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Il Pataffio: Un medioevo di fame, libertà, sesso e potere che guarda a noi

Il pataffio è il film che Francesco Lagi ha tratto dall’omonimo romanzo di Luigi Malerba. In sala ad agosto, è uno dei pochi titoli italiani che arricchiscono il Festival di Locarno.

Il pataffio è uno dei pochi film italiani presentati al Festival del Cinema di Locarno, in programma dal 3 al 13 agosto. Diretto da Francesco Lagi, Il pataffio è tratto dall’omonimo romanzo (storico medievale) di Luigi Malerba. Arriverà nelle sale italiane il 18 agosto, grazie a 01 Distribution.

Prodotto da Vivo Film con Rai Cinema in associazione con Colorado Film Production e Unimedia, Il pataffio conta su alcuni dei nomi più interessanti del panorama cinematografico italiano: Lino Musella, Giorgio Tirabassi, Viviana Cangiano, Giovanni Ludeno, Vincenzo Nemolato e Daria Deflorian. Accanto a loro, recitano Alessandro Gassmann nel ruolo di Frate Cappuccio e Valerio Mastandrea in quello di Migone.

Le musiche originali del film sono invece composte da Stefano Bollani. Le parole delle canzoni Il Salmo di San Ghirigoro e Culi culagni sono dello stesso Luigi Malerba. Scomparso a Roma nel 2008, lo scrittore è stato sceneggiatore per il cinema. Ha firmato tra gli altri titoli come Il cappotto di Alberto Lattuada, Lo scatenato di Franco Indovina e Sissignore di Ugo Tognazzi.

Cosa racconta il film

Il pataffio, il film tratto dal romanzo di Luigi Malerba, ci porta in un remoto medioevo immaginato. Qui, un improbabile gruppo di soldati e cortigiani, capitanati dal Marconte Berlocchio (Lino Musella) e dalla sua fresca sposa Bernarda (Viviana Cangiano), arriva in un feudo lontano. Ma quel castello è in realtà un postaccio decrepito abitato da villani per niente disposti a farsi governare. Tra appetiti profani e sacri languori, militi sgangherati e povericristi, si dipana un racconto sulla libertà, sulla fame, sul sesso e sul potere.

“Incontrare il libro di Malerba è stato l’inizio di un viaggio in un mondo altro, un invito ad andare in un tempo e in un luogo che altrimenti non avrei mai visitato. Mi hanno fatto compagnia personaggi strampalati e struggenti che ho subito riconosciuto come nostri contemporanei”, ha brevemente commentato il regista Francesco Lagi. Ai più giovani Lagi è noto come il regista della serie tv Netflix Summertime. Ma suoi sono anche film come Missione di pace e Quasi Natale.

“L’immaginario del film è strettamente connesso a una specifica tradizione del cinema italiano. Il pataffio è un lontano parente di tutti quei film amari, divertenti e audaci con un’ambientazione medievale che rappresentano ormai un genere dimentica ed estinto. Tuttavia, all’epoca della loro realizzazione erano molto popolari: dal Decameron di Pasolini a L’armata Brancaleone di Monicelli”, ha aggiunto Lagi.

Alessandro Gassmann e Viviana Cangiano in Il pataffio.
Alessandro Gassmann e Viviana Cangiano in Il pataffio.

Fame, libertà, sesso e potere

Il pataffio è un film che racconta di fame, libertà, sesso e potere. “I sentimenti che muovono i personaggi sono per lo più basilari, così come il loro bagaglio emotivo, la loro capacità (o incapacità) di introspezione e comprensione delle cose. Ci raccontano i nostri desideri, le nostre paure e il senso di stare insieme”, ha dichiarato Francesco Lagi.

“Ma Il pataffio è anche un racconto morale. Una favola oscura sugli appetiti più elementari degli esseri umani in grado di creare effetti comici e tragici attraverso l’uso di paradossi. È una storia sullo stato primitivo e sullo stato civile, che mette in discussione quanto entrambe le nature convivano in ognuno di noi ancora oggi”.

Dal romanzo al film

Trasformare Il pataffio, il romanzo di Luigi Malerba, in un film ha richiesto in primo luogo un lavoro di semplificazione: l’attenzione è stata tutta rivolta verso i fatti. “Ho scavato all’interno del testo, cercando un percorso che potesse superare la discontinuità di tono e stile. Ma senza rinunciare alle “dissonanze” di cui quel tipo di narrativa ha bisogno”, ha ricordato Lagi, sceneggiatore oltre che regista del film.

“Ho progressivamente cercato di enfatizzare gli aspetti comici e vitali del racconto. Mi sono lasciato guidare dal ritmo, dall’ironia e da una certa leggerezza rispetto all’inesorabile progressione degli eventi. Le sfide principali del processo di scrittura sono state la coerenza del tono e l’elaborazione di alcuni dei temi politici affrontati dal libro. Quella di Il Pataffio è una storia che ha bisogno di ironia e durezza allo stesso tempo”.

Lino Musella in Il pataffio.
Lino Musella in Il pataffio.

Una storia senza vincitori

Attraverso l’ambientazione in un Medioevo immaginario e invenzioni linguistiche che fanno riferimento a una lingua appena nata, il film Il pataffio racconta quella che è l’Italia di oggi per via di personaggi appartenenti a un’umanità disperata, sporca e amorale, incapace di organizzarsi e di rimettere le cose in ordine. Ma anche incapace di confrontarsi con se stessa e di trovare una propria identità.

“La tensione che attraversa la vicenda deriva principalmente dal confronto tra Berlocchio, il Marconte che rivendica il diritto di governare in nome di una legge imposta dall’alto, e Migone, il paesano che si oppone al nuovo potere feudale in nome della giustizia e di qualcosa di simile alla democrazia”, ha specificato ancora Lagi.

“Berlocchio capisce subito che Migone è la persona più pericolosa del posto, colui che potrebbe rovinargli il sogno di diventare un vero feudatario. Così come Migone (Valerio Mastandrea) si accorge subito che il nuovo signorotto, accecato dalla presunzione di rappresentare qualcosa che non è e che non può essere, potrebbe essere anche l’ultimo a governare il paese. Berlocchio lo molesta, lo assilla, lo punisce, ma Migone sopporta, osserva le sue mosse e cerca di capire. Alla fine, però, nessuno dei due avrà la meglio sull’altro”.

Tuttavia, per Berlocchio l’esercizio del potere non è privo di conseguenze, soprattutto affettive e relazionali: ogni suo rapporto si complica a poco a poco. “Bernarda, la neo-sposa, è profondamente diversa da lui, esige costantemente la sua attenzione e il suo affetto per coronare quello che per lei era un agognato sogno d’amore”, ha concluso il regista. “Frate Cappuccio (Alessandro Gassmann), l’autorità religiosa di corte, ama tramare alle spalle di Berlocchio per mantenere la sua piccola sfera di potere e soddisfare i suoi istinti".

"E la fragile umanità del consigliere Belcapo (Giorgio Tirabassi) non dimostra certo come sia la persona più adatta a svolgere quel ruolo. Per non parlare poi dei soldati Ulfredo (Vincenzo Nemolato) e Malfredo (Giovanni Ludeno): sempre pronti a eseguire gli ordini ma con risultati non sempre brillanti”.

Il pataffio: Le foto del film

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