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Cannes 2024: Diamant brut, un film sulla moderna ossessione per l’immagine

diamant brut film
In concorso al Festival di Cannes, il film Diamant brut punta il faro sulla vita di una ragazza ossessionata dall’aspetto fisico nell’epoca dei social media. Una storia di emancipazione femminile che farà discutere.

Tra i film in concorso al Festival di Cannes 2024 troviamo Diamant brut della regista francese Agathe Riedinger, già papabile candidata alla Palma d’Oro. Interpretato dalla giovane Malou Khebizi, il film Diamant brut racconta la storia di Liane, una diciannovenne di oggi che vive con la madre e la sorella minore nel sud della Francia. Ossessionata dalla bellezza e dalla necessità di diventare “qualcuno”, vede nei reality tv la sua possibilità per essere amata. Il destino le sorride quando viene chiamata per un provino…

Al suo primo lungometraggio, Agathe Riedinger sembra dunque aver fatto centro. Laureata alla Scuola Superiore di Arti Decorarite di Parigi (ENSAD), è sceneggiatrice, regista e fotografa. Tra eccessi e ironia, ha sperimentato diversi tipi di narrazione tenendo però sempre a cuore i temi che più le interessano come l’emancipazione e la condizione femminile. Ha già all’attivo due cortometraggi, J’attends Jupiter ed Eve, selezionati in numerosi festival del mondo.

La regista Agathe Riedinger.
La regista Agathe Riedinger.

L’ossessione per l’immagine

Il film Diamant brut si distingue come un racconto viscerale e incisivo che esplora la vita di Liane, una giovane donna ossessionata dall'immagine e dalla bellezza nell'era dei social media e dei reality tv. La trama segue la sua partecipazione a un programma televisivo chiamato Miracle Island, dove le porte della celebrità sembrano spalancarsi per lei. Liane, nonostante le sue estreme modifiche estetiche e la sua devozione quasi religiosa per l'aspetto fisico, rimane vergine, un contrasto potente che sottolinea la sua disconnessione dal proprio corpo e dai propri desideri.

Il film Diamant brut affronta temi di bellezza, identità, e il ruolo della donna nella società moderna, dove le pressioni estetiche sono onnipresenti e spesso irraggiungibili. Attraverso la storia di Liane, la regista Agathe Riedinger esplora la complessità dell'autostima legata all'immagine, evidenziando come la società continua a valorizzare la bellezza fisica sopra ogni altra qualità. L'iper sessualizzazione contrapposta alla virginità di Liane offre uno sguardo critico sulla percezione pubblica della femminilità e sulle aspettative sociali che confinano le donne in ruoli superficiali.

Il titolo del film, Diamant brut, simboleggia la natura grezza e non raffinata di Liane, che si vede come un diamante non lavorato. Il suo percorso è una metafora della lucidatura di un diamante, cercando di rifinire se stessa per risplendere agli occhi degli altri, una battaglia che molte persone combattono sotto lo sguardo pubblico e i media.

Diamant brut: Le foto del film

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Emancipazione femminile

La regista Agathe Riedinger ha scelto un approccio visuale unico, optando per il formato 4:3 per accentuare la claustrofobia e l'intimità dell'esperienza visiva, immergendo gli spettatori nel mondo interiore di Liane. Le tecniche di ripresa, la scenografia, e la colonna sonora sono accuratamente orchestrate per trasmettere la tensione emotiva e la lotta interiore di Liane contro le aspettative sociali. La musica, dominata da suoni di violoncello, crea un contrappunto emotivo che rispecchia la sua lotta interna e la ricerca di un'autenticità perduta.

Il film Diamant brut si propone come un commento potente e pertinente sull'ossessione moderna per la bellezza e l'impatto devastante che può avere sull'individuo. Attraverso la storia di Liane, il film invita a riflettere sulla realtà della bellezza e del valore personale in un'epoca dominata dall'immagine e dall'apparenza. La sua premiere a Cannes 2024 non solo evidenzia la qualità artistica del film ma anche la sua rilevanza tematica in un contesto globale, rendendolo un candidato significativo per le discussioni tra i critici più feroci dell’emancipazione femminile.

“Liane è insolente, impulsiva, sfacciata. Ruba, deride l'autorità, maneggia. Conduce la sua vita con risolutezza, con una ferocia quasi animale. E se è così feroce, è perché non si sente amata. Per placare questa disperata necessità di amore, fa tutto ciò che è in suo potere per far sì che la gente la guardi, e utilizza quello che ritiene essere la sua unica arma: la sua bellezza. Si modella per essere il più perfetta possibile, a prescindere dal dolore fisico che ciò può comportare. Perché la sua bellezza è un modo di ribaltare, di prendere il potere: chiunque la guardi la farà esistere, chiunque la desideri sarà di fatto sottomesso a lei. La sua bellezza le fornisce valore e dignità”, ha dichiarato la regista.

“Liane si sente schiacciata dalla società e è consapevole del disprezzo di classe che affronta. Così, alla fine, mostrando il suo corpo spettacolare, trova un modo per sfuggire alla realtà, per salvarsi, per non ammettere la sconfitta. "Se sono bella, la gente mi guarda. Se mi guardano, sono desiderata. E, se sono desiderata, significa che sono amata". La confusione di Liane è così radicale che si è intrappolata in un paradosso: ha un terribile bisogno d'amore, ma non abbastanza fiducia per riceverlo”.

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