Sara Malaguti, da guru della finanza a imprenditrice del lavoro “gentile”: «Con la creatività si mangia»

Ex manager di Borsa, Sara Malaguti dopo dieci anni ha deciso di cambiare strada e ha fondato Flowerista, la start-up che aiuta le piccole imprese a crescere e le persone a trovare il miglior percorso professionale

“Con la creatività si mangia”: parola di Sara Malaguti, fondatrice di Flowerista, start-up che si occupa di digital marketing, business strategy, orientamento di carriera e formazione con l’obiettivo di valorizzare e far crescere i brand in modo sostenibile, offrendo anche opportunità di visibilità e networking e accompagnando le persone nella loro vita professionale.

La start-up nasce dall’esperienza personale di Malaguti, imprenditrice digitale ed ex manager di Borsa classe 1984 che ha lavorato per dieci anni nel campo della finanza internazionale. Nel 2017 ha deciso che non era quella la sua strada, e ha deciso di lasciare Milano e trasferirsi sulle montagne di Varese per fare chiarezza e ritrovarsi. È qui che ha iniziato a raccogliere le idee per il suo futuro e il suo progetto professionale, e ha capito che spesso il problema principale, quando si parla di carriera, è capire ciò che davvero si vuole fare e in che modalità.

Ha quindi iniziato a germogliare Flowerista, che nell’aprile del 2022 è diventata realtà: un ecosistema aperto nato anche sulla base dell’osservazione dei movimenti e dell’evoluzione del mercato del lavoro, sulle nuove professioni (e le nuove modalità con cui vengono svolte) e sul garantire sostenibilità sotto tutti i punti di vista, da quello economico a quello ambientale passando per quello sociale e psico-fisico.

Alla chiusura del primo intero anno di attività, abbiamo parlato con Sara di questo progetto, di come è nato e soprattutto di come è arrivata a capire che questo era ciò che voleva davvero fare, chiedendole anche qualche consiglio per i freelance e per chi desidera avviare il suo business in modo “gentile” e sostenibile.

Sara, ci spieghi un po’ meglio che cos’è Flowerista e da dove è nata l’idea?


Flowerista rappresenta quell’insieme di servizi che avrei voluto trovare io quando, nel 2018, ho deciso di licenziarmi, mettermi in proprio e fare la freelance, ma non sapevo da dove partire e come dare solidità alle tante idee confuse che avevo in testa.


Dopo quel momento di spaesamento iniziale, durato circa un anno, ho deciso di rimboccarmi le maniche e risolvere quel “vuoto di mercato” che avevo sperimentato io stessa: ho riunito intorno a me un team di persone con cui ero entrata in contatto e con le quali condividevo in primis una mission valoriale e da lì è iniziata l’avventura con Flowerista, nel 2022. Oggi posso dire che aver trovato il coraggio di parlare apertamente delle mie difficoltà, ma anche delle mie ambizioni sui social, è stata la scelta migliore che potessi fare, perché ha permesso che si creasse una Community intorno a quei messaggi.

Il claim di “Flowerista” è quello di ispirarsi alla gentilezza dei fiori per far crescere il business. Ci spieghi qualcosa in più su questa filosofia?


Devo partire da una considerazione di carattere personale per spiegare questo motto. So che la personalità e il carattere spesso vengono messi da parte quando si parla di business, eppure gli esseri umani ne sono dotati. E anzi, è ciò che ci differenzia maggiormente gli uni dagli altri e anche dalle intelligenze artificiali! Quindi la considerazione è stata: sono una persona timida, che fa fatica a proporsi in ottica commerciale e in un terreno competitivo come quello dei freelance non riuscirei certo a emergere per le mie doti di vendita. Come faccio? Ho provato a invertire la direzione e a fare in modo che fossero i clienti a interessarsi a quello che raccontavo, ecco perché posso affermare che i social sono stati di grande aiuto in questo. 
Per me gentilezza ha sempre significato rispetto: per se stessi – per non snaturarsi - e per gli altri.

Che cosa significa, in un’epoca iper digitalizzata, estremamente mutevole e a tratti aggressiva, far crescere un business “in modo gentile”? E soprattutto, è possibile?


Io credo che possiamo leggere e interpretare l’epoca che stiamo vivendo in diversi modi, a seconda delle lenti che indossiamo. Certo, la digitalizzazione ha portato con sé innumerevoli problemi che sono ben lontani dall’essere risolti, ma ha dato anche la possibilità a micro-brand e business in fase di avvio, come il nostro, di far sentire la propria voce, cosa che solo fino a 30 anni fa non sarebbe stata possibile. 
È un periodo storico in cui l’informazione è più che mai accessibile: bene da un lato per chi vuole formarsi, male dall’altro perché il rumore di fondo è tanto. Noi cerchiamo di porci come intermediario e filtro in un certo senso, sia per selezionare le informazioni necessarie per far crescere il business e non essere sopraffatti dalla mole di input, sia per rendere più visibili quegli stessi business a una Community in target, perché altrimenti sparirebbero nello scrolling infinito. 


Il mondo che vedo da qui a pochi anni è costellato da tante piccole community a loro modo auto-sufficienti e molto unite al loro interno grazie a valori condivisi (il nostro è la gentilezza, ma ce ne possono essere tantissimi altri). L’epoca dei social generalisti è sulla via del tramonto e con essi, forse, anche un certo tipo di aggressività.

Quali sono i principali servizi e le competenze che Flowerista mette a disposizione degli iscritti?


Quando si ha come target micro-business, startup e freelance, occorre avere una visione olistica che sappia integrare strategia imprenditoriale e digitale, anche se i settori di provenienza dei clienti non sono esclusivamente digital. Questo perché non ci sarebbe né la disponibilità di budget né il tempo per creare team di lavoro multi-disciplinari. Rispondiamo a questa esigenza con figure consulenziali specificatamente formate da noi per seguire i clienti dalla business idea fino al go-to-market e con un abbonamento digitale che spazia da pillole di fiscalità a gestione dei social media, passando per temi più relativi alle soft skills come gestione dello stress e della solitudine e women empowerment. 


Da poco, abbiamo introdotto anche dei percorsi di gruppo e individuali di business coaching, per coloro che stanno attraversando una fase di cambiamento nella propria carriera lavorativa, senza aver ancora chiaro lo sbocco professionale, che può anche non essere di tipo imprenditoriale.

Quale consiglio daresti ai freelance e a chi vuole avviare un business creativo in modo gentile, magari conciliando vita privata, lavoro e passioni?


Innanzitutto cominciare a parlarne e ad ammetterlo, in primis a se stessi. Uno degli ostacoli più grandi che notiamo, infatti, è proprio quello della mentalità e del retaggio culturale:

partita iva per molti significa insicurezza e difficoltà costanti, ci sono parenti e famigliari che non comprendono o non accettano la scelta, c’è la paura di fallire, la paura della solitudine

In realtà, come tutte le cose, la partita iva non è un male in sé, lo è essere soli e scarsamente preparati nel gestirla. Ecco perché abbiamo puntato tanto anche sulla divulgazione di questi temi, tramite i nostri canali digitali, il podcast, i video, le partnership con altre realtà complementari alla nostra. Più ne parliamo, meglio è. Anche perché è del tutto plausibile che il mondo del lavoro vada sempre più in questa direzione.

Dopodiché, ci siamo noi per trasformare le idee e i sogni in azioni concrete e monetizzabili. O anche per dire: cambiamo direzione perché questa cosa che hai in mente non sta in piedi. Consapevolezza è la risposta alla domanda.

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