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Il gaslighting è più comune di quanto pensi: impariamo a riconoscerlo

gaslighting come riconoscerlo
21-09-2022
Giulia Bocchi
Il gaslighting è un tipo di manipolazione psicologica piuttosto comune che può ferire a fondo: cerchiamo di capire come riconoscerla e com superarla

Cosa è il gaslighting

Il gaslighting è una vera e propria tecnica manipolatoria, non sempre semplice da riconoscere. Molto più comune di quanto si possa pensare, il gaslighting è una dinamica tipica delle relazioni sentimentali, ma può essere messo in campo anche in un rapporto di amicizia e in famiglia.

Spesso va a incasellarsi all'interno di dinamiche già piuttosto tossiche, e se reiterato e portato ai suoi estremi può essere considerato una vera e propria violenza psicologica, che può danneggiare profondamente chi lo subisce. Chi fa gaslighting infatti in genere cerca di imporsi sull'altra persona andando a minare la sua autostima.

Se ci sei passata probabilmente ora sai riconoscerlo, ma se la contrario non sai di cosa si tratta questo articolo può esserti molto utile. Di seguito mettiamo insieme tutti gli elementi utili per capire in cosa consiste il gaslighting, come riconoscerlo, e come affrontarlo se ne sei vittima.

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Il significato della parola "gaslighting"

Per definizione, il gaslighting è una tattica psicologica manipolatoria per indurre una persona a dubitare della propria percezione della realtà e a volta della propria memoria. Si tratta a tutti gli effetti di una tecnica manipolatoria che ha lo scopo sminuire e rendere più fragile una persona, mettendo in dubbio le sue stesse capacità, in maniera tale da acquistare potere su di lei.

Ovviamente possono esserci vari livelli di gaslighting, ma nei casi più "gravi" questa tecnica manipolatoria può essere piuttosto nociva per l'autostima di chi ne è vittima. Ma perché il gaslighting si chiama proprio così? Non tutti lo sanno ma la parola "gaslighting" è stata tratta da un film.

Il film che ha ispirato il termine gaslighting

Il termine gaslighting deriva dal titolo dell’opera teatrale britannica del 1938 Gas light (inizialmente nota come Angel Street negli Stati Uniti) del drammaturgo britannico Patrick Hamilton, e dai suoi adattamenti cinematografici del 1940 e 1944 (quest'ultimo film è conosciuto in Italia come Angoscia).

La trama dle film è un caso di manipolazione da manuale. Il protagonista è un uomo che cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell'ambiente.

Per esempio, produce rumori che finge di non sentire e abbassa le luci a gas in casa (da qui il titolo), negando quando viene interrogato dalla moglie sui cambiamenti di cui la donna ovviamente si accorge. In questo modo, nega la realtà e insinua nella mente della moglie dubbi sulla sua capacità di percezione.

Chi fa gaslighting è un narcisista?

Lo scopo di chi mette in pratica il gaslighting è ridurre la vittima a un totale livello di dipendenza fisica e psicologica, annullare la sua capacità di scelta e distruggere la sua autostima per averne la meglio.

Si definisce gaslighter la persona che mette in atto questa manipolazione mentale nel tempo. Se ne sei vittima, verrai portata a credere di vivere in una realtà che non corrisponde alla realtà oggettiva, ti sentirai sbagliata, sempre più insicura e incerta. In altre parole, subisci un vero e proprio lavaggio del cervello. La ricerca dimostra che nella stragrande maggioranza dei casi la vittima e il gaslighter sono persone che hanno un rapporto molto intimo, quasi sempre partner o parenti stretti.

II gaslighter viene identificato come un manipolatore, può essere narcisista, passivo aggressivo o violento. In tutti questi casi, sei davanti a un manipolatore patologico che potrebbe aver adottato questi comportamenti fin da piccolo, perciò dispone di una grande esperienza in questo senso.

Nei casi meno gravi possiamo identificare il gaslighting come un espediente (certamente un po' tossico) per avere ragione nelle discussioni. Parliamo del proverbiale "girare la frittata", cioè esporre un punto di vista che sminuisce l'interlocutore e il suo modo di pensare per avere la meglio.

Quindi: si, può succedere che a mettere in campo il gaslighting sia un narcisista, ma potrebbe anche trattarsi di qualcuno di più inoffensivo, e magari solo un po' opportunista.

Come riconoscere i "sintomi" del gaslighting

L’attuazione di manipolazione psicologica tramite gaslighting si sviluppa attraverso tre fasi fondamentali.

  • Distorsione della comunicazione

All’inizio, il gaslighter comincia a confonderti, alternando una comunicazione a tratti positiva, a tratti negativa. Se è il tuo partner, potrebbe essere fare l’innamorato e riempirti di complimenti che, tuttavia, nascondono un messaggio negativo. Ancora, potrebbe raccontarti delle bugie, che poi smentisce, in modo che sia tu a essere destabilizzata e a pensare di aver frainteso.

  • Difesa

Il tuo gaslighter non ti ha ancora sottomessa, perciò cerchi ancora di confrontarti con lui, perché pur dubbiosa, non ti ritieni pazza e anzi, ti arrabbi. Cerchi il dialogo, che puntualmente fallisce, e così ti arrabbi di più. Cerchi di difendere la tua posizione «Non sono pazza», ma di fatto fai purtroppo il gioco del gaslighter.

  • Depressione

Nel peggiore dei casi possibili rappresenta l’ultima fase della manipolazione. Ormai ti sei convinta di essere tu ad avere qualcosa che non va, il manipolatore ti ha isolato dagli altri e sei diventata dipendente dal partner abusante. Ricordati, però, che non sei tu responsabile di questa relazione tossica.

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È importante distinguere tra chi potrebbe essere un “semplice” bugiardo e chi, invece, cerca di manipolarti con il gaslighting. In questo secondo caso, i comportamenti e le situazioni si ripetono e puoi cercare di far caso se capitano spesso.

Esempi di gaslighting

Ci sono tante frasi che sono tipiche di gaslighting. Fai attenzione se il partner (o la persona che ti è più vicino) ti ripete spesso queste frasi manipolatorie, per convincerti della sua versione.

  • «Sei tu che ti ricordi male»;
  • «Stai inventando delle cose»;
  • «Non è mai successo»;
  • «Hai le allucinazioni»;
  • «Stai facendo un melodramma per niente»;
  • «Stai gonfiando le cose a dismisura»;
  • «Ma stai bene? Mi sto preoccupando per te perché dici cose strane».

Un altro modo per capire se stai subendo gaslighting è fare un check del tuo livello di autostima. In genere, se sei sottoposta a questo tipo di manipolazione, sperimenterai un abbassamento (più o meno) drastico della fiducia in te stessa e nella tua capacità di vedere e interpretare la realtà. Poiché ti senti pazza, ti attaccherai sempre di più a questa persona, perché a livello inconscio è l’unica che, pur sapendo che «non stai bene», ti sta vicino. In realtà, ti sei isolata dagli altri, facendo ulteriormente il suo gioco.

Come puoi difendersi e uscirne

Per la natura stessa di questa manipolazione, è difficile per le vittime di gaslighting rendersi conto della situazione. Più spesso sono altri (familiari, amici, colleghi) a far aprire gli occhi alle vittime, ma non è facile né frequente.

Il consiglio più importante è chiedere aiuto. Proprio perché non è facile capire di aver subito o di stare subendo questa manipolazione, se hai qualche dubbio, rivolgiti agli esperti (psicologi) per valutare insieme la tua situazione. Soprattutto, ricordati che non hai alcuna responsabilità del comportamento abusante del tuo gaslighter.

Già nelle prime fasi di gaslighting, potresti dubitare della tua percezione della realtà, perciò potrebbe esserti molto utile:

  • tenere un diario scritto dove appuntare gli eventi e nasconderlo al possibile gaslighter;
  • registrare le conversazioni e scattare fotografie;
  • mandare per email queste prove a un’amica e poi cancellarne le tracce.

Se hai capito di essere sottoposta a manipolazione, non discuterne con il gaslighter: potresti anche mostrargli prove evidenti, ma lui riuscirà lo stesso a usarle contro di te, rafforzando l’idea che sia tu ad avere problemi. Piuttosto, condividile con più persone fidate possibili e, soprattutto, chiedi aiuto (lo ripetiamo perché è importante). Con un terapista potrai valutare se l’unica opzione possibile è chiudere questa relazione tossica e avviare un percorso di ricostruzione della tua autostima.

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