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Sei cose da fare a settembre per gestire in modo positivo lo stress del rientro

ragazza rientrata in ufficio
Tornare dalle vacanze è sempre dura, è vero. La buona notizia, però, è che esistono dei trucchi per gestire lo stress del rientro e riprendere a lavorare con più serenità di quanto si possa immaginare

Come gestire lo stress del rientro

Le vacanze sono finite e il ritorno al lavoro è imminente (o è già avvenuto). Il risultato? Un turbinare incontrollato di pensieri, di impegni e di idee che affollano la nostra mente, facendoci chiedere cosa dovremmo mettere al primo posto. Se è questo quello che sentiamo, fermiamoci: è il momento di capire come gestire lo stress del rientro.

Ebbene sì, può sembrare quasi un paradosso, ma dopo un periodo (breve, medio o lungo che sia) di vacanza, quasi tutti sperimentano una sensazione di ansia e angoscia dovuto alla ripresa delle attività lavorative. Quindi se ti sta succedendo non c'è nulla di strano e di sbagliato, anzi è perfettamente normale. Le cause sono tante, tutte diverse: si va dal timore di non essere indispensabili al terrore di avere troppe cose da fare. Come affrontare tutto ciò? Scopriamolo insieme.

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Pianificare delle giornate cuscinetto

Iniziamo da un trucco fondamentale, che dovrebbe essere messo in pratica prima di tornare al lavoro: per gestire lo stress del rientro, bisogna necessariamente pianificare delle giornate cuscinetto. Di cosa si tratta, nello specifico? Di giornate in cui, lentamente, si riprendono i contatti con il lavoro: è un po' come quando si entra nell'acqua fredda e si procede piano, senza traumi eccessivi.

Pianificare delle giornate cuscinetto significa comprendere, nel periodo delle vacanze, due o tre giorni per riacclimatarsi nella routine di sempre. Come farlo? Sta a te trovare la formula migliore, ma ad esempio si può provare - se durante le ferie si fa un viaggio - a tornare in città qualche giorno prima del rientro a lavoro. Oppure - per chi può farlo - si può pianificare un rientro a lavoro soft, magari prendendo mezza giornata di permesso per i primi due giorni, o ancora sbrigando nei primi due giorni solo i task più light, magari legati alla pianificazione delle settimane a venire. Quest'ultimo è un ottimo modo per sapere cosa ci aspetta e iniziare a pensare a come gestire il tutto.

Organizzare l'agenda

Un'altra cosa da fare per gestire lo stress del rientro? Gestire l'agenda. E no, non parliamo semplicemente di scrivere gli impegni, ma di prenderli e fissarli con un certo tipo di criterio. I primi giorni di lavoro dovrebbero essere destinati, per essere chiari, a riunioni e a punti della situazione: impegni, dunque, di tipo organizzativo e gestionale più che attività vere e proprie.

Nei giorni a seguire, sarebbe utile pianificare prima le task più semplici e poi fissare un solo compito davvero impegnativo al giorno, seguito da compiti più semplici e di facile risoluzione. È essenziale non strafare, non sforare e non buttarsi subito negli straordinari: mantenere la lucidità è prioritario e fare troppo può solo essere dannoso.

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Non buttarsi a capofitto

Appunto, uno dei motivi per cui ci si trova a dover gestire lo stress del rientro è la tentazione di buttarsi a capofitto in tutti gli impegni che ci aspettano, e che sembrano sopraffarci. Questo è un grave errore (che, per altro, può portare a fronteggiare anche ansia mattutina e attacchi di panico) ma attenzione, non ci sono colpe: è abbastanza comune.

Dopo le vacanze, infatti, si tende a sentirsi enormemente rigenerati, cosa che può condurre a una sorta di sensazione di "onnipotenza". In base a questa sensazione (dovuta a corpo e mente perfettamente in linea e riposati) si agisce sovraccaricandosi e sottovalutando l'impatto a lungo termine dell'eccesso di compiti assunti.

Qual è il trucco per evitare questo "inghippo"? Semplice: pensare a quante cose siamo in grado di fare nei nostri giorni peggiori. Proprio così: partendo dalla nostra minima resa, basterà alzare l'asticella di pochissimo per capire qual è il limite reale di impegni che dovremmo assumerci.

Fare pause e respiri profondi

Fare delle piccole pause al lavoro (circa 10-15 minuti ogni ora) è essenziale in qualsiasi momento dell'anno, ma lo è ancora di più quando si torna dalle vacanze. Per evitare angosce più o meno specifiche e affrontare l'ansia, bisogna ritagliarsi questi quarti d'ora, all'interno dei quali è buona norma allontanarsi dalla scrivania/luogo di lavoro, prendere aria e fare respiri profondi.

Ancor meglio sarebbe fare anche dei piccoli esercizi per sgranchirsi un po': così facendo, infatti, si allenta la tensione e si affrontano con più serenità tutti i piccoli imprevisti della giornata.

Tenere nota delle emozioni legate al lavoro

Non tutti lo sanno, ma al rientro dalle ferie è più che mai consigliato tenere un diario emozionale relativo a ciò che si prova al lavoro. Annotare ciò che ci rende più ansiosi e rileggerlo ci permette, infatti, di affrontare tutto con maggiore consapevolezza.

Non serve fare dei grandi capitoli o perdersi in mille parole, se non lo si vuole: basta semplicemente annotare ciò che si prova e cosa sta scatenando questa emozione. Nel gestire lo stress del rientro, questa piccola prassi può essere davvero decisiva: a metterci ansia, infatti, potrebbe essere qualcosa a cui davamo meno peso di quanto immaginavamo.

Concedersi tempo e spazio

Infine, non c'è niente di meglio per gestire lo stress del rientro che concedere a noi stessi altro tempo e spazio. E no, non significa che appena rientrati si debba già pensare di tornare in vacanza, ma di essere in grado di organizzare e gestire in maniera fruttuosa per il nostro benessere ogni momento libero.

Lo stress da rientro, infatti, potrebbe portarci a voler lavorare anche durante i momenti di libertà e questo sarebbe un grave errore. Occorre invece pensare che abbiamo bisogno tanto della frenesia del lavoro quanto di ciò che serve al nostro benessere soggettivo.

Non prendiamo sotto gamba i momenti per noi: sfruttiamoli al massimo per essere più energici e produttivi. Qualora, infine, la sensazione di stress non passasse, ricordiamo che potrebbe trattarsi di un disagio più serio e profondo e che potrebbe essere utile un percorso psicologico.

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