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Vietato ai cani e agli Italiani: quando eravamo noi a esser trattati male

Seppur forte, Vietato ai cani e agli Italiani era il cartello che molti locali stranieri esponevano alla loro porta contro i nostri bisnonni o prozii. Ora è il titolo di un film d’animazione, Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani, che ci ricorda come oggi gli immigrati vivano le stesse disumane condizioni di trattamento.

Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani è il forte titolo del film in claymation di Alain Ughetto, scelto come preapertura del Festival di Locarno. Interdit aux chiens et aux Italiens, questo il titolo originale, porta gli spettatori all’inizio del XX secolo quando nell’Italia del Nord, a Ughettera, nel piemontese, vive la famiglia Ughetto. Poiché la vita in quelle zone è diventata molto difficile, gli Ughetto sognano di ricominciare all’estero.

Secondo quanto verrà poi raccontato, Luigi Ughetto attraverserà le Alpi e ricomincerà in Francia, cambiando per sempre il destino della sua amata famiglia. Quel destino che ora il nipote Alain ricostruisce nel suo film d’animazione, concepito come un dialogo immaginario con Cesira, la nonna oramai defunta del regista. A lei, Alain chiede testimonianza di quella che è stata l’esperienza (coraggiosa) di intere generazioni di migranti italiani.

Sulle tracce dei nonni immigrati

Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani, con la sua delicata poesia, conferisce a una storia personale e familiare una dimensione universale. I problemi vissuti dagli immigrati, qualunque sia il luogo di partenza o la loro destinazione, sono quasi sempre gli stessi. E sono legati da un’assenza di inclusività nei luoghi di approdo. Non è andata diversamente agli Ughetto.

“Tutte le volte che ci ritrovavamo per i pranzi in famiglia in Francia, mio padre raccontava sempre che in Italia c’era un paesino che si chiamava Ughettera. I suoi abitanti portavano tutti il nostro stesso cognome”, ha ricordato il regista Alain Ughetto. “Quando poi mio padre è morto, ho controllato se fosse vero. E ora scoperto che era in Piemonte ed è da lì che ho cominciato a maturare l’idea del film. Ho iniziato le mie indagini per scoprire qual era la vera storia degli Ughetto. Tuttavia, al cimitero non ho trovato né la tomba di mio nonno Luigi né quella di mia nonna Cesira. Che cosa è successo loro rimaneva un mistero: non c’erano ovviamente testimoni diretti che potessero parlare”.

Tuttavia, un aiuto insperato a Ughetto è arrivato dalla scoperta del libro Il mondo dei vinti del sociologo italiano Nuto Revelli. Lo studioso ha raccolto le testimonianze dei contadini e delle contadine che, coetanei dei nonni, avevano vissuto a Ughettera. Si tratta per lo più di storie struggenti sulla fame, sulla miseria e sulle guerre.

“Partendo da quei resoconti e mischiandoli con i ricordi dei miei parenti, ho cominciato a lavorare a un film che mostrasse come gli immigrati italiani hanno contribuito a rendere grande la Francia. Sono loro che hanno costruito la maggior parte delle infrastrutture, dalle gallerie alle dighe, rimanendo sempre nell’anonimato. Ma ho fatto sì che il film mettesse anche in evidenza come venivano accolti allora gli italiani e tutti gli stranieri in generale”.

Una scena di Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani.
Una scena di Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani.

L’emigrazione dei piemontesi

Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani, il film d’animazione di Alain Ughetto, fa il punto sul flusso migratorio che ha interessato la famiglia di origine del regista ma anche tantissimi altri piemontesi. Date le dure condizioni di vita nelle montagne della regione, i piemontesi varcavano le Alpi con la speranza di un futuro migliore.

Uomini e donne partivano con la speranza di essere assunti come lavoratori stagionali ma spesso erano anche i bambini che varcavano il confine da soli dopo che si era sciolta la neve. Ricordiamo infatti tutti quello che accadeva a Barcelonnette, un piccolo centro conosciuto per il suo “mercato dei bambini”: qui, circa 400 tra bambine e bambini offrivano i loro servigi come cameriere (ma sarebbe meglio dire serve), pastorelli o braccianti. La maggior parte di coloro che partivano erano analfabeti, docili e affamati. Come lo è stato sicuramente il nonno del regista, segnato da un’esistenza di lavoratore nomade.

L’emigrazione piemontese è stata un fenomeno piuttosto massiccio. Migliaia di contadini lasciarono la loro terra prima per la Francia ma in seguito anche per la Svizzera o l’America. La storia del Piemonte di inizio Novecento è quella di una regione che pian piano si è svuotata dei suoi residenti e proseguirà per tutto il secolo. Secondo i dati statistici sull’immigrazione italiana tra il 1876 e il 1985, il Piemonte è la regione da cui andarono più la maggior parte dei 27,5 milioni di italiani che lasciarono il Paese.

Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani è un film che richiama alla mente quello che è successo allora. Ma attraverso il destino degli emigrati italiani rivediamo in qualche modo quello che succede con i tanti immigrati che, al contrario, arrivano nelle nostre terre. Così come noi allora, oggi gli immigrati non fanno altro che vendere la propria forza lavoro e contribuire allo sviluppo dell’agricoltura e della manifatturiera in molte regioni italiane (a cominciare da quelle del Sud), lavorando in condizioni difficilmente migliori di quelle che più di cent’anni fa erano riservate a noi italiani.

Una scena di Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani.
Una scena di Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani.

L’italofobia

Vietato ai cani e agli Italiani non è un modo di dire fantasioso. Purtroppo, era il cartello che veniva appeso sulle porte di molti locali non solo francesi ma anche belgi o svizzeri. La violenza, la crudeltà e la ferocia di quelle parole sono solo un piccolo segno di ciò a cui i nostri emigranti hanno dovuto adattarsi. E a cui noi cerchiamo di far adattare i nuovi migranti del mondo.

L’italofobia, termine coniato per riferirsi alla paura dell’italiano – è dilagata nella società francese negli anni a cavallo tra il 1875 e il 1914, in un contesto segnato dall’ascesa dei nazionalismi europei. L’immigrato italiano ha fatto da capro espiatorio alle ricorrenti controversie diplomatiche tra Francia e Italia e alla crisi nel mercato del lavoro francese. Le cose sono peggiorate ovviamente durante gli anni del fascismo. Dal Secondo dopoguerra in poi, l’opinione pubblica francese ha cominciato a cambiare idea sui nostri nonni o zii mentre in altre nazioni bisogna attendere gli anni Settanta per veder mutare qualcosa.

Manodopera - Vietato ai cani e agli Italiani: Le foto del film

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