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Il ghosting fa davvero male: perché succede e come reagire in modo sano

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"Ti lascio senza dirti nulla, anzi sparisco senza più risponderti ai messaggi e, quasi quasi, ti cancello da Facebook". Il ghosting è un fenomeno in crescita, che esige delle risposte: le abbiamo chieste all'esperto 

Cosa è il ghosting

Il ghosting è una modalità sempre più usata per chiudere le relazioni: consiste nell'interrompere improvvisamente i contatti, di fatto sparendo senza dare una spiegazione. In pratica chi fa ghosting chiude un legame, senza in realtà chiuderlo davvero, cioè senza avere alcun confronto con la persona che viene lasciata. Si tratta di una pratica ormai super diffusa nell'ambito dei rapporti amoroso (specie - ma non solo - quando ci sono di mezzo le app di incontri), ma può succedere anche in amicizia

Voce del verbo "ghostare": il vero significato di ghosting

La parola "ghosting" deriva dal termine inglese "ghost" che significa fantasma. Ormai è di uso comune anche il relativo verbo italianizzato "ghostare". E in effetti chi ci ghosta si comporta esattamente come un fantasma: un giorno c'è, e il giorno dopo decide di non esserci più senza prendersi la briga di dare spiegazioni, o anche solo di comunicare la sua decisione all'altra persona.

In soldoni chi viene lasciato deve arrivare da solo a questa conclusione facendo due più due: quella persona che si frequentava di fatto non c'è più. E anche le ragioni della rottura vanno dedotte, il che spesso porta a un penoso arrovellarsi, spesso senza arrivare da nessuna parte, o peggio dandosi colpe inesistenti.

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Il ghosting in psicologia

L’abbandono del partner senza dare traccia di sé potrebbe sembrarci un male tipico del mondo contemporaneo. In realtà, i sociologi asseriscono che si tratta di un comportamento messo in pratica da sempre, soprattutto da parte di giovani "avventurieri": non volendo contrarre matrimoni riparatori con fanciulle compromesse, si davano alla macchia. Questi termini arcaici probabilmente fanno sorridere, poiché evocano una Sicilia dei tempi di Sedotta e Abbandonata, il film di Pietro Germi del 1964 con una giovanissima Stefania Sandrelli.

Senza scomodare la storia del costume, probabilmente a tutti noi è capitato almeno una volta di essere ghostati, o anche di aver ghostato qualcuno (chi è senza peccato scagli la prima pietra). Nei casi più gravi, il malcapitato viene cancellato o bloccato sui social, in una negazione dolorosa.

In questo articolo andiamo ad analizzare gli aspetti psicologici del ghosting con l'aiuto del Prof. Roberto Pani, psicoanalista e docente di Psicologia Clinica presso l’Università di Bologna, che esordisce così: «a volte accade anche con i pazienti, i quali spariscono proprio quando la relazione terapeutica sta entrando nel vivo (dell’affrontare i loro problemi ndr), e questo spiega le loro difficoltà emotive».

Perché ghostare? Le vere cause del ghosting

Innanzitutto escludiamo tutti i casi di stalking come "causa scatenante" del ghosting, quando cioè sparire si configura come una reazione difensiva all’essere contattati ossessivamente dall’altro. Ma ci riferiamo solo a relazioni ritenute normali, quindi bidirezionali e caratterizzate da reciprocità.

Che si tratti di amore o ghosting in amicizia, non fa differenza, il ghosting accade in tutti i tipi di rapporti.

«L’interpretazione delle sparizioni è molto più complessa del banale "la verità è che non gli piaci abbastanza", uno slogan frettoloso, che in fondo offende chi si sente cancellato dall’oggi al domani» spiega lo psicoterapeuta.

«In genere, le persone che spariscono hanno difficoltà a giustificare il fatto di sentirsi inadeguati in una relazione che sta assumendo un significato importante. Immaginiamo un legame che cresce, e che arriva a un punto oltre il quale "deve" evolversi: può accadere che lui o lei non riesca più a sostenere una parte che ha recitato sino ad allora. Naturalmente, non parliamo di prese in giro intenzionali, ma di comportamenti inconsapevoli».

Il fuggitivo, quando deve fare sul serio, non riesce più a rispondere alle aspettative che lui stesso ha creato: ad esempio "faremo grandi cose insieme io e te". «E così, trovando difficile spiegare il proprio venir meno rispetto alle promesse iniziali, preferisce dileguarsi. Come un bambino che nega ciò che non gli piace». 

I ghoster sono persone immature, quindi?

«Sono persone che non vogliono assumersi responsabilità, certo, nemmeno quelle minime di spiegare cosa è accaduto in loro per suscitare una tale fuga. Non è tanto il prosieguo della relazione che li spaventa, quanto il fatto di dare una spiegazione.

È più facile non spiegare che rischiare di fronteggiare la reazione dell'altro (un pianto, un'esplosione di rabbia?). È meno impegnativo e faticoso tirarsi indietro anziché dire perché si vuole interrompere il legame».

E così, i ghoster decidono di annullare la relazione, come se fosse una cosa magica, mai esistita veramente.

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Il fenomeno del ghosting ha una spiegazione più "profonda"?

«È molto probabile che chi sparisce metta in scena inconsapevolmente un comportamento evitante che lui stesso ha subito in passato, cioè nelle primissime relazioni in famiglia.

Per esempio, può aver avuto dei genitori che si sottraevano continuamente alle sue richieste infantili di spiegazioni, che elargivano promesse mai mantenute, che lo lasciavano solo senza un perché. Ipotizziamo, quindi, un bimbo che, per farsi accettare da genitori sfuggenti, ha dovuto fingere continuamente di essere come desideravano che fosse.

Tutte queste ferite possono poi da adulti tradursi in una vendetta, operata però sugli altri. Quasi mai il ghoster è arrabbiato concretamente con la persona che decide di cancellare in quel momento: del resto spesso ha instaurato un rapporto positivo, no?

Ma la sua è una rabbia che proviene da lontano, e così sposta sul malcapitato problemi non risolti, in un meccanismo di proiezione che in terapia nel transfert emerge molto chiaramente».

Ecco che l’altro diventa il capro espiatorio di una rabbia mai elaborata da bambino: "ti lascio perché mi ricordi mia madre che spariva sempre, ma non te lo dico nemmeno perché non meriti!".

Come mai nei Millennial e nei Gen Z il ghosting è così diffuso?

«I genitori delle generazioni precedenti a millennial e gen z sono stati i primi a ricoprire – non per colpa loro, sia chiaro – un ruolo ambiguo nell’educazione dei figli. Si sono trovati a non sapere se sia meglio essere amici o distanti, permissivi oppure severi, seguire passo passo o lasciare liberi gli adolescenti di fare tutto senza incursioni. Hanno così fornito, senza volere, messaggi contraddittori».

"Che senso ha che io ti spieghi che non voglio più stare con te, se nessuno mi ha dato dei modelli di giustificazione del suo comportamento evitante?". Potrebbe essere questo il ragionamento di chi decide di chiudere una relazione semplicemente sparendo.

Le conseguenze del ghosting

«Le conseguenze del ghosting possono essere devastanti, tanto che in molti casi si tratta di una vera e propria violenza psicologica. Chi subisce una sparizione subisce una vera ferita, tanto che alcuni studi l'hanno paragonata a un dolore fisico. Che sia da parte di un partner di lunga data, un potenziale amore, un amico caro, ma anche dopo un colloquio di lavoro, il ghosting fa male. Non è tanto la durata del tempo trascorso insieme, quanto l’aspettativa che vi si era riposta. Sparire senza dare traccia di sé non è nemmeno una prerogativa esclusivamente maschile» chiarisce lo psicologo clinico Pani.

La vittima si sente realmente cancellata fino a mettere in dubbio le proprie qualità.

Cerca in tutti i modi una risposta, ipotizzando di aver colpa o di aver fatto qualcosa che abbia suscitato una reazione del genere. Una reazione passivo-aggressiva, potremmo definire. Le reazioni passano dall’incredulità alla rabbia, attraversando tutti gli stadi della malinconia. Fino a quando non capisce che non c’è più nulla da fare.

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Come reagire e come comportarsi con chi fa ghosting

«Innanzitutto bisogna rassicurarsi del fatto che non si è colpevoli di nulla: chi tende a sottrarsi, prima o poi sarebbe scappato, a prescindere dai fatti. Per fronteggiare il dolore, vale il no contact: se si riesce, è importante non chiamare il fuggitivo, perché un'inevitabile mancata risposta farebbe ancora più male.

Una volta che si resiste alla tentazione di chiedere (inutilmente) spiegazioni, il tempo comincia a poco a poco a lenire la ferita. In caso contrario, i continui silenzi rinforzerebbero il dolore delle prime volte in cui il telefono squillava invano.

Dopo un po', è bene sforzarsi di guardare la relazione con distanza per rendersi conto che ci sono persone incoerenti rispetto alle premesse iniziali».

Chi fa ghosting ritorna?

«Quasi mai! E se lo fa, solo quando ormai l’altro ha digerito la scomparsa. Se è scappato perché gli ha fatto paura una relazione importante, perché mai dovrebbe tornare? E per giunta a fornire spiegazioni? E poi non ci sarebbe da fidarsi: potrebbe tirarsi indietro un’altra volta. O semplicemente il fuggitivo non sa amare, nel senso di ascoltare i bisogni dell’altro. A una persona che ha amato, riamata, non verrebbe mai in mente di trattare l'altro in quel modo!».

A volte chi fa ghosting può rifarsi vivo ma in maniera molto subdola, cioè facendo orbiting: non scrive messaggi e non chiama, ma si limita a contatti aleatori sui social, come commenti, like o reaction alle stories di Instagram.

Si può prevedere il ghosting?

«Probabilmente con un po’ di esperienza nelle relazioni, sì! Alcuni segnali vanno interpretati, tipo: lui o lei che ti danno sempre ragione in tutto, condividono con troppo entusiasmo ogni tuo pensiero e iniziativa, e annullano sul nascere ogni possibile conflittualità. Anche le relazioni più durature iniziano sempre con qualche "aggiustamento" in fieri. Se è tutto troppo bello per essere vero, bisognerebbe chiedersi con realismo: com’è possibile che lui/lei sia sempre d’accordo con me? A volte, guarda caso, gli abbandoni dall'oggi al domani subentrano alle favole» conclude lo psicoanalista Roberto Pani.

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