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David Cerquetti: ‘L’anno in cui la mia vita è profondamente cambiata’ – Intervista esclusiva

david cerquetti
Giovane musicista aostano trasferitosi a Los Angeles, David Cerquetti si racconta in esclusiva a TheWom.it, ripercorrendo il suo impegno nel mondo delle colonne sonore cinematografiche e le sfide di vita che si è ritrovato ad affrontare.

In questa conversazione esclusiva, David Cerquetti, giovane e talentuoso musicista originario della Valle d'Aosta, ci apre le porte del suo mondo artistico e personale con una sincerità disarmante. Trasferitosi a Los Angeles, la città degli angeli e dei sogni hollywoodiani, David Cerquetti ci racconta il suo percorso di crescita professionale e umana, un viaggio intriso di musica, passioni, e scoperte.

Da un piccolo comune italiano alla vastità di Los Angeles, il suo racconto è una testimonianza della potenza dei sogni e dell'inesauribile ricerca artistica. Ventiseienne, con alle spalle un'educazione classica ma sempre aperto alle novità del mondo musicale, David Cerquetti si è già fatto un nome nel panorama internazionale grazie alla sua recente collaborazione alla colonna sonora del film Buio come il cuore, un progetto che ha segnato una pietra miliare nel suo percorso professionale. Questa intervista ci porta attraverso le sfide, le ispirazioni, e le aspirazioni di un artista che, nonostante la giovane età, dimostra una maturità e una profondità che trascendono i confini geografici e artistici.

David Cerquetti in sala di registrazione con Lorenzo Licitra.
David Cerquetti in sala di registrazione con Lorenzo Licitra.

Intervista esclusiva a David Cerquetti

“Mi sono trasferito a Los Angeles lo scorso anno”, ci confida subito David Cerquetti quando lo sentiamo a un orario abbastanza insolito: mentre da noi è quasi sera, da lui la giornata è appena cominciata. Ventiseienne musicista originario della Valle d’Aosta, David Cerquetti è alle prese oltreoceano con il lavoro, la musica, la sua ragione di vita e passione da sempre. Ha appena rilasciato sulle piattaforme digitali Buio come il cuore, la colonna sonora dell’omonimo film con protagonista Elisabetta Pellini, in uscita prossimamente nei cinema: “È stato un sogno che si è concretizzato quello di registrare una vera colonna sonora con un’orchestra intera: il 1° giugno 2023 è un giorno che ricorderò per tutta la vita”.

“Si tratta di un progetto a cui ho cominciato a lavorare nell’inverno dello scorso anno”, ci confida David Cerquetti. “Sono stato contattato a gennaio 2022 dal regista, Marco De Luca. Avevo già lavorato alle musiche di un cortometraggio diretto da un suo assistente, Marco è rimasto entusiasta del mio lavoro e, una volta pronta la sceneggiatura di quello che sarebbe stato il suo film, me l’ha fatta leggere. Ed io me ne sono subito innamorato, rimanendo senza fiato di fronte al racconto, scorrevole e pieno di intrighi e colpi di scena. Curiosamente, sebbene abbia alle spalle esperienze all’estero, questo è il primo lungometraggio italiano a cui ho lavorato”.

“Ho alle spalle una formazione didattica molto tradizionale, classica, anche se dalla mia ho sempre avuto un background abbastanza moderno: avevo iniziato con le tastiere elettroniche, avevo un band e cantavo, proponendo del rock prima di spostarmi su una strada più accademica. Nella musica da film, ho trovato una sorta di trait d’union tra i due aspetti e, solitamente, chiedo al regista con cui lavoro di essere incluso sin da subito nel processo creativo, ancor prima delle riprese stesse, in modo da poter impostare un percorso ben delineato.

A differenza di chi sceglie invece di scrivere le musiche solo a film completato…

Si tratta di un’attività diversa, che ben connota la divergenza che da sempre c’è tra i compositori di colonne sonore. A Los Angeles, ad esempio, si parla molto della differenza tra coloristi e melodisti. Io mi considero tra la schiera dei coloristi: la melodia è importante ma non tanto quanto il colore. Le mie musiche sono sempre impregnate di un elemento tematico molto evidente ma parto sempre dal colore: ogni singolo film ne ha uno diverso e mi interessa che lo spettatore esca dalla visione con la sensazione di aver vissuto un’esperienza immersiva unica.

La ricerca del colore giusto per me parte nel momento in cui leggo la sceneggiatura: elaboro un mio template a cui seguono poi una serie di provini o una suite di dieci minuti che contiene già tutti gli elementi principali, in modo che un regista possa farsi un’idea di ciò che ho in proposito di realizzare. Quando poi ricevo una prima copia del montaggio finale del film, utilizzo di elementi della suite disintegrandoli e ricomponendoli per riadattarli alle scene.

La cover della colonna sonora di Buio come il cuore.
La cover della colonna sonora di Buio come il cuore.

Nel caso di Buio come il cuore, qual era il colore che avevi in mente?

Il blu. È vero che si tratta di un film molto scuro e molto dark ma parla pur sempre di amore, seppur nei suoi aspetti più bui e intensi. Sappiamo tutti come l’amore sia dolce e amaro: non è mai del tutto bianco come non è mai del tutto nero.

Il blu, secondo gli armocromisti, è il colore della serenità.

Sì, ma è anche il colore del mare. In Buio come il cuore il Mediterraneo è molto importante: il film è ambientato in Calabria e ci sono tante scene sul mare.

Sei ovviamente giovanissimo. Cosa ti ha spinto lo scorso anno a volerti trasferire a Los Angeles e a non rimanere in Italia?

Mi sarebbe piaciuto in realtà rimanere in Italia, dove spero prima o poi di tornare. Dopo essermi laureato al conservatorio, ho deciso di abbracciare il lato più contemporaneo della musica, della composizione, e ho scoperto il mio amore per la musica per il cinema. Ho allora frequentato diversi corsi di perfezionamento in Europa. Uno in particolare, in Bulgaria, mi ha permesso di avvicinarmi di più all’ambito internazionale facendomi entrare in contatto con personalità abbastanza rilevanti dell’ambiente che mi hanno aperto la strada verso l’America.

Seppur tornato all’Accademia chigiana di Siena per presentare un’idea relativa a un corso di musica per film, chiuso dopo la morte di Luis Bacalov, mi son detto ‘Perché non proviamo a fare un percorso ancora più internazionale con docenti americani?”.

Il corso all’Accademia chigiana è poi ripartito e tu sei divanto docente assistente. Questo ti ha dato l’opportunità di invitare vari docenti ma anche di spostarti a Madrid, dove si teneva un altro corso. Ed è lì che hai conosciuto Christopher Young, compositore hollywoodiano…

…che mi ha poi invitato a Los Angeles. È stata quella la prima volta che ho messo piede in California, un’opportunità che mi ha permesso di partecipare a vari eventi e di conoscere la compositrice russa Anna Drubich, autrice delle musiche del documentario premio Oscar Navalny. In breve, ho cominciato a fare delle orchestrazioni per lei, dapprima per musica da concerto e in seguito per le musiche addizionali per un documentario di National Geograhic dal titolo The Space Race (disponibile in Italia su Disney+, ndr). Dopo, è stato il turno del film The Master and Margarita, una produzione internazionale che dovrebbe arrivare in Italia ad aprile, e ora sto lavorando alle orchestrazioni di Ballerina, spin-off della saga di John Wick, un progetto in mano al compositore Marco Beltrami.

Con Marco, Anna ed Ericsson Williams (il compositore delle Cronache di Narnia), abbiamo condiviso il palco di recente per un evento durante il quale ho eseguito una riduzione dalla colonna sonora di Buio come il cuore. È stato in occasione di tale evento che il mio editore ha deciso che era arrivato il momento di rilasciarla sulle piattaforme e di presentare anche la canzone portante cantata da Lorenzo Licitra. Con Lorenzo, musicista con una cultura musicale incredibile, ci siamo poi ritrovati a lavorare anche per le musiche di un altro film, La volpe e l’uva.

Se ci penso, il 2023 è stato per me un anno davvero incredibile… culminato anche con la conoscenza di Giuliano Taviani, compositore fantastico con cui ho composto alcune orchestrazioni per la serie tv di Rai 1 Mameli. Un anno di sogni realizzati, di amicizie solide e anche di amore: mi ero effettivamente innamorato per la prima volta ma poi è finita male (ride, ndr).

David Cerquetti nella sessione di registrazione di Buio come il cuore.
David Cerquetti nella sessione di registrazione di Buio come il cuore.

È stato per te semplice lasciare casa e fare un salto nel buio che non sapevi dove ti avrebbe portato?

Non è stato semplice per niente. Ma sono state tante le ragioni che hanno influito sulla mia scelta. Di mio, amo molto l’Italia e la sua qualità di vita ma mancavano le opportunità lavorative, un problema che tutti purtroppo ben conosciamo. La mia speranza è quella di crescere qui professionalmente per poi rientrare. Non si tratta di ricerca del successo a tutti i costi ma per rispondere a un’esigenza mia personale: se non scrivo musica o non penso a essa in una giornata, sto male: la musica è una parte di me cui non riesco a fare a meno. A muovermi è anche il pensiero che possa apportare bene nel mondo o serenità anche a gente che io non conosco: il cinema mi permette di arrivare a un pubblico più ampio possibile.

La difficoltà più grande è data dalla lontananza dalla famiglia. Ma anche il dovermi confrontare con una cultura e una lingua completamente diverse dalla mia hanno reso tutto più faticoso: è stato tutto alienante. Mi è mancata quella sorta di genuinità data dall’italiano… a livello psicologico, poi, trovarsi in una metropoli così grande come Los Angeles, dove ripartire da zero, non è stato leggero: non solo dovevo pensare ai contatti professionali ma anche a crearmi una nuova rete di conoscenze e di amici. E il tutto era complicato dall’attitudine della città, sempre più orientata al lavoro che alla sfera privata.

Oggi condivido casa con tre coinquilini ma sono pur sempre affettivamente da solo…

Qual è stata la cosa che hai trovato più complicata fare da solo?

Di certo non cucinare: sono sempre stato bravo tra i fornelli, forse perché anche cucinare è un’attività creativa. Da vegetariano, ad esempio, ho dovuto reinventarmi tutta una serie di ricette per implementare le proteine… le complicazioni maggiori per me sono state quelle pratiche e burocratiche, per cui non c’erano i miei ad aiutarmi: l’aprire una partita IVA, capire come funzionavano le tasse, rifare l’esame per la patente, stipulare un’assicurazione sanitaria e tutte le altre esigenze che rispondevano a regole e iter del tutto diversi dai nostri.

È stato facile integrarsi in quel meltin’ pot che per tutti è Los Angeles? Al di là del lavoro, hai oggi un tuo network sociale?

In qualche modo, qui sono un po’ tutti innamorati dell’Italia ed è di conseguenza facile rompere il ghiaccio parlando di tante cose: in ambito cinematografico, ad esempio, il Festival di Venezia è un ottimo passe-partout, così come lo è l’epoca d’oro del cinema italiano. Curiosamente, per me è stato più complicato entrare in relazione con gli altri italiani che vivono in città.

Buio come il cuore: Le foto in anteprima

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Tornando al passato, avevi dieci anni quando hai scritto la tua prima composizione. Cos’è che ti ha spinto a farlo?

È una di quelle domande a cui non so dare risposta ogni volta che me la pongono: mi è venuto come naturale farlo. Avevo iniziato a studiare tastiera elettrica, non frequentavo ancora il Conservatorio ad Aosta e ho composto senza sapere nemmeno cosa fosse la composizione, scoprendo solo dopo che quel primo lavoro aveva già una sua struttura armonica: era come se note scorressero già dentro le mie vene e avessero necessità di venir fuori. È stata la mia insegnante di solfeggio nel vederla che mi ha suggerito allora di studiare per davvero composizione, qualcosa di cui non avevo mai sentito parlare.

Pur non provenendo da una famiglia di artisti, i miei mi hanno poi spronato a perseguire la mia naturale propensione alla musica e a studiare pianoforte in maniera del tutto personalizzata. Ero in grado di prendere un pezzo di Mozart cambiandone le armonie, apportando variazioni o abbellimenti che davano molto fastidio al mio docente, giustamente. La voglia di rompere il sistema mi ha portato a diciotto anni a dire basta allo studio del pianoforte e a intraprendere, finalmente, quello della composizione, sostenendo l’esame di ammissione al Conservatorio di Milano.

Studiare al conservatorio quanto sacrificio ti è costato?

Molto. Sono stati, a livello psicologico, gli anni più bui della mia vita ma non tanto per il conservatorio in sé. Nonostante stessi facendo ciò che più amavo, ad Aosta venivo distrutto emotivamente da coloro che studiavano con me a causa del minimo di visibilità che nel frattempo avevo cominciato a ottenere con i concerti dal vivo, i primi articoli di giornale e i primi servizi al tg… tutto ciò faceva storcere il naso agli altri, portandoli a praticare forme di cyberbullismo anche molto violente nei miei confronti. Sono state le voci incontrollabili che giravano sul mio conto a farmi scappare da Aosta a Milano.

Se nella prima città a demotivarmi era l’ambiente, nella seconda era l’istituzione. Il Conservatorio di Milano per molto tempo ha rallentato il mio percorso professionale, negandomi ad esempio la possibilità di laureami in anticipo, costringendomi a un anno in più d’attesa per la tesi di laurea e non dandomi spesso l’autorizzazione per le attività lavorative che avevo nel frattempo intrapreso.

Se tornassi indietro, forse non lo rifarei più. Un bravo compositore può formarsi anche da sé: il conservatorio torna utile solo perché ti da una certa predisposizione allo studio qualora non si sia motivati.

La musica è un’arte e come tale ha il dovere di raccontare ciò che le sta intorno.

Un artista non può ignorare ciò che succede nel mondo: deve dire la propria e deve prendere posizione tramite la sua arte apportando, come dicevo prima, bene e serenità. La musica serve a creare comunità e non ha alcun tipo di confine, se non quello dettato da aspetti tecnici che possono variare di cultura in cultura.

E tu sei andato a dormire sereno ieri sera?

Si, tendo a essere sempre grato di tutto ciò che mi sta succedendo. Provo a trovare sempre gli aspetti positivi di tutto, anche in un ambiente come quello cinematografico che può risultare molto tossico se ci si lascia influenzare per via della tanta gelosia e competizione malsana. Perché esserlo quando la voce di ognuno di noi è unica e diversa?

David Cerquetti e Lorenzo Licitra.
David Cerquetti e Lorenzo Licitra.
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