Chi è Xiye Bastida, la giovanissima attivista per il clima nominata “Changemaker” del 2024

A 13 anni si è trasferita a New York e ha iniziato a lavorare con i movimenti per il clima e a 17 è diventata la referente cittadina di Fridays for Future. Oggi, Xiye Bastida è considerata una leader e una personalità in grado di plasmare un futuro migliore. Ecco chi è

A soli 22 anni è considerata una leader, una delle figure più importanti e significative della nuova generazione per la lotta al cambiamento climatico. Lei è Xiye Bastida, attivista messicana, appartenente alla comunità indigena degli Otomi, tra le principali organizzatrici di Fridays for Future New York e voce di spicco per la visibilità degli indigeni e degli immigrati nell'attivismo climatico.

Nata in Messico, Bastida è cresciuta nella convinzione degli indigeni Otomi secondo cui, se ti prendi cura della Terra, lei si prenderà cura di te. Ed è sulla base di questo assunto che, sin da quando aveva 13 anni, ha deciso di mettere faccia, voce e cuore nella battaglia per il clima.

Cofondatrice di Re-Earth Initiative, un'organizzazione internazionale guidata dai giovani che si concentra sull’evidenziare come la crisi climatica passi per diversi livelli di discriminazione e oppressione, Bastida fa parte del Global Advisory Council di 1t.org nel World Economic Forum, ed è anche membro dei Planetary Guardians, un collettivo indipendente di scienziati che si concentra sul monitoraggio delle soglie critiche da non superare, in diverse aree, per garantire la sopravvivenza del pianeta. 

Mi piacerebbe che la mia generazione fosse l’ultima a dipendere dai combustibili fossili. Cambiamo il mondo non perché lo vogliamo o ne abbiamo bisogno, ma perché dobbiamo

L’impegno e il contributo di Bastida alla causa non è certamente passato inosservato. Tantissimi i premi e i riconoscimenti che ha ottenuto nonostante la giovane età, dal premio UN Spirit Award nel 2018 all’inserimento nella lista TIME100 Next del 2023, l’elenco dei leader mondiali emergenti, delle giovani personalità che stanno rimodellando il futuro e definendo, appunto, la nuova generazione di leader.

L’ultimo premio in ordine di tempo è il premio Changemakers 2024, che Forbes assegna ai giovani che si distinguono per le concrete capacità di cambiare - appunto - il mondo. E alla cerimonia di consegna del premio ha preso la parola guardando al futuro, senza però dimenticare il passato e senza risparmiarsi in autocritica.

«Posso essere qui solo grazie ai movimenti del passato, quello per i diritti degli indigeni, per i diritti civili, per i diritti delle donne. Perché ricordiamoci che l’attacco alla Terra e l’attacco alle donne sono la stessa cosa - ha detto - La mia generazione sta dimostrando che sta prevalendo un movimento di intersezionalità che ha la giustizia al centro. Quando Forbes mi ha detto che avevo ricevuto questo premio sono rimasta scioccata, soprattutto perché la mia teoria del cambiamento e la loro è molto diversa. Mettono in evidenza le persone al vertice di un sistema rotto, mentre noi siamo nelle strade a cercare di cambiarlo. Quindi no, non è stato facile accettare questo premio. Ma credo che ogni istituzione, ogni luogo di discorso e ogni piattaforma debba cambiare per evidenziare la crisi climatica e il movimento per la giustizia climatica». 

«Non cogliere questa opportunità andrebbe contro la mia convinzione che ogni singola parte del sistema debba essere trasformata - ha coraggiosamente detto - E proprio come vogliamo che le altre persone si sentano a disagio riguardo al nostro messaggio, dobbiamo accettare di trovarci in luoghi di disagio. Se non siamo disposti a schierarci con coloro che traggono vantaggio dal sistema, non possiamo condividere storie e narrazioni diverse. Non possiamo condividere la nostra verità. Quindi continuiamo a presentarci, continuiamo a essere critici e rimaniamo radicati nei nostri principi e nelle nostre comunità. La mia visione del futuro è quella in cui guardiamo alla saggezza ancestrale come guida e quella saggezza dice che la Madre Terra deve essere protetta e amministrata. Ogni essere umano e ogni essere è parte di quella storia».

La storia di Xiye, da una piccola Città del Messico alla New York dei potenti

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Xiye, come detto, è cresciuta nella piccola città di San Pedro Tultepec, e si è trasferita a New York nel 2015, quando i suoi genitori hanno trovato lavoro al Center for Earth Ethics. Arrivata nella Grande Mela, ad appena 13 anni, si è subito fatta coinvolgere nell’attività dei movimenti per il clima: era il 2015, l’anno della Cop21 di Parigi e quello in cui migliaia di persone si misero in cammino per la "Global Climate March”, una delle prime manifestazioni così estese nata da associazioni e cittadini per ricordare ai politici l'importanza di adottare misure concrete e decisioni indispensabili per salvare il pianeta.

Entrata nel comitato amministrativo del Movimento popolare per il clima, la giovanissima Xiye ha organizzato un programma di formazione sull'attivismo durato due mesi. Due anni dopo, a 15 anni, ha partecipato alla sua prima conferenza sul clima delle Nazioni Unite, durante la quale è riuscita a portare l’esperienza e le competenze indigene nei luoghi in cui si prendono, nel concreto, le decisioni. 

Nel 2018 ha iniziato a operare con Fridays For Future NYC, di cui è diventata poi una delle principali coordinatrici, oltre che l’organizzatrice delle manifestazioni del venerdì, appunto. Lo sciopero più grande in cui è stata coinvolta Xiye ha riunito 300.000 persone nelle strade di New York.

Nell’aprile 2020 Xiye ha co-fondato la Re-Earth Initiative, e ha partecipato alla COP25, COP26, COP27 e COP28. È stata inoltre invitata come unica relatrice dei giovani al vertice sul clima di Biden nel 2021, dove ha parlato con 40 capi di Stato, ed è stata la saggista di apertura dell'antologia “All We Can Save”, firmando anche numerosi editoriali. La sua voce è risuonata al fianco di quelle di molti importantissimi ambassador per il clima, da Leonardo Di Caprio a Jane Fonda passando per Al Gore, Christiana Figueres, Mary Robinson, Ayana Elizabeth Johnson, Malala, Jane Goodall, Bill McKibben e, ovviamente, Greta Thunberg.

Oggi Xiye studia scienze ambientali con indirizzo politico all'Università della Pennsylvania. Tra le materie preferite: Etica ambientale, Economia energetica ed ambientale, Sviluppo sostenibile e cultura in America Latina, Fisica del riscaldamento globale, Geologia e Letteratura ispanica.

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