Entertainment

“Un deja vu può essere piacevole ma anche una maledizione!”: Intervista esclusiva a Valentina Tioli

Valentina Tioli è una delle artiste più interessanti del panorama indie-pop italiano. Ha appena rilasciato Come un deja vu, il suo nuovo singolo, una canzone che parla di ricordi ma che guarda anche al metaverso, come ci spiega in questa intervista esclusiva.

Il 15 luglio è arrivato in radio e nelle piattaforme digitali Come un deja vu (Believe), il nuovo singolo di Valentina Tioli. Tra i nomi più interessanti del panorama indie-pop italiano, Valentina Tioli ha confezionato un brano che racconta una storia di dolce nostalgia legata a qualcosa che riaffiora all’improvviso, come un vecchio amore tornato alla mente grazie a un’associazione di ricordi.

La musica di Valentina Tioli è sempre stata meno superficiale di quello che si pensa al primo ascolto. Ogni suo brano, anche quando presenta melodie accattivanti, nasconde dei messaggi dalla forte valenza. L’espressione girl power è quella che più si avvicina al mondo di Valentina Tioli che, con lucida semplicità, riesce a toccare temi come la passione, la sindrome dell’impostore e l’importanza di credere sempre in se stesse, anche quando la mente sembra andare in altre direzioni.

Anche Come un deja vu risponde a questa esigenza di Valentina Tioli. Fattasi notare con la straordinaria partecipazione a X Factor 7 nella squadra di Mika, Valentina Tioli non si è mai fermata da allora. Il talent le ha permesso di capire qual era la sua strada e il percorso da seguire, un percorso proiettato sempre più verso il futuro, come dimostra anche la scelta di far uscire Come un deja vu anche in formato NTF.

Ma anche il presente di Valentina Tioli è segnato da tappe importanti. Ha appena aperto un concerto della mitica Dee Dee Bridgewater. La sola star della musica internazionale ne ha apprezzato le doti e le capacità ma negli anni non è stata la sola: anche Anastacia aveva parlato di Valentina Tioli, a sorpresa, in una delle sue stories.

Al di là della musica, Valentina Tioli è una ragazza come tante di oggi. Ha la passione per il trucco, la moda e le acconciature, un aspetto che su Instagram cammina di pari passo con la sua musica e che è molto apprezzato dai suoi followers. E Valentina Tioli sa bene come confrontarsi con loro: la comunicazione è una delle sue armi vincenti, frutto anche di un bagaglio accademico e una preparazione fuori dal comune. Perché anche l’immagine è una forma d’arte non tanto lontano dalla musica, come ci racconta in questa intervista esclusiva.

Valentina Tioli.
Valentina Tioli.

Intervista esclusiva a Valentina Tioli

Hai appena aperto il concerto di Dee Dee Bridgewater. Che esperienza è stata?

È stata un’esperienza bellissima che sul palco ho condiviso con Paola Caridi, una batterista meravigliosa, una fuoriclasse. Con me, c’era il mio producer Francesco Ferrara, che mi accompagna in tutte le date. E poi è stata bellissima perché ho conosciuto lei, Dee Dee Bridgewater, una grandissima artista che si è rivelata anche umanamente dolcissima. Mi ha fatto i complimenti per le mie canzoni ma anche per le treccine che avevo, per il look.

Dee Dee Bridgewater non è la prima grande artista che si prodiga in complimenti nei tuoi confronti. Qualche tempo fa anche Anastasia, sui social, aveva usato la tua musica per una delle sue stories. Sono manifestazioni di supporto che arrivano da artiste, tra l’altro, lontane dalla tua sfera musicale.

Ma, soprattutto, che vengono dall’altra parte del mondo. Anastacia ha citato Passione regolare, un mio singolo uscito nel 2019 con delle sonorità legate alla musica pop degli anni Novanta. Onestamente, non so come sia potuta arrivare a lei. Molto probabilmente l’ha trovata su Instagram e le è piaciuta. Io ricordo che hanno cominciato a taggarmi i miei follower per dirmi che Anastacia aveva parlato di me: ero in macchina e quasi non ci credevo. Mi son convinta che fosse reale solo quando aprendo Twitter ho potuto appurare che ne aveva scritto anche lì. Non stavo sognando! Qualche tempo dopo, ho anche conosciuto Anastacia personalmente: ci siamo incontrate per un suo concerto a Comacchio e abbiamo anche cantato insieme Passione regolare. È stato incredibile!

Tutto il tuo percorso, se vogliamo, è incredibile. Hai appena rilasciato Come un deja vu, il tuo nuovo singolo. Come nasce?

Come un deja vu segue la logica che abbiamo scelto per quest’estate: far uscire un singolo dopo l’altro per tenerci attivi dal punto di vista discografico, social e live. A chi viene ai miei concerti mi piace proporre sempre canzoni nuove!

Come il mio precedente singolo Amore maremoto, anche Come un deja vu ha influenze indie ma, rispetto ad Amore maremoto, è un po’ più up tempo, con un ritornello che possiamo definire più radiofonico, ballabile. Il testo parla appunto di un deja vu, di quei momenti che ti sembra di aver già vissuto e che tornano alla mente ascoltando una vecchia canzone o sentendo un profumo. Può essere una cosa piacevole ma anche una maledizione! Poi, chiaramente, com’è mio solito, lascio la canzone alla libera interpretazione di chi ascolta: ognuno può attribuirle un proprio significato dal momento che ognuno di noi ha i suoi personalissimi deja vu.

È vero che lasci le canzoni alla libera interpretazione ma è possibile notare come tratti spesso di temi specifici come la passione, il bisogno di fare i conti con se stessi o con il lavoro che si fa, di sindrome dell’impostore, di girlpower e così via. In Come un deja vu canti di come il dimenticare sia in realtà una sorta di autodifesa che mettiamo in atto per proteggerci, soprattutto quando i calcoli che abbiamo fatto sono sbagliato e i destini si rivelano non sempre controllabili. Tant’è vero che si finiscono per incrociarsi nuovamente.

Intanto, ti ringrazio per l’analisi quasi semiotica, filosofica e psicologica che hai dato al pezzo. Non sempre chi ascolta le canzoni per lavoro riesce a cogliere i significati che si celano nei diversi livelli del testo.

Valentina Tioli.
Valentina Tioli.

Beh, sono del parere le canzoni contengono sempre dei messaggi, anche quando sono leggere.

Non sempre nel nostro Paese ci rende conto di ciò. Io faccio sempre un esempio a proposito, citando Rockabye, una canzone dei Clean Bandit con il featuring di Sean Paul e Anne-Marie. È un pezzo rock che sembra molto leggero. In realtà, il testo parla di una madre che è costretta ad abbandonare la figlia perché non ha più i soldi per mantenerla. Di leggero, dunque, non ha molto: anzi, è molto tragico. A me piace essere diretta: uso l’orecchiabilità della musica per conquistare l’attenzione di chi ascolta ma allo stesso tempo anche per mandare un messaggio che abbia un suo spessore, un messaggio che altrimenti rischierebbe di non essere ascoltato.

Quanto la musica, a questo proposito, ti aiuta a esorcizzare i tuoi demoni personali?

Tantissimo. La musica è la mia medicina. È sicuramente la mia valvola di sfogo ed è il modo che ho per esprimermi, la mia terapia. Nei testi parlo del mio vissuto ma anche delle storie che mi raccontano gli altri, che leggo in un libro o che vedo in un film. Sono quindi tutte storie di vita di tutti i giorni, in cui ci si può riconoscere. Ci metto sempre del mio: bisogna sempre cercare di dire cose personali ma anche di far immedesimare chi ascolta in quello che si scrive.

Perché quando qualcuno si rispecchia nelle tue parole, vuol dire che hai composto una canzone universale, che chiunque può far propria. Ed è questa la cosa più bella. Tutte le volte che, ricevo un messaggio da parte di chi mi ascolta in cui mi si dice che una mia canzone è stata utile per stare meglio, sono felice. È bello accompagnare le persone tramite i messaggi che scrivo ma è ancora più bello sapere che le mie canzoni diventano un pezzettino di storia delle vite degli altri.

Hai appena citato chi ti segue. Tu hai un profilo Instagram in cui tendi a condividere molto di te. Quanto pensi che conti l’immagine che si da sé sui social e quanto i follower percepiscano?

L’immagine è importante, sarebbe ipocrita non dirlo. Rappresenta la prima impressione che si dà a chi ci segue sui social. Io cerco di alternare molto i contenuti però la sfera artistica e quella privata possono convivere. Do priorità alla musica ma parlo anche della mia passione per la moda, per il trucco e per le acconciature particolari. Ma è anche un modo per poi far sì che le persone arrivino a quello che è l’obiettivo principale: far ascoltare ciò che hai da dire nelle canzoni.

Ho un bel rapporto con i miei follower. Non sono tantissimi: sono trentamila ma sono tutti molto affezionati a me. Quando propongo qualcosa di nuovo, mi sostengono, mi supportano e mi pongono tantissime domande su quella canzone, sul testo o sulla produzione. Si interessano a me come cantante e non come “influencer”. Sono, come si dice, pochi ma buoni.

Tu hai preso parte a X Factor. È stata fondamentale come esperienza o con il senno di poi ha rappresentato un ostacolo?

Un ostacolo? Direi proprio di no. Come esperienza, è stata indimenticabile. Mi ritengo una persona fortunata: ogni anno ai provini si presentano più di centomila persone, essere selezionati tra i dodici che prenderanno parte al programma è un traguardo importante. Statistica a parte, il talent mi ha aiutato a prendere consapevolezza e a capire quale poteva essere il mio mestiere, come trasformare il sogno in realtà. Anche concretamente, grazie ai riscontri reali che ho ottenuto dalle persone e dai professionisti del settore, tutta gente che ha alle spalle una carriera brillante.

Certo, è stata un’esperienza tosta: bisogna essere pronti per affrontare un talent, anche psicologicamente. Un talent ti condensa in pochi mesi quelli che sarebbero altrimenti dieci anni di gavetta. Ti informa, ti insegna tanto e ti dà tanto, ma a livello psicologico può essere un’arma a doppio taglio. Chi vi partecipare, deve farlo con la voglia di divertirsi e di imparare tutto ciò che può. Il dopo credo sia difficile un po’ per tutti però il fatto di aver avuto una visibilità che un talent come X Factor può farti è già un ottimo punto di partenza.

Ricordiamoci che il nostro è un mestiere che si basa sulle occasioni promozionali e su quelle di visibilità. Il pubblico per sentire le tue canzoni deve vederti da qualche parte: in televisione, sui giornali… sono i media che fanno di te una persona conosciuta e che fanno conoscere la tua musica.

Per me, non è un insulto essere considerata un’ex artista da talent. Potrebbe esserlo per chi non ha vinto ma anche non tutti quelli che hanno vinto faticano a rimanere sulla cresta dell’onda. Ma succede a tutti, sia che tu venga dalla strada sia che venga dai talent. È sempre difficile ma credo che alla lunga chi ha talento, determinazione ed entusiasmo, vedrà riconosciute le sue qualità. E, quindi, continuo a lottare per questo!

Oltre che sulla determinazione, occorre contare sulle spalle solidi e su skills eterogenee. E mi sembra tu le abbia.

Sono laureata in Scienze della Comunicazione, con un master in Creative Advertising. Ho lavorato anche due anni come copywriter in un’agenzia pubblicitaria mentre continuavo a far la cantante. E poi scrivo, scrivo tanto anche per gli altri. Ho scritto una canzone che ha ricevuto il Disco d’Oro per uno dei ragazzi di Amici e quest’anno volevano candidarmi al Premio Tenco: una grande soddisfazione!

E sei anche attenta alle nuove forme di comunicazione. Sei tra i primi artisti a far uscire una sua canzone in NFT.

Sono stata contattata da una start up di Bologna, avviata da dei ragazzi. Mi hanno parlato del progetto e della volontà di promuovere la mia musica sulle loro piattaforme in formato NFT, qualcosa di non tangibile: una canzone che esce nel metaverso… mi piaceva quest’idea che strizza l’occhio al futuro e ho accettato. Ne è nata una bellissima collaborazione che ha dato il via anche a varie iniziative sui social, su TikTok in primis. Sono stati venduti più della metà dei singoli ipotizzati. Chi comprava Come un deja vu in NFT in cambio riceveva dei benefit: ascolto della stessa quindici giorni prima della sua release, una telefonata con me, un estratto del video in anteprima e così via. Ha dato il via a un simpatico gioco di interazione con i miei follower e mi auguro che non rimanga un caso isolato.

Valentina Tioli.
Valentina Tioli.
Riproduzione riservata