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Blue Jean: Quando essere lesbica era vietato

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Il film Blue Jean prende spunto dalla famigerata Section 28, una legge che nell’Inghilterra thatcheriana considerava l’omosessualità un atteggiamento deviante e condannabile. A ispirarlo è la vera storia di una professoressa che ha rischiato di perdere il lavoro e se stessa dopo un incontro casuale con una studentessa in un bar gay.

Debutta a febbraio nei cinema inglesi e prossimamente anche in Italia il film Blue Jean, opera prima di Georgia Oakley. Presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 2022 (dove ha vinto il Premio del Pubblico), Blue Jean è un film che affronta un periodo particolarmente cupo della recente storia inglese, segnata dalle politiche governative contro la comunità LGBTQI+.

“Alla gente non piace molto parlare della famigerata Section 28”, ha commentato la regista Georgia Oakley. Promulgata un anno dopo la campagna per la rielezione dell’allora Primo Ministro Margaret Thatcher nel 1987, quando la Lady di Ferro dichiarò che “ai bambini viene insegnato che hanno un diritto inalienabile a essere gay”, la Section 28 cercava di vietare la “promozione dell’omosessualità”, soprattutto in ambito scolastico.

La trama del film Blue Jean

Il film Blue Jean ci porta nel nord dell’Inghilterra nel 1988, poco dopo la promulgazione della famigerata Sentence 28. Jean è un’insegnante di educazione fisica. Consapevole di quanto stigma abbia creato la sentenza, deve nascondere il suo orientamento sessuale per evitare di perdere il lavoro. Docente professionale, motivata e mossa da profondo amore per i suoi studenti, Jean è ammirata da tutti sul luogo di lavoro, dove nessuno sospetta della sua doppia vita. Se durante la settimana è semplicemente una professoressa ligia al dovere, nei fine settimana frequenta la scena gay di Newcastle con la fidanzata Liv.

Per Jean non è tutto semplice. Ha anche un difficile legame con la sorella, una donna che si è adattata perfettamente agli standard della società mentre lei lotta con la sua identità di divorziata lesbica e “repressa”. Tutt’altra indole è invece quella della fidanzata Liv, che vive orgogliosamente e apertamente la sua sessualità, mostrando disinteresse per le lotte di Jean.

Tuttavia, per Jean tutto si complica quando una sera incontra una delle sue studentesse in un bar per lesbiche. Il suo segreto è in pericolo, così come il suo equilibro mentale.

Il quad del film Blue Jean.
Il quad del film Blue Jean.

Ispirato a una storia vera

La Sentence 28, che considerava l’omosessualità come un atteggiamento “deviato”, è rimasta in vigore in Inghilterra e Galles fino al 2003 (in Scozia era stata abrogata già nel 2000). Diversi furono i dibattiti suscitati all’epoca sui mass media. “Ricordo il precedente all’entrata in vigore della legge come un momento di isteria di massa intorno alla questione”, ha ricordato la regista Georgia Oakley. “C’era anche un clima di profonda paranoia che aveva preso il sopravvento in chi temeva di esserne maggiormente colpito”.

Ed è con queste premesse in mente che la regista ha creato la storia di Jean (Rosy McEwen), l’insegnante di educazione fisica che mantiene segreta la sua identità sessuale fino a quando non incontra Lois (Lucy Halliday), una sua allieva in un bar gay.  A ispirare il film Blue Jean sono state però esperienze realmente vissute, in particolar modo dalla professoressa Catherine Lee. Proprio come Jean, Catherine insegnava educazione fisica in una scuola superiore alla fine degli anni Ottanta ed è stata costretta a reprimere la sua vera sessualità.

Condividendo i suoi diari, Catherine ha svelato l’incontro casuale in un bar con una studentessa che ha confessato solo dopo di poter essere gay. “Catherine le ha detto “Non lo sei e, se lo sei, non esserlo! E non tornare mai più in questo posto schifoso”. È possibile avvertire tutto il dolore presente nelle sue parole. Lei era chiaramente una brava persona e un’ottima insegnante, eppure l'hanno spinta fino al punto di rinnegare quasi se stessa”.

Blue Jean: Le foto del film

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Una lotta senza tempo

Nonostante un titolo che evoca una canzone di David Bowie del 1984 (non presente però nella colonna sonora), il film Blue Jean non appare particolarmente datato o ancorato all’epoca in cui è ambientato. Si deve infatti a una ferma decisione della regista Georgia Oakley la volontà di rimanere piuttosto vaga sul periodo raccontato. “Non volevo che il film fosse molto anni Ottanta”, ha rivelato. “Non volevo che la storia apparisse lontana nel tempo. Anzi, mio desiderio è che sembrasse senza una precisa collocazione temporale”.

E lo ha fatto tenendo a mente quanto in diversi parti del mondo l’omosessualità sia ancora condannata dagli stati: dal disegno di legge “Don’t Say Gay” in Florida alla posizione del Qatar nei confronti della comunità LGBTQI+ amplificata dai recenti Mondiali di Calcio, l’omofobia rimane ancora dilagante nella società contemporanea. Il film Blue Jean non si limita dunque a guardare all’esperienza di una singola donna lesbica nel Regno Unito ma rappresenta simbolicamente le battaglie di moltissime altre persone nel mondo a cui un happy end da commedia romantica non è sempre garantito.

“Il mio obiettivo era realizzare il ritratto di una donna alle prese con la sua identità e non un grande dramma politico su una legge”, ha concluso la regista. “Da narratrice, mi interessa ingrandire le piccole cose che tengono sveglia di notte Jean, per poi rielaborare il dibattito su questioni più ampie come l’omofobia, il patriarcato e i conflitti di classe, cioè quei temi che oggi, come negli anni Ottanta, continuano ad affliggere il Regno Unito”.

La regista Georgia Oakley.
La regista Georgia Oakley.
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