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“Dopo Amici, sono diventata più coraggiosa e più me stessa”: Intervista esclusiva alla cantautrice Nicol

Nicol ha appena pubblicato un nuovo singolo, Pare, e firmato un contratto con un’importante agenzia di organizzazione concerti. Sta vivendo un momento sereno del suo percorso professionale e personale. L’abbiamo incontrata per una conversazione a tutto tondo.

Nicol ha 22 anni ma sembra molto più matura dell’età che ha. Forse perché si porta sulle spalle tutto il peso di una vita già vissuta al massimo. La cantautrice vicentina ha appena pubblicato un nuovo singolo dal titolo Pare (Hokuto Empire/Sony Music). La canzone arriva dopo il percorso che Nicol ha fatto all’interno della scuola del programma televisivo Amici 21 e dopo il successo del singolo Decimo senso, uscito a marzo.

Pare è un limbo nel quale tutti prima o poi cadiamo”, sono le parole che Nicol ha usato per descrivere il suo nuovo brano. “Prendersi e lasciarsi attraverso una serie di parole non dette e di altre che forse era meglio non dire nel vortice di una relazione che dovrebbe essere finita ma in realtà non lo è mai. Baby perché non vuoi parlare? Mi uccidi il mood con questi pare descrive un dialogo senza via d’uscita. Mentre una parte tenta di risolvere, l’altra guidata dall’insicurezza, crea nuovi motivi per discutere. Scrivere questo brano mi ha permesso di lasciare andare questa sensazione che mi stava soffocando e dalla quale non riuscivo a uscire, permettendomi di staccarmi definitivamente da questa persona. Forse”.

Nata a Vicenza, la cantautrice Nicol aveva ancor prima di Amici 21 una solida esperienza alle spalle. Aveva pubblicato il suo primo singolo, Ritornerai, nel settembre 2020 e a questo avevano fatto seguito Pupille e Satellite, con la produzione di Katoo e Kariim28. All’interno della scuola del programma di Maria De Filippi, ha mostrato sin da subito le sue capacità di scrittura a partire dal singolo Onde (prodotto da Zeff e Bias) ma anche una certa giocosità con Spotify (frutto della collaborazione, ancora una volta, con Katoo).

Ma è forse con Nome (prodotta da Sciré e Bias) che Nicol ha iniziato un percorso che, pian piano, l’ha portata fino a Pare. Nella canzone, Nicol racconta di aver ritrovato il suo nome dandoci un assaggio di una storia imprevedibile, difficile, tormentata e sofferta, con un finale da riscrivere attraverso l’uscita di Decimo senso. Attraverso ogni nuovo brano, Nicol vuole regalare un pezzo di sé per permettere a chi l’ascolta di realizzare che le nostre storie possono essere più simili di quanto sembra, dimostrando ciò che ognuno è in grado realmente di fare.

TheWom.it ha intervistato Nicol. Partendo proprio da Pare, è emerso il quadro di una donna oggi serena che ha imparato molto dal suo vissuto, dagli errori ma anche dalla discriminazione di cui è stata vittima negli anni in cui non aveva ancora imparato ad accettarsi.

Intervista esclusiva a Nicol

Immagino che per te sia un momento particolarmente frenetico. Hai appena pubblicato il tuo nuovo singolo, Pare. Vuoi raccontarci di quello che parla?

Pare è un brano che vuole scacciare le paranoie e parlare di quelle situazioni che diventano dei tunnel senza una fine, senza via d'uscita. A prescindere dalla vita amorosa o meno, ci si ritrova all'interno di una comunicazione in cui, non c'è ascolto: una persona va verso una strada a destra, l'altra a sinistra. E non si prova a capirsi a vicenda. Si creano così delle paranoie e dei sensi unici, dai quali, appunto, sembrano non esserci vie d'uscita. Pare parla di questo e vuole sbloccare questo mood con il suo ritornello: vuole rendere più leggera e spensierata la pesantezza che si crea in quel tipo di situazioni.

Pare è la nuova tappa di un percorso che, cominciato con Decimo senso, racconta una parte di te. Come ti muovi quando devi scrivere una canzone? Parti da una sensazione, da un episodio vissuto, dal tuo bagaglio sterminato di esperienze, oppure lavori di fantasia?

Ogni volta è diverso. Quando nasce una nuova canzone è come conoscere una persona diversa: le persone non le conosci tutte allo stesso modo, non le incontri tutte nello stesso posto. Spesso lascio che sia il mood a decidere cosa voglio dire. Non entro in studio e dico: “oggi voglio scrivere una canzone su questa cosa”. A meno che non nasca un'esigenza proprio mia, che debba liberarmi o avere uno sfogo.

Però, molto spesso capita che parte la musica e si capisce letteralmente la storia che deve essere raccontata. Altre volte, vado di fantasia, come è successo magari con Onde: racconto qualcosa che vorrei vivere, che non ho vissuto, che vorrei vivere in quel momento o che semplicemente mi piace come immaginario. Oppure, altre volte ancora, parto da una storia più autobiografica, come Decimo senso, da una sensazione che sto vivendo… da una forza interiore che si è scatenata in me, che mi ha fatto capire che stavo vincendo la mia battaglia e che ero padrona del mio sogno e di quello che volevo fare.

In definitiva, dipende dal momento. A volte, racconto qualcosa di mio e a volte mi ispiro a qualcosa che non ho vissuto io ma che ho visto vivere a qualcun altro.

Nel caso di Pare, si tratta della fine di una relazione personale o di libertà creativa?

È un mix. Non è un’unica relazione ma è il frutto di un tipo di situazione che si è verificata più volte nella mia vita. Ho raccontato, quindi, di più episodi in cui non c’era una via d’uscita.

La copertina del singolo Pare.
La copertina del singolo Pare.

Hai tatuato sul braccio la scritta “I sogni si avverano mentre sei sveglio”. Quali sogni si sono avverati fino a questo momento?

La musica non è più un hobby per me, ma è diventato il lavoro che posso fare tutti i giorni. Al giorno d'oggi è comunque un privilegio. Fino a poco tempo fa dovevo lavorare durante il giorno e cantare o scrivere le mie canzoni nel tempo che rimaneva libero la sera. Posso dedicarmi adesso 24 ore su 24 al mio sogno: è uno dei primi traguardi bellissimi raggiunti a cui sono grata in questo momento. Ma è un sogno avverato anche avere delle persone che mi ascoltano, che hanno voglia di ascoltarmi e che si riconoscono nelle canzoni.

Tra l’altro, tu hai un rapporto molto diretto con le persone che ti seguono. Nella tua pagina Instagram, non nascondi assolutamente nulla di quello che vivi, di quello che attraversi o di quello che crei. Così come hai comunicato di recente il tuo ingresso in una grandissima agenzia di organizzazione tour, la Trident Music. Che tipo di traguardo rappresenta per te?

Mi permette di mostrare tutto il mio lavoro e mi dà la possibilità di farlo su un palco. E mandare il mio messaggio da un palco è, come per ogni artista, il sogno più grande. Si, è bello stare in studio e creare delle canzoni. Ma, subito dopo, hai voglia di salire su un palco e di cantarle a tutte le persone che esistono al mondo!

Hai dichiarato tempo fa che temevi le persone ma non quando cantavi. Continui ad avere ancora paura delle persone?

Ma non è paura delle persone, in realtà. È un po’ di ansia, diciamo, sociale, che la musica mi sta permettendo di alleviare. La musica è un mondo fatto di relazioni e di conversazioni con le persone. Stare sul palco e cantare mi stanno aiutando molto ad aprirmi.

Da quando sono uscita dalla scuola di Amici, ho cercato sempre di più di vincere la mia ansia e di mettermi alla prova. Comunque, non direi che sono timida, però questo tipo di paura tende a farti stare nell’angolo, a non farti notare.

Non so da cosa nasce. Io non la vedo come la vedono le altre persone. Penso di avere quel qualcosa che quando mi vedi in mezzo ad altre persone ti fa dire “è diversa”. Quindi, spesso, l’escamotage di non dire niente, di starsene nell’angolo, non funziona per niente. Ho allora imparato a mettermi in gioco molto di più ultimamente.

E fai anche bene, perché sai che puoi essere anche di aiuto, oltre che di esempio, a chi magari vive la tua stessa situazione. Puoi aiutare tantissimo le persone che si rinchiudono in se stesse e spesso non hanno spesso la forza di chiedere “aiuto”. chiedere tra virgolette aiuto.

È una cosa che sostengo sempre: il chiedere aiuto è una delle cose più importanti che si possano fare. Sprono chi è in difficoltà a farlo, è la parte più importante del percorso.

Se tutti parlassimo dei problemi in modo normale, ci renderemmo conto che siamo tutti molto simili tra di noi e che le vite e anche le nostre storie si incrociano. E se tutti mettessimo insieme l'emotività dell'essere umano e la voglia di capire gli altri, molte persone che si sentono più o meno sole starebbero molto meno male nel provare determinati tipi di sensazioni.

Nicol.
Nicol.

Quanto pensi che sia cambiata Nicol grazie al percorso fatto ad Amici?

Nicol non è cambiata. È solo diventata “più” qualcosa: più coraggiosa e ancor più se stessa. Il percorso che ho fatto mi ha permesso di capire qual è la mia identità e cosa voglio dire, anche attraverso l'interpretazione dei brani degli altri. È un lavoro introspettivo, molto utile per capire la quotidianità, perché è facile capirlo attraverso quello che scrivi, ma non attraverso quello che scrivono gli altri.

Bisogna sempre rimanere se stessi in tutto e per tutto, anche negli aspetti che possono, ahimè, portare dei pregiudizi. Tu sei stata una dei primi allievi della scuola di Amici a non aver fatto mistero della propria identità di genere. È qualcosa di fondamentale importanza: molto spesso tendiamo a nasconderci, non accertarci e in qualche modo finiamo con non farci accettare dagli altri. Perché penso che l'accettazione degli altri dipenda anzitutto dall'accettazione di sé stessi. È stato facile o difficile essere se stessi?

Ora è stato molto facile. Un tempo, quando stavo ancora alle superiori, mi prendevano in giro. A un certo punto ho realizzato che non mi prendevano in giro, non mi facevano più battute del tipo “sembri un maschio” o cose del genere. Mi son chiesta perché non me le facessero più… Ok, il mondo è cambiato e le persone sono state più sensibilizzate sull'argomento, ma non era questa la risposta.

Era accaduto perché era cambiato il mio atteggiamento.

Io prima uscivo di casa e si vedeva palesemente che avevo paura che mi dicessero quelle parole. E gli altri percepivano il mio malessere interiore. Quando ti senti insicuro a essere te stesso, viene percepito dalle persone. La tua insicurezza attrae letteralmente quel tipo di trattamento, sbagliatissimo.

Poi, quando mi sono accettata, non ho più lasciato spazio alle persone per avere quel tipo di atteggiamento. Dentro le loro parole c’era anche odio e l’odio non si può combattere con l'odio. Così come c’era spesso ignoranza. L’ignoranza è difficile da combattere anche con l'informazione.

Per me, in casi simili, bisogna capire cosa mi sta dicendo la persona che ho davanti. E chiedersi: “Credo a questa cosa? Sta dicendo una cosa ignorante? Mi può colpire?”. La risposta è “No, io sono chi sono”.

Non è difficile essere come sono e non ho nemmeno bisogno di definirmi dentro un’etichetta. Si sa, molte persone spargono odio gratis: ignorare, onestamente, aiuta molto. Sono sempre per l’incontro e l’informazione. Provo a comunicare con loro ma, quando capisco che non c’è una via d’uscita, preferisco ignorare. Probabilmente sono persone che si nutrono di reazioni da parte di persone che tengono a cuore certi argomenti: si divertono così. Nel momento in cui tu le ignori perdono tutta la carica vitale che avevano per mettere in atto i loro comportamenti.

Sei oggi una persona serena?

Sì, sono una persona effettivamente molto serena perché so quello che voglio e cosa devo fare per realizzarlo. Ci sono giornate in cui magari mi rendo conto che non ho fatto tutto quello che potevo per arrivare a quello che voglio fare. Quindi, mi raddrizzo da sola. Capisco che il giorno dopo, eventualmente, devo fare il doppio! Vale anche per le relazioni con le persone: sono arrivata a un mio equilibrio.

Cosa ti hanno lasciato i fantasmi del passato?

Mi hanno aiutato a diventare chi sono. Ho vissuto delle brutte situazioni che magari uno non vorrebbe vivere ma che io rivivrei: mi hanno permesso di crescere e di essere chi sono oggi.

Non avrei questa consapevolezza di ciò che voglio e di tutta la volontà che ho per realizzarlo. Racconto la mia storia e “rinuncio” a una parte della mia privacy per raccontare pezzi della mia vita che, seppur potrebbero anche rimanere lì, servono a far capire alle persone che quando si cade e, soprattutto, si tocca il fondo, ci si rialza. Dopo il fondo del fondo, non c'è niente che può fermarti.

Cadrai di nuovo sicuramente e tutte le volte ti rialzerai: la differenza starà nel come ci si rimette in piedi. Sai che, nonostante cadrai in qualche momento della tua vita, potrai comunque rialzarti. La forza è dentro di te. È importante chiedere aiuto ma è anche importante rendersi conto che l'unica persona di cui abbiamo bisogno per tutta la vita e che ci sarà per sempre siamo noi stessi.

Noi stessi o, come nel tuo caso, anche il tuo cane. Che tipo di rapporto ha con lui? Dall’esterno, sembrate quasi simbiotici.

Il mio cane si chiama Ivy ed è una femmina. L'ha trovata nel momento proprio in cui ho fatto lo switch di mentalità e ho smesso di sopravvivere per iniziare a vivere.  L’ho presa al canile in cui facevo volontariato nel periodo in cui stavo cercando di trovare me stessa.

Ivy è stata molto importante perché era, più o meno, nella mia stessa situazione: era un cane molto timoroso, che stava sempre nell'angolo. Non lo era però con me. Il nostro è stato un legame forte sin da subito: non era nemmeno in programma che prendessi un cane. È stato un incontro inaspettato e non potevo più aspettare, non potevo permettere che la prendesse qualcun altro, sia per lei sia per me!

Ivy mi aiuta un sacco. Quando ho gli attacchi di panico, recentemente ne ho molti di meno, Ivy mi calma. Capisce esattamente quando cambia il mio, mi si siede sopra la mia pancia e ferma gli attacchi.

Musicalmente, ti danno fastidio i paragoni? Molto spesso, di te si dice che sei la nuova Madame.

No, per me è comunque un complimento. Provo molta stima nei confronti di Madame: ha aperto un nuovo squarcio nella musica e nel mondo della canzone femminile. Però, quando scrivo le mie canzoni, parlo della mia storia e ne parlo con la mia voce e con il mio stile.

Dentro di me so che sono un'altra persona: si tratta solo di dare tempo alle persone di realizzare l'identità. Come quando conosci qualcuno: ti può ricordare qualcun altro e in un primo momento la associ.

Mi fa sempre piacere che nella scena artistica, ingrandendosi, ci siano sempre più ragazze.

Cosa verrà dopo Pare? Un album?

L’album verrà con il tempo, si sta formando e sarà pronto per l’anno prossimo. Per ora, voglio concentrarmi sui live: voglio portare la mia musica in giro.

Nicol.
Nicol.
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