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Chiedimi chi era Anna Frank, protagonista di un nuovo film d’animazione

anna frank
Anna Frank riporta al cinema Il diario di Anna Frank con un film d’animazione, destinato a grandi e piccini. Ma perché il diario ha soprattutto oggi così tanta importanza? A chi era indirizzato? Cosa è rimasto del sacrificio di Anna?

Il diario di Anna Frank è il libro più letto al mondo e ora rivive ora nel film d’animazione Anna Frank. Firmato da Ari Folman, Anna Frank doveva uscire al cinema il 20 gennaio per Lucky Red per la Giornata della Memoria ma è slittato. Ci pone, però, ugualmente molte domande sul nostro presente. Occorre non dimenticare il sacrificio di Anna e la sua vita in reclusione per non commettere mai più certi errori. Anna ha pagato con la vita il suo essere nata da una famiglia ebrea in un momento storico segnato dalla follia nazista e dalla cecità di chi non ha saputo dire no.

Ma di cosa parla il film? E perché è importante che i giovani di oggi riscoprano Anna Frank e il suo diario attraverso gli occhi di chi nella contemporaneità ci vive? Le risposte ce le fornisce lo stesso diario che Anna ha scritto mentre si trovava nascosta ad Amsterdam. È tra le pagine indirizzate all’immaginaria Kitty che annotava la sua vita da adolescente prima e giovane donna dopo.

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Di cosa parla Anna Frank, il film di animazione?

Passato e presente si alternano nel film d’animazione Anna Frank, che il regista Ari Folman ha tratto da Il diario di Anna Frank. Lo spettatore segue infatti due differenti trame.

Innanzitutto, c’è la storia di Kitty, l’amica immaginaria a cui Anna Frank si rivolgeva nel suo diario. Kitty prende vita oggi nella casa che è stata di Anna Frank e parte alla ricerca dell’autrice del diario e della sua storia. Lo fa in compagnia di Peter, un ragazzo che incontra al museo e che si occupa attivamente di rifugiati ad Amsterdam.

La loro ricerca è intervallata da flashback sulla vita di Anna Frank e della sua famiglia, coprendo il periodo precedente alla loro clandestinità, l’occupazione tedesca dei Paesi Bassi, la reclusione e i sette mesi vissuti nei campi di concentramento.

E, poi, c’è la storia di Ava e della sua famiglia, profughi provenienti dal Mali, che vivono nella Amsterdam di oggi con un altro gruppo di profughi. Rischiano di essere espulsi ma Kitty e Peter cercheranno di impedirlo.

Di seguito, il trailer in inglese del film.

Il diario di anna frank

Spunto di partenza per Anna Frank, il film di animazione di Ari Folman, è il diario che la stessa Anna Frank ha scritto in reclusione. Cosa sia la Shoah e quante vittime abbia fatto è qualcosa che diamo per scontato. Per tale ragione, non si tergiversa sulla Storia e ci si concentra sul diario. Quando e perché Anna ha cominciato a scriverlo?

  • A Kitty

Spero di poterti confidare tutto, come non ho potuto fare mai con nessuno. E spero che sarai una grande fonte di conforto e sostegno”. Questo è ciò che Anna Frank scrisse il 12 giugno 1942 nel diario che ricevette come dono per il giorno del suo tredicesimo compleanno. Anna aveva una grande cerchia di amici ma le mancava qualcuno con cui condividere tutto. Il diario sarebbe stato per lei quell’amica speciale che non aveva e che decise di chiamare Kitty.

Non fu un caso la scelta di quel nome. Prese ispirazione da un personaggio di una serie di libri per ragazze di Cissy van Marxveldt, che amava molto. Alcuni di questi libri sono scritti in maniera epistolare, proprio come il diario di Anna.

Durante il periodo vissuto in clandestinità, Anna Frank descrisse tra le pagine del diario la sua quotidianità con uno sguardo attento e preciso a ogni dettaglio. Per lei, il diario diventò giorno dopo giorno sempre più importante. Non se ne separava mai.

Iniziava le sue giornate scrivendo e le finiva allo stesso modo: Kitty aspettava le sue lettere con pazienza e Anna non poteva tradire la sua attesa. Raccontava a Kitty degli scontri e della tensione con le persone che come lei si nascondevano. E non mancava di essere critica nei confronti di se stessa e del mondo. Costretta dagli eventi a crescere in fretta, tra le righe si poneva domande su chi fosse, chi voleva essere e cosa si aspettava dal futuro.

Anna annotò metodicamente nel diario speranze, ideali e sogni. Nonostante le difficili circostanze in cui viveva, Anna non si arrese mai. Continuò a sognare un mondo diverso e migliore non solo per stessa ma per tutti quanti.

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Una scena di Anna Frank.
  • Da bambina a donna

Durante il periodo vissuto in clandestinità, Anna passò dall’adolescenza al divenire una giovane donna. Lei stessa notò quanto fosse cambiata quando ha riletto il suo “vecchio” diario il 22 gennaio 1944: “Non potrei più scrivere certe cose. Ora che ho riletto il mio diario a un anno e mezzo di distanza, sono sorpresa dalla mia infantile innocenza […]. Mi imbarazza rileggere molte pagine che trattano di argomenti che ricordo in maniera più piacevole di quanto fossero in realtà. Le mie descrizioni sono così indelicate”.

  • Il sogno di diventare scrittrice

Il 28 marzo 1944 Anna Frank ascoltò il ministro olandese Gerrit Bolkenstein alla radio da Londra, dove il governo olandese si era rifugiato a seguito dell’invasione tedesca del 1940. Bolkenstein invitava le persone a conservare le lettere, i diari e gli altri documenti in loro possesso per fornire prove concrete di ciò che gli olandesi avevano sopportato.

Anna decise allora di riscrivere il diario pensando a una possibile pubblicazione. “Immagina quanto sarebbe interessante se pubblicassi un romanzo sulla vita in clandestinità. Solo il titolo farebbe pensare a un romanzo poliziesco”, scrisse il giorno dopo il discorso sul diario. Mettendosi al lavoro, sognava di diventare una famosa giornalista e scrittrice. Rileggeva, riscriveva e ampliava sezioni del suo diario, ne cancellava parti e aggiungeva nuove sezioni.

In pochi mesi, aveva già redatto non meno di 215 pagine. Parallelamente, però, non rinunciava a quello che era il suo diario di tutti i giorni. Non finì purtroppo mai il lavoro che aveva in mente. Il 1° agosto 1944, Anna Frank scrisse la sua ultima annotazione. Tre giorni dopo, tutte le persone nascoste con lei vennero scoperte. Dopo il loro arresto, Bep Voskuikl e Miep Gries trovarono i fogli di Anna sul pavimento. Miep li prese e li ha messi al sicuro nel cassetto della scrivania.

  • L'eredità del diario

Quando Otto Frank, il padre di Anna, ritornò ad Amsterdam nella primavera del 1945 e seppe che le sue due figlie erano morte, la sua assistente Miep Gries gli regalò il diario di Anna. Gli disse: “Questa è l’eredità di tua figlia”.

C’è voluto molto tempo prima che Otto fosse in grado di leggere il diario. Il dolore era troppo grande. Ma, dopo aver trovato il coraggio di farlo, decise di farlo pubblicare rispettando i desideri della figlia.

Poiché Anna non era riuscita a terminare la versione letteraria del suo diario, Otto utilizzò il diario di tutti i giorni dalla data del 29 marzo 1944 in poi. Aggiunse anche dei testi che la stessa Anna aveva lasciato da parte, in cui parlava ad esempio della madre o del suo interesse per Peter. Incluse anche alcuni racconti che Anna aveva scritto.

Partendo da ciò, completò un diario dattiloscritto che inviò alla sua famiglia, agli amici e agli editori olandesi. All’inizio, nessuno sembrò interessato alla pubblicazione. Fu solo nell’estate del 1947 che il diario venne pubblicato per conto di una casa editrice, con il titolo Het Achterhuis. La tiratura fu limitata però a 3.036 copie.

  • Il libro più letto al mondo

Da allora non si contano più le traduzioni e le edizioni in commercio. Il diario di Anna Frank è diventato uno dei libri più letti al mondo. Disponibile in oltre 70 lingue, ha dato origine a un flusso continuo di pubblicazioni, lungometraggi, spettatoci teatrali, musical, mostre, opere d’arte e persino fumetti, come quello da cui il regista Ari Folman ha tratto Anna Frank, il film d’animazione in uscita il 20 gennaio in Italia per Lucky Red.

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Una scena di Anna Frank.

L'icona Anna Frank

Il nascondiglio di Anna Frank è oggi uno dei luoghi più frequentati di Amsterdam. In tutto il mondo esistono strade, piazze e scuole intitolate ad Anna. Con tante statue e fotografie sparse ovunque, Anna è diventata un’icona e fonte di ispirazione, un po’ come accade per Kitty, la protagonista del film animato Anna Frank che Ari Folman ha tratto da Il diario di Anna Frank.

“Anna Frank ci ha lasciati numerosi dettagli su Kitty, sulla sua identità, sul suo fisico e sulla sua personalità”, ha dichiarato il regista Ari Folman. “Ho voluto fare di Kitty l’alter ego di Anna. L’ho immaginata estroversa e combattente. Non ha dei genitori che le impongono limiti o restrizioni, nessuno ne critica l’operato o i gesti. Kitty è libera di fare tutto ciò che Anna non ha potuto e ha solo sognato”.

“Kitty si confronta con gli orrori della Shoah ma anche con quelli del mondo contemporaneo”, ha aggiunto Folman. “È un’attivista e opera per le associazioni che difendono i migranti. È una ragazza di oggi che si interessa ai problemi del mondo e che, sulle orme di Anna, si imbatte in giovani che come lei fuggono da zone di guerra. I migranti come Ava le ricordano Anna e la sua breve vita”.

Non è però mia intenzione mettere la Shoah e l’immigrazione sullo stesso piano”, ha concluso. “Ho voluto semmai ricordare come il 20% dei bambini di tutto il mondo sia in pericolo di morte perché vive in zone di guerra. Sensibilizzare l’opinione collettiva era il mio obiettivo. Viviamo purtroppo in un momento storico in cui l’antisemitismo si è fatto fin troppa strada”.

Anna Frank
La vera Anna Frank.

Lasciamo alle parole e alle note di un giovane cantautore, Jnos, il compito di sottolineare come non sia mai troppo tardi per ricordare Anna.

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