Valentina Lucia Fontana: “parlare di ciclo mestruale significa affrontare i grandi temi della società”

Co-fondatrice di Eva in Rosso, associazione che ha l’obiettivo di creare consapevolezza attorno al tema della mestrualità, Valentina Lucia Fontana è tra le ideatrici del Festival del Ciclo Mestruale, in arrivo a Milano dal 24 al 26 maggio. Le abbiamo chiesto com’è nata questa manifestazione e perché parlare di ciclo mestruale, oggi, è davvero urgente

Cosa succede al corpo di una donna durante l’arco del ciclo mestruale? E quali sono le ricadute dell’andamento ormonale sui nostri pensieri, sul nostro umore e sul nostro fisico? E ancora: in che modo la salute mestruale è connessa alla salute dell’intero organismo femminile?

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A queste domande soltanto poche, pochissime di noi saprebbero rispondere. Del resto, nessuno ci ha insegnato come funziona il corpo femminile: né le nostre mamme né la scuola, entrambe ingabbiate da un sistema che da sempre ha silenziato il corpo femminile e la sua ciclicità. Apprendere il funzionamento della mestrualità, in accordo con la Luna, è invece il più grande strumento di conoscenza di noi stesse e delle altre donne, ma non solo.

Proprio da qui, e dalla consapevolezza che sia necessario restituire alle donne e alla persone che mestruano uno spazio per riflettere sulla propria ciclicità, è nato il Festival del Ciclo Mestruale, quest’anno alla terza edizione.

Organizzato dalle associazioni Eva in Rosso, Promise, Errante, Rob de Matt e Studio But Maybe, e quest’anno con la media partnership di The Wom, si terrà dal 24 al 26 maggio al Rob de Matt di Milano. Tre giorni di talk, proiezioni, presentazioni, workshop e momenti di intrattenimento per creare un dibattito sulla mestrualità e su tutti i temi a essa connessa: la salute e i diritti riproduttivi, la giustizia mestruale, la parità di genere, la Tampox Tax, le crisi climatiche e umanitarie. Qui il programma completo della manifestazione.

Abbiamo chiesto a Valentina Lucia Fontana di spiegarci qual è stata la genesi di questo appuntamento così importante.

Il Festival del Ciclo Mestruale nasce dal podcast Eva in Rosso, diventato poi associazione culturale. Ci vuoi innanzitutto parlare di questo progetto e della sua evoluzione?

Tutto è iniziato durante il Covid, un periodo storico tanto tragico quanto potenzialmente creativo per lo spazio e la sospensione che ha creato. Io sono una Fashion Designer e in quel momento ero, come tanti altri, in pausa lavorativa. È stato un momento di riflessione profonda in cui ho spostato lo sguardo verso me stessa. In quel periodo lessi il saggio di Elise Thiébaut Questo è il mio sangue - Manifesto contro il tabú delle mestruazioni (Einaudi). Fu un’illuminazione. Pur considerandomi una donna molto consapevole del mio corpo, non sapevo nulla del mio ciclo mestruale. O meglio: sapevo gestire le mestruazioni in modo pratico, ma non sapevo cosa succedesse al mio corpo durante il mese.

Anche io, come tutte, chiamavo le mestruazioni “ciclo”, senza sapere che il ciclo invece rappresenta l’intero arco mestruale di una donna

Così, mi chiesi se fosse un’ignoranza soltanto mia, oppure se fosse condivisa. Dopo un confronto allargato mi accorsi che era una mancanza di molte, moltissime donne. Da qui l’idea di creare il podcast Eva in Rosso insieme ad Alessandra Giglio, attrice, autrice e formatrice, e Sonia Castelli, psicoterapeuta. La presenta di una psicoterapeuta era per me importante per capire quali fossero le ripercussioni psicologiche dell’aver dovuto sempre nascondere le proprie mestruazioni. Abbiamo creato il primo episodio nel febbraio 2021, con nove episodi su Spotify.

Cosa avete scoperto man mano che registravate il podcast e quali nuove consapevolezze ha stimolato?

Più ci addentravamo nel tema più ci rendevamo conto che parlare di mestrualità significa toccare anche tantissimi altri argomenti. Era una continua scoperta. In ogni episodio avevamo tra le 3 e le 4 testimonianze diverse: capimmo che creare questo spazio di condivisione era ciò di cui avevamo bisogno. Il corpo delle persone che hanno il ciclo aveva bisogno di essere rappresentato e raccontato. Appena abbiamo avuto modo di tornare alla vita pubblica, con l’allentamento delle restrizioni dettate dalla pandemia, abbiamo deciso di creare uno spazio pubblico in cui le persone potessero informarsi su questi temi dal vivo. Grazie all’incontro con altre associazioni siamo riuscite a organizzare così la prima edizione del Festival nel 2022. Lo dico sempre: è stato un incrocio tra un miracolo e una magia, organizzato in un mese e mezzo. La grande partecipazione del pubblico e la copertura della stampa ci hanno dato la conferma della validità della nostra intuizione.

Volevamo abbattere quel muro di silenzio che ci ha confinate per secoli, che ci ha fatte sentire sporche, inadeguate, nel posto sbagliato

Nel 2022, con Eva in Rosso abbiamo deciso di costituirci come associazione, includendo anche varie figure professionali come un’ostetrica e una ricercatrice che si occupa di gender e di salute mestruale, mentre io mi sono formata come educatrice mestruale.

Come create di anno in anno il palinsesto del Festival?

Il programma nasce da più teste: ognuna di noi porta un punto di vista che le sta a cuore e poi andiamo a creare una serie di appuntamenti che trattano molteplici temi attraverso format diversi. Gli argomenti nascono ovviamente dal contesto socioculturale che stiamo vivendo: per noi oggi è importante parlare di fertilità e infertilità, temi su cui c’è pochissimo dibattito, di social freezing, di medicina di genere, dell’impatto ambientale del ciclo mestruale, di period poverty e di crisi umanitarie. L’obiettivo è suscitare domande e fare informazione, a tutte e a tutti. Per questo vogliamo intercettare anche il pubblico maschile: se la consapevolezza la costruisce solo una parte di mondo, allora andremo sempre a due velocità diverse, non raggiungeremo mai la parità di diritti. Parleremo quindi di stereotipi e di corpi attraverso talk che partono dal ciclo mestruale allargandosi a campi e argomenti diversi.

L’obiettivo è far capire che parlare di ciclo mestruale significa parlare di cultura, società, politica, parità di genere

Che riscontro avete avuto da parte del pubblico maschile?

Fin dall’inizio ci siamo rese conto che tra gli uomini c’è molta meno reticenza a parlare di ciclo mestruale di quanto si pensi. Abbiamo avuto testimonianze di uomini molto a proprio agio con il ciclo mestruale, e alcuni ragazzi ci hanno contattate per diventare volontari. C’è molta curiosità: è un atto di cura per capire meglio la compagna, la sorella, la collega. Spesso gli uomini si avvicinano al Festival accompagnando amiche o durante i momenti più leggeri come la stand up comedy o i concerti, ma ne escono sempre incuriositi. Sentono di volerne sapere di più.

Agli uomini che dicono che il ciclo non li riguarda rispondo: “lo sai che da un ciclo mestruale sei nato?”

Noi donne abbiamo ancora tanti stereotipi da scardinare ma anche gli uomini ne hanno moltissimi, in primis quelli legati alla mascolinità tossica. È un percorso da fare insieme, uomini e donne.

Quest’anno presenterete anche il lavoro di advocacy da cui è scaturita la pubblicazione “Period Up: il Report”, resa possibile grazie al finanziamento di ActionAid International Italia E.T.S e Fondazione Realizza il Cambiamento. Ce ne parli?

Il Festival sarà anche un momento di restituzione di alcune azioni che abbiamo fatto durante l’anno, come il report Period Up, che raccoglie varie riflessioni ed esperienze fatte finora su ciclo mestruale, salute sessuale e riproduttiva, oltre ai contributi di specialisti/e (come ginecologi/ghe, ricercatrici, giornalisti/e) che se ne occupano per professione. Il report vuole essere una fotografia della salute sessuale e riproduttiva nel nostro Paese. Il booklet, che sarà presentato alle 18.30 del 24 maggio con l’evento inaugurale del Festival, sarà disponibile gratuitamente sia in versione cartacea sia in una versione digitale scaricabile dal nostro sito. Siamo felicissime che un’organizzazione come ActionAid abbiamo colto l’urgenza di parlare di questa tematica e che ci abbia supportate. È un grossissimo segnale.

Quali sono le altre novità di questa edizione del festival?

Per la prima volta, il Festival del Ciclo Mestruale ospiterà una mostra fotografica, dal titolo “Corpo a Corpo”. Il progetto nasce da una call che abbiamo lanciato qualche mese fa dedicata a fotografi professionisti, e che ha avuto un riscontro inaspettato: abbiamo ricevuto oltre 100 candidature da tutto il mondo. Per un Festival giovane come il nostro, è stata una grande soddisfazione, una conferma della validità della nostra proposta. C’è poi un’altra novità: quattro eventi del Festival saranno aperti da studenti della Bicocca, del Politecnico e della Statale. Il Festival del Ciclo Mestruale vuole infatti essere intergenerazionale: non vogliamo parlare per gli altri, ma vogliam far sentire le voci della Gen Z. Siamo felicissime di dare questo spazio ai ragazzi, che oggi sono obbligati a urlare per farsi ascoltare.  


Il Festival del Ciclo Mestruale nasce grazie al contributo di Livia Abatescianni, Giulia Bardelli, Sonia Castelli, Veronica Corbellini, Vania Cuppari, Martina Ferruzzi, Alessandra Giglio, Martina Giusti, Susanna Valentina Malizia, Chiara Marigliano, Marta Montani, Sofia Paravati, Francesco Purpura, Elena Segrini, Mariachiara Tirinzoni.

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