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Pinocchio: Il film di Guillermo del Toro per Netflix che rilegge l’opera di Collodi

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Arriva prima al cinema e poi su Netflix il film Pinocchio di Guillermo del Toro. Si tratta di una rilettura in chiave musical e in stop motion della storia di Collodi, ambientata questa volta nell’Italia fascista.

Il 4 dicembre arriva in alcune sale selezionate grazie a Lucky Red il film Pinocchio di Guillermo del Toro, disponibile su Netflix a partire dal 9 dicembre. Dopo la serie tv La stanza delle meraviglie, il regista premio Oscar reinterpreta l’iconica storia di Carlo Collodi facendo intraprendere al leggendario burattino di legno una serie di avventure bizzarre e fantastiche che spaziano tra vari mondi e rivelano il potere vitale dell’amore.

Un musical in stop motion

Dopo la reinterpretazione di Robert Zemeckis con Tom Hanks protagonista per Disney+, Pinocchio torna al cinema con un film diretto da Guillermo del Toro realizzato per Netflix. Nella storia dell’animazione, il Pinocchio degli anni Quaranta è considerato uno dei film più spaventosi mai realizzati, per via anche delle strazianti scene in cui un gruppo di vivaci ragazzi è trasformato in asini e della presenza di una gigantesca balena.

Tale immaginario da incubo non poteva lasciare indifferente Guillermo del Toro, incantato dal film sin da quando lo ha visto da bambino mentre cresceva a Guadalajara, in Messico. “Mi sono innamorato di Pinocchio son dalla prima volta che l’ho visto, pensavo che fosse un film horror”, ha ricordato il regista.

Premiato con l’Oscar per La forma dell’acqua, per il suo Pinocchio targato Netflix Guillermo del Toro ha voluto cimentarsi per la prima volta con l’animazione in stop motion ma anche con il musical, affidandosi alle musiche di Alexandre Desplat e ai testi del paroliere Roeben Katz. “Ho pensato che sarebbe stato bello fare un film sincero che chiunque potesse guardare, un film che avrebbe spinto oltre i limiti della stessa stop motion. Volevo creare un film su un burattino che usa i burattini per raccontare la storia”.

Pinocchio di Guillermo del Toro: I poster

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Pinocchio, i fascisti e la Morte

Scritto da Guillermo del Toro e Patrick Hale, il film Netflix Pinocchio si svolge nell’Italia di Mussolini, dove un povero falegname di nome Geppetto è in lutto per la morte dell’amato figlio Carlo. La perdita lo porta a dubitare della sua fede e lo fa sprofondare nell’alcol e nella disperazione.

Anni dopo, in un impeto di rabbia e sconforto, Geppetto decide di scolpire un nuovo “figlio” dal tronco di un pino piantato accanto alla tomba di Carlo. Non si rende però conto che l’albero è ora la casa di un certo Grillo Parlante, uno spiritoso giramondo e affabulatore che funge da narratore per tutto il film.

Una volta che Geppetto ha completato il suo burattino, uno spirito ultraterreno visita il suo laboratorio e usa la magia per portare in vita Pinocchio, assegnandogli come bussola morale il Grillo Parlante. Ma stare dietro a Pinocchio, ingenuo e vivace, non è facile. Pinocchio, come tutti i ragazzini della sua età, è curioso di conoscere il mondo che lo circonda e non può certo stare limitarsi alle mura della modesta casa di Geppetto.

Ed è così che Pinocchio si ritrova attratto dal carnevalesco mondo di Volpe, un diabolico direttore di circo, e del suo scagnozzo Spazzatura, una scimmia albina, che lo allettano con la promessa di tanta cioccolata calda e altre prelibatezze.

Lungo il viaggio che affronta, Pinocchio si ritrova al centro di tante situazioni pericolose. Finisce ad esempio in un campo di addestramento fascista per ragazzi e incontra non solo Mussolini ma anche la personificazione della Morte che, simile a una Sfinge, domina un regno senza tempo noto come Limbo. Anche nell’oltretomba, Pinocchio è restio a rispettare le regole. “Per me, era importante mostrare un mondo in cui tutti si comportano come burattini e in cui solo un vero burattino sceglie di essere disobbediente trovando la propria moralità, anima e umanità”, ha sottolineato Del Toro.

Un padre che accetta il figlio

Sebbene aspirasse a realizzare una propria versione di Pinocchio fin dall’adolescenza, Guillermo del Toro ha cominciato a pensare concretamente al film Netflix solo dopo aver scoperto l’edizione 2003 del racconto di Pinocchio illustrata dall’artista Gris Grimly. Colpito dal modo in cui Grimly aveva disegnato il burattino, con naso lungo e appuntito e arti sottilissimi, Del Toro ha cominciato a immaginare il mondo in cui avrebbe potuto vivere il “suo” Pinocchio. “In pochi gesti, Gris ha catturato tutta l’essenza del personaggio”, ha dichiarato il regista. “Aveva l’energia e la purezza infantili di un burattino che è sì ribella ma ha un buon cuore. E ho pensato che fosse arrivato per me il momento di realizzare la versione più cupa mai vista di Pinocchio”.

Per far sì che la sua visione si concretizzasse, Del Toro si è servito della collaborazione di Mark Gustafson, vero maestro della stop motion. “Mi è piaciuta molto l’idea di creare un mondo totalmente nuovo in cui il protagonista si avventura senza pensare alle conseguenze”, ha commentato Gustafson. “In più, l’idea di ambientare la storia in Italia tra la Prima e la Seconda guerra mondiale rendeva il tutto non solo affascinante ma anche stranamente attuale”.

In più, Guillermo del Toro e Mark Gustafson hanno assemblato assieme il cast di talentuosi attori che doppiano nella versione originale il film Netflix Pinocchio: David Bradley (Geppetto), Ewan McGregor (Grillo Parlante), Christoph Waltz (Volpe), Cate Blanchett (Spazzatura), Ron Perlman (il Podestà, un malvagio ufficiale fascista), Finn Wolfhard (il figlio del Podestà) e Tilda Swinton (la Morte ma anche lo Spirito del Legno). Per la voce di Pinocchio hanno invece scelto un giovane esordiente: il giovane attore inglese Gregory Mann.

Tuttavia, in molti saranno stupiti dal messaggio che il film Netflix Pinocchio firmato da Guillermo del Toro lancia discostandosi dal lavoro di Collodi. “Quando ero bambino, mi chiedevo se per essere amato Pinocchio dovesse cambiare il suo modo di essere. Era un’idea che non riuscivo ad accettare”, ha ammesso il regista. “Quindi, per il mio film ho voluto enfatizzare gli sforzi di Geppetto per accettare il figlio per quello che è e per amarlo tanto quanto amava Carlo. Voglio dedicarlo a mio padre, morto dopo La forma dell’acqua. In qualche modo, tutti i miei ultimi film parlano di lui in qualche strana maniera”.

Pinocchio di Guillermo del Toro: Le foto del film

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