Selfcare

Che cos’è la convalida emotiva e come ci aiuta a combattere la positività tossica

Che cos'è la convalida emotiva
Ogni tipo di emozione ha una sua dignità, un suo peso e un suo senso: opponendosi alla positività tossica, la convalida emotiva ci ricorda che anche essere tristi è giusto. E sì, fa anche bene

Nel 2015 è uscito un film d'animazione struggente, Inside Out, che racconta il ruolo di cinque emozioni nella mente di una ragazzina di 11 anni. La pellicola conduce gli spettatori, fra una risata e l'altra, a far proprio un assunto essenziale: non esiste gioia senza tristezza. Ed è proprio questo il senso della convalida emotiva, un processo umano di cui, oggi più che mai, è doveroso parlare.

La convalida emotiva è, infatti, ciò che si oppone alla positività tossica. È il diritto, il dovere e la comprensione delle emozioni proprie e altrui, a prescindere da ogni contesto e situazione. È un promemoria, un assunto che ci ricorda che no, non si può e non si deve essere felici a tutti i costi.

Capire la convalida emotiva

Sbirciando tra i manuali di psicologia, possiamo scoprire che la convalida emotiva è il processo di sintonizzazione, comprensione, riconoscimento e accettazione dei sentimenti e delle emozioni proprie e altri, anche quando sono negativi.

VEDI ANCHE Che cos’è l’invalidazione e perché è una violenza emotiva LifestyleChe cos’è l’invalidazione e perché è una violenza emotiva

Questo processo, così delicato ed essenziale, implica e sottende da una parte la capacità di esprimere e dall'altra parte quella di ascoltare tutto ciò che entra nel merito dell'esperienza emozionale, senza respingere, sminuire, rifiutare o giudicare.

Comprendere il processo e abbracciarlo significa riuscire essere consapevoli del fatto che qualsiasi sia la nostra risposta emotiva o qualsiasi sia quella degli altri, non esiste giusto o sbagliato: esiste il rispetto per ciò che si prova, sempre e comunque.

Cosa significa convalidare un'emozione?

Dunque, volendo semplificare ulteriormente, la convalida emotiva è l'atto di riconoscere e accettare come validi sentimenti, pensieri e comportamenti mossi da un certo tipo di esperienza interiore. Applicare questa convalida non significa andare del tutto d'accordo con i sentimenti negativi (nessuno è appagato quando è triste, arrabbiato o insoddisfatto) o essere in piena sintonia con chi sta vivendo l'esperienza: semplicemente, significa accettare che le cose possano essere vissute in un determinato modo.

Convalidare un'emozione consente di capire cosa stiamo provando o cosa provano gli altri senza sentirci/far sentire in difetto, senza vergognarci/far vergognare e senza provare a tutti i costi a "insegnare" a prendere le cose in maniera diversa.

Convalida emotiva vs positività tossica

Alla luce di quanto detto, dovrebbe essere chiaro il motivo per cui la convalida emotiva è uno strumento essenziale per combattere la positività tossica. La positività tossica, infatti, è la convinzione errata e purtroppo molto diffusa che sia essenziale trovare sempre il lato positivo, l'ottimismo e la fiducia in qualsiasi situazione si stia vivendo.

Ora, il concetto di base non è da biasimare: sicuramente un atteggiamento positivo può aiutare. Il problema è che essere positivi a tutti i costi, messaggio che sembra passare specialmente attraverso i social, è nocivo e persino pericoloso. L'ottimismo forzato, infatti, diventa totalizzante e nega la presenza di altre emozioni e sentimenti come tristezza, sofferenza, paura, rabbia e dolore, sminuendole e mettendole al bando come se fossero un peccato.

La convalida emotiva, invece, accoglie queste emozioni e non solo: ci ricorda che tutte hanno pari peso e dignità e che viverle, sentirle ed esprimerle non è mai sbagliato. Al contrario, a essere sbagliata è la paura di poter ammettere di star sperimentando un momento in cui si è giù di morale o non sorridenti e smaglianti come "dovremmo".

VEDI ANCHE Ecco in che modo i social possono alternare la percezione di noi stessi (e come difendersi) LifestyleEcco in che modo i social possono alternare la percezione di noi stessi (e come difendersi)

Come si pratica la convalida emotiva?

Purtroppo, come abbiamo già accennato, stiamo vivendo un periodo storico in cui soprattutto i social network contribuiscono a far passare un messaggio errato per cui tutti dovremmo essere sempre felici. Non è raro sentirsi dire frasi del tipo "Non fare così, pensa positivo”, “Hai anche cose belle, pensa a quelle”, “Basta con la tristezza, andrà tutto bene”, e proprio il fatto che non sia raro ci autorizza a pensare che sia il modo giusto di vivere le cose.

Bene, non è così. E bisogna allenarsi per mettere in pratica la convalida emotiva, perché è un processo che può migliorare solo con il tempo e con la giusta intelligenza emotiva. Un buon "workout" è imparare a riconoscere le emozioni, chiedendoci davvero cosa stiamo provando/cosa sta provando la persona che abbiamo davanti.

Ancora, è buona norma imparare anche a identificare ciò che scatena quella determinata emozione. Ciò non significa che il motivo debba piacerci/debba esserci comprensibile: semplicemente, dobbiamo identificarlo e cercare di comprendere che, per motivi che potrebbero non essere condivisibili da noi o dagli altri, è quello che ci fa/li fa stare male.

Convalida emotiva e comprensione

Il passaggio successivo, infine, è fare delle domande (sì, vale sempre sia per noi stessi che per gli altri) per capire cosa può farci/farli stare meglio. La positività tossica tende a essere espressa con delle frasi perentorie ("Non fare così!", "Sorridi un po'!", "Dovresti sentirti fortunata", "Stai esagerando!"), mentre la convalida emotiva si basa tutta sull'indagine e sul desiderio di immedesimarsi.

Chiaramente, tutto deve sempre avvenire nel massimo rispetto, ma una cosa è certa: ognuno di noi ha il diritto di vivere anche le emozioni meno piacevoli. E basta davvero poco per evitare che un momento difficile diventi ancor più pesante.

Riproduzione riservata