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Barbara Venturato: “Alle donne che hanno aperto la strada per essere ciò che siamo oggi” – Intervista esclusiva

barbara venturato mameli
Nella serie tv evento di Rai 1 Mameli, Barbara Venturato interpreta Geronima Ferretti, il primo grande amore di gioventù di Goffredo Mameli, destinato a segnarlo per sempre. Abbiamo incontrato la giovane attrice vicentina per farci raccontare in esclusiva il suo punto di vista sul personaggio e il suo percorso nel mondo della recitazione.

In Mameli, la serie tv evento proposta da Rai 1 il 12 e 13 febbraio in prima serata, Barbara Venturato interpreta il personaggio di Geronima Ferretti, il primo grande amore di Goffredo che, sebbene non vissuto fino in fondo, lo segnerà per sempre con i suoi nobili ideali. La Geronima di Barbara Venturato non è solo la Giulietta di Mameli ma è anche una giovane ragazza che, complice il periodo in cui ha vissuto, non può dare libero sfogo alle sue convinzioni e alle sue volontà per colpa di una famiglia patriarcale e conservatrice.

Orfana di padre, la Geronima di Barbara Venturato è costretta dalla madre, una marchesa vecchio stampo, ad assecondare un matrimonio combinato e a salutare con un estremo atto d’amore e sacrificio il suo Mameli. Si tratta questo di un ottimo spunto per intavolare una conversazione con Barbara Venturato sul suo essere donna oggi, sull’autodeterminazione e sul proprio percorso di vita.

Scopriamo così che Barbara Venturato è grata alle donne della sua famiglia, a sua nonna in primis, nel poter oggi calcare percorsi diversi da quelli che un tempo erano destinati alle donne, soggette a volontà altrui che ne troncavano aspirazioni e velleità. Tuttavia, il suo pensiero non può non andare a tutte quelle ragazze della sua età che, non molto lontano da quello che si definisce un mondo civile, sono ancora costrette a mettere a repentaglio la loro stessa vita per affermare i propri ideali e realizzare concretamente chi sono.

Diplomata all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D'Amico, Barbara Venturato ama le sfide: Mameli sulla carta lo era, così come lo era ad esempio il personaggio che ha interpretato per due stagioni nella serie tv Il Paradiso delle Signore (campione di visualizzazioni su RaiPlay) e come lo sarà quello che ha impersonato nella serie tv Concordia, prossimamente su Rai 2. E a farle amare le sfide ha contribuito di sicuro anche il suo saggio di diploma, occasione per cui si è confrontata con il mondo artistico di uno dei pochi geni del teatro rimasto in Italia, Emma Dante.

Barbara Venturato (foto di Alessandro Cantarini; Publicist: Lorella Di Carlo).
Barbara Venturato (foto di Alessandro Cantarini; Publicist: Lorella Di Carlo).

Intervista esclusiva a Barbara Venturato

Chi è Geronima, la giovane donna che segna per sempre il destino di Mameli?

Geronima Ferretti appartiene a una famiglia nobile. È una marchesina che ha studiato in convento dalle Orsoline ed è appena rientrata a casa, motivo per cui sua madre organizza un gran ballo per festeggiare il suo ritorno. Non ha più un padre e della sua famiglia si occupa Padre Sinaldi, un gesuita che d’accordo con la madre l’ha fatta crescere con dei valori forti a cui aggrapparsi e uno stile di vita molto conservatore ed estremamente patriarcale.

Geronima, però, ha le sue passioni. Come, ad esempio, la pittura: la vediamo dipingere un quadro che regalerà a Goffredo Mameli, che conosce sin da quando erano bambini. Con Goffredo sono amici d’infanzia, non si sono visti per un paio di anni ma si ritrovano in occasione del ballo che segna il rientro in società di lei.

Nonostante il contesto chiuso in cui vive e il modo in cui è stata educata, Geronima ha un pensiero critico fortissimo che la contraddistingue tanto che spesso si pone delle domande su ciò che le viene presentato come un ordine prestabilito, un destino già scritto a cui dovrebbe forzatamente andare incontro. È una ragazza che si interroga molto sul mondo che la circonda e che legge i libri che sono “vietati”, maturando ideali progressisti che la portano ad ambire a una società unita in cui tutti si possano riconoscere.

Ed è, soprattutto, estremamente moderna.

Esatto. Però, è imbrigliata in un contesto che non le permette di esserlo e non le dà altra scelta. È anche estremamente forte ed è la visione comune di alcuni ideali che l’avvicinerà molto a Goffredo e che farà sì che rimanga per sempre nei suoi pensieri, per sempre, fino a che morte non li separerà. Quella di Mameli è una storia poco conosciuta: del protagonista stesso, al di là che sia il compositore dell’Inno d’Italia, si sa ben poco. Speriamo che la serie tv porti a scoprire quanti tratti di quelle vite ci possono appartenere e interessare.

Riccardo de Rinaldis Santorelli e Barbara Venturato nella serie tv di Rai 1 Mameli.
Riccardo de Rinaldis Santorelli e Barbara Venturato nella serie tv di Rai 1 Mameli.

Nella storia di Geronima ci sono grandi richiami sia letterari sia cinematografici: Il Gattopardo, ad esempio, per la scena del ballo ma anche Romeo e Giulietta per una determinata scelta che il tuo personaggio fa. Da ragazza che vive a centinaia di anni da lei saresti mai arrivata a tanto?

Personalmente, è chiaro di no. Rispetto a lei, ho il privilegio di essere in un tempo in cui si è molto più avanti grazie a quelle donne e quelle persone che hanno compiuto la sua stessa scelta in passato. Oggi, posso permettermi di avere davanti a me un panorama di vie diverse perché qualcuno è stato più coraggioso di me ed è andato fino in fondo, creando una società più libera. Basta, però, mettere il naso oltre i confini italiani per renderci conto come in altre società e in altri contesti ciò che sceglie di fare Geronima è ancora l’unica via di fuga che hanno purtroppo tantissime ragazze.

Geronima ma anche Goffredo mi fanno pensare molto al mondo dell’attivismo e a tutti coloro che vanno in prima persona contro l’ordine prestabilite con le sole loro forze. Mi viene in mente ad esempio Narges Mohammadi, a cui è stato assegnato il premio Nobel per la Pace 2023 per spingere l’umanità e la società in avanti pagandone in prima persona le conseguenze, anche in maniera gravissima.

Hai avuto in famiglia esempi di donne forti che hanno porte vie che anche tu oggi puoi percorrere?

Mia nonna, la mamma di mia mamma. Veniva dal contesto provinciale di un paese piccolissimo, ha sempre condotto una vita molto semplice, nei campi, però è sospinta da ideali di uguaglianza, riscatto, amore e gentilezza nei confronti del mondo, che mi hanno sempre ispirata. Mi diceva sempre di essere gentile ma allo stesso tempo di non scordarmi della mia stessa forza, lo strumento che mi avrebbe permesso di non rimettere la mia vita nelle mani di altri.

E ti è stato utile come consiglio nel percorso di attrice che hai intrapreso?

Sì, senz’altro. Il lavoro degli attori, così come anche tanti altri, è qualcosa che si fa insieme agli altri. Non puoi prescindere dal metterti in relazione con le persone: hai la tua storia e il tuo percorso ma devi tendere la mano ad altri. Credo molto nell’ascolto: nel prestare cura a chi ti sta attorno permette di scoprire anche molte cose di se stessi.

Un percorso che hai cominciato giovanissima.

Ero diciottenne. Avevo appena finito il liceo quando ho cominciato a studiare all’Accademia Silvio d’Amico e ben presto è arrivata la mia prima grande occasione con Romanzo famigliare, la serie tv diretta da Francesca Archibugi. Mi sento sentita fortunata nel cominciare con lei: è stata una guida formidabile. Come il mio personaggio, mi sentivo spaesata sul set: è stato come imparare a nuotare… mi hanno presa e buttata in acqua nell’attesa che ritornassi a galla. E fortunatamente è andata così: sono arrivata sul set senza sapere nulla a livello pratico di come funziona un set ma una via l’ho trovata.

Per molti versi, forse è anche stato meglio così. Ho imparato a conoscere cosa funzionava per me e cosa aveva un senso: non sempre le spiegazioni che provengono dagli altri ti si addicono. La mia paura principale nasceva dal mio considerare la recitazione come qualcosa di privato, almeno è così che ti insegnano: realizzi dopo che è un ballo a più passi che coinvolge molte persone, un atto sociale pubblico… su un set, sono tantissime le persone che contribuiscono alla scena, il risultato è un mix spaventoso di pubblico e privato: devi scoprire dentro te la forza per fare le cose insieme.

L’autodeterminazione di Geronima è qualcosa che ti appartiene?

Onestamente, vorrei che mi appartenesse di più. Emerge solo quando sono messa alle strette: di carattere, più che determinata sono indecisa. Ma ci sto lavorando sopra.

Ti abbiamo vista di recente nel Paradiso delle Signore, grande successo del pomeriggio di Rai 1. Cosa insegna lavorare in una soap?

Il rispetto dei tempi. I ritmi sono velocissimi: ho un’ammirazione incredibile per tutti i reparti di produzione e per gli attori. Si lavora incessantemente tutto il giorno e tutti i giorni, motivo per cui occorre avere una capacità di concentrazione fortissima. Aiuta molto il fatto che si crei un’atmosfera familiare, ci si aiuta a vicenda e ciò rende il lavoro meno pesante. La considero una bella palestra che mette alla prova la capacità di concentramento e ti fa conoscere dinamiche che nemmeno immaginavi.

Sono stata su quel set per un periodo se vogliamo breve. E anche in quel contesto ho avuto la fortuna di interpretare un personaggio determinato, una giornalista che scriveva di temi “scomodi” e poco ben visti dal contesto cattolico della Milano di quegli anni. Eppure, lei ne scriveva in libertà e credeva che fosse anche corretto farlo: mi sono misurata con un’altra libertà, quella di stampa, che acquisita pian piano ci rende più consapevoli delle realtà storiche che viviamo oggi.

Un altro personaggio diverso da te…

I personaggi che interpreto spesso mi infondono coraggio: sono tutti tasselli che un giorno creeranno un puzzle più definito di ciò che sono. Ho passato gli anni dell’adolescenza, a cercare di nascondere i miei punti di fragilità fino a capire che non mi avrebbe portato da nessuna parte farlo: meno oggi tento di nasconderli più forse riesco a lavorarci.

Barbara Venturato.
Barbara Venturato.

Sei stata per il cinema protagonista di Rido perché ti amo troppo, una commedia con venature drammatiche di Paolo Ruffini. È più facile far ridere o far emozionare?

Per me, sono come i due lati della stessa medaglia. È difficile fare entrambe le cose: richiedono di entrare in sintonia con le persone senza anteporre filtri. La sincerità è la parola chiave: niente armi o assi nelle maniche, si gioca a viso scoperto. Non mi sono ancora misurata con la commedia pura.

Ben presto, sarai anche uno dei volti di Concordia, la serie tv paneuropea che dovrebbe arrivare in prima serata su Rai 2. Com’è stato recitare in una lingua non tua, l’inglese?

Paradossalmente, è stato molto più facile perché è come se delegassi ad altri il peso delle parole e tu potessi concentrarti su altro. L’italiano è una lingua stupenda, in cui forma e contenuto sono estremamente legate e che conosciamo sin dalla nascita. Il che fa sì che si porti con sé tutto ciò che sei mentre un’altra lingua, per quanto tu bene possa conoscerla, non è il tuo sangue, non ti appartiene in toto. E ciò fa sì che tu possa concentrarti su altri aspetti. Ecco perché ho trovato l’esperienza più divertente e paradossalmente più facile.

Non ti ha spaventata la grandezza del progetto?

Sì, ma per fortuna ho girato nei primi giorni di set. C’era ancora quell’atmosfera vibrante che faceva sì che tutti avessimo lo stesso tipo di emozione e di trepidazione, dagli attori principali alla regista. Eravamo tutti sulla stessa barca, nonostante le differenze di carriera e di lavori.

Le sfide ti sono sempre piaciute, del resto. Il tuo saggio di diploma all’Accademia è stato uno studio di Le Baccanti di Emma Dante.

Era il nostro saggio di diploma ma sin da subito è stato preso come un lavoro vero e proprio: Emma Dante ci ha trattati da professionisti e l’esperienza è stata per me rivelatrice. Unita al modo di lavorare di Emma, mi ha fatto capire come l’attore sia materiale drammaturgico sulla scena. Nel creare, Emma ci lasciava lo spazio per trovare cose all’interno di una struttura prestabilita e ci faceva lavorare molto sulle schiere: è vero che sono una matrice che si ripete per tutti ma è anche vero che ognuno di noi trova qualcosa di particolare che vien fuori man mano, giorno dopo giorno. 

Alla fine, Emma ha riscritto Le Baccanti usando del nostro materiale facendomi riflettere tantissimo su ciò che ci dicevamo prima: non sei solo un’interprete ma porti in scena tutto te stesso, con il tuo bagaglio e il tuo punto di vista. Chi guarda e chi è guardato contribuiscono in egual misura alla scrittura scenica e tale concezione di interprete/scrittore aiuta un attore a rivedere ciò che ha tra le mani e a porsi delle domande le cui risposte possono prendere strade tra loro molto diverse. Ricordiamoci che “recitare” viene da “citare” e che “citare” originariamente nella nostra lingua voleva dire “muovere”. È fondamentale ricordarsi dunque che “recitare” vuol dire muovere qualcuno emotivamente o muovere qualcuno all’azione.

Ed è stato facile recitare con il gruppo di giovani attori che componevano il set di Mameli?

Con Riccardo de Rinaldis Santorelli, che interpreta Mameli, si è subito creata una forte intesa, così come con tutti gli altri ragazzi. Ci siamo ritrovati a fine riprese senza nemmeno rendercene conto: era così naturale il lavoro che facevamo da non averne avvertito il peso del tempo. Condividendo la maggior parte delle scene insieme, Riccardo è stato un punto di riferimento fortissimo per me: con la sua lucidità e incredibile empatia è stato trainante non solo per me ma per tutti. E lavorare così per me è facilissimo.

Mameli: Le foto della serie tv

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