse volte è una salvezza, ci sono circostanze in cui moriremmo se non piangessimo» (dal romanzo Cecità, 1995).

Tutto sulle lacrime

Prima di parlare dei benefici del piangere, può essere interessante fare qualche cenno sul meccanismo della lacrimazione, per comprendere meglio perché davvero fa bene anche al corpo.

Composizione

Le lacrime costituiscono in primo luogo la pellicola o film lacrimale, cioè un sottilissimo strato che riveste sempre la congiuntiva e la cornea, che sono le superfici esterne dell’occhio esposte all’ambiente esterno. A sua volta, la pellicola lacrimale è composta da tre strati successivi, mucoso, acquoso e lipidico, ciascuno con diverse funzioni.

Durante la vita, la produzione delle lacrime è continua, e avviene alla velocità media di 1,2 ml/min, velocità che tende a diminuire con l'avanzare dell'età. La ghiandola lacrimale principale (a sua volta composta da due porzioni, situate nel cranio) produce circa il 95 % della parte acquosa delle lacrime, mentre il rimanente 5% è sintetizzato dalle ghiandole lacrimali accessorie di Krause e Wolfring.

Come si piange

Nella parte alta esterna dell’occhio vengono prodotto le lacrime, che ricoprono il globo oculare formando un sottile film, idratante e protettivo. Poi vengono drenate, andando a raccogliersi nella parte bassa dell’occhio, passando attraverso i punti lacrimali. Ancora, le lacrime si raccolgono nel sacco lacrimale, che poi le manda nel naso, lungo un condotto che si chiama appunto "dotto naso-lacrimale".

Le principali funzioni delle lacrime

La pellicola o film lacrimale svolge funzioni molto importanti per la salute e il benessere degli occhi. Le funzioni principali della pellicola lacrimale sono:

  • Pulizia
  • Difesa
  • Lubrificazione
  • Nutrizione
  • Trasparenza ottica

Tipi di lacrimazione

L’atto del piangere si chiama anche lacrimazione, che può essere di due tipi: meccanica e emotiva.
La lacrimazione meccanica è originata involontariamente dalla produzione (continua) delle ghiandole lacrimali (come descritto qui sopra). Naturalmente, oltre alla lacrimazione meccanica fisiologica, questa può aumentare in seguito a malattie infiammatorie degli occhi o altre condizioni che li coinvolgono. Per esempio, si può piangere per l’esposizione a sostanze irritanti, vento forte, clima rigido, per la presenza di corpi estranei nell’occhio, allergie, influenza, raffreddore o patologie varie che interessano gli occhi.

Perché la lacrimazione emotiva è positiva

La cosiddetta lacrimazione positiva, cioè l’atto di piangere come reazione alle emozioni, non dovrebbe essere considerato un segno di debolezza. Al contrario, è un meccanismo di controllo emotivo. Attraverso il pianto, infatti, il corpo e la mente possono sfogarsi e abbassare il rischio di un sovraccarico che potrebbe portare all'esaurimento e altre malattie. Già nell’antichità (Ippocrate) e nella medicina medievale, il piangere era percepito come una purificazione del cervello dagli eccessi umorali.

Il pianto è un antistress

Secondo alcuni scienziati, come il biochimico William H. Frey II (dell’Università del Minnesota), l'atto di piangere è un processo utile per sfogare lo stress, quando il suo livello è troppo alto. Insieme alle lacrime, infatti, viene eliminato anche l’ormone adrenocorticotropo o ACTH (cioè, l'ormone dello stress). Piangere, insomma, è decisamente un meccanismo antistress.

Recenti studi psicologici hanno stabilito che il pianto stimola il rilascio di endorfine dal nostro cervello, i cosiddetti ormoni "buoni", che hanno anche la funzione di antidolorifico naturale.

Chi piange è più forte

Contrariamente a quanto si pensa (cioè che piangere è un sintomo di debolezza), piangere rappresenta invece un atto di coraggio o, quantomeno, denota molto più equilibrio emotivo. Chi piange per sfogare la rabbia, la tristezza, perfino la stanchezza (anche da adulti) e qualsiasi altra emozione, infatti, è una persona che sa riconoscere e gestire le proprie emozioni. Quando si è felici, si sorride. Per lo stesso meccanismo, se sei triste, perché non dovresti manifestare la tua emozione attraverso le lacrime?

Purtroppo, ancora oggi il pianto è guardato con un certo sospetto, proprio perché l’emotività non è ancora considerata una qualità, ma una debolezza. Invece, piangere andrebbe considerato come un atto di equilibrio e benessere per ciascuno di noi.

Le persone che piangono

«Mi sento meglio, dopo aver pianto». Potresti aver sentito dire questa frase e averla trovata strana. Oppure potresti averla pronunciata. Certo, se il pianto diventa una specie di costante quotidiana, proprio perché espressione di tristezza, paura etc, forse potrebbe essere meglio parlarne con uno psicologo, in modo da controllare che non si tratti di depressione. Se, invece, sei tra quelle persone che reagiscono allo stress (di qualsiasi tipo) attraverso un pianto di sfogo, hai trovato la tua formula magica che ti permette di mantenere il tuo benessere in equilibrio e di essere perfino migliore con gli altri. Secondo gli esperti di Psicoadvisor, infatti, le persone che piangono per sfogarsi, infatti, tendono ad avere queste caratteristiche:

  • «non hanno paura delle loro emozioni»;
  • «non si lasciano condizionare dalle convenzioni della società»;
  • «comprendono le proprietà benefiche delle lacrime»;
  • «sono più empatiche con gli altri».

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