Da Bologna al deserto: chi è Rebecca Busi, unica pilota italiana alla Dakar 2024

La 27enne Rebecca Busi ha debuttato nel mondo del rally a 25 anni ed è la più giovane ad avere mai partecipato all'iconica competizione Parigi-Dakar. «Ma sono ancora lontana da dove vorrei essere», dice. Scopriamo meglio chi è

Sul suo profilo Instagram, dove è seguita da 140mila persone, si descrive con ironia, “Eat pasta and drive fasta”. Una definizione che riassume le sue caratteristiche: italiana – bolognese, nello specifico – e amante della guida spericolata. D’altronde Rebecca Busi, a 27 anni, è stata la prima e unica pilota italiana in gara nella 46esima edizione del rally Parigi-Dakar, e ha ottenuto un risultato notevole tenendo conto dell’incidente in cui è rimasta coinvolta.

Busi si è infatti classificata 22esima, ma come lei stessa ha sottolineato al termine dell’esperienza, lo scorso 19 gennaio, «è stata la mia Dakar più difficile, a detta di tutti la più difficile da almeno 10 anni. Una battaglia di sopravvivenza, senza l’incidente probabilmente sarei stata nella top ten». Dopo aver conquistato il quarto posto del Campionato Mondiale di Rally Raid nel 2023, il più alto di sempre per un’italiana, Busi era volata in Cile, nel deserto di Atacama, con la sua Maverick Can Am X3 XRS RR per mettersi alla prova in vista del rally più famoso al mondo, in partenza il 5 gennaio.

Tutto è filato liscio sino alla seconda delle dodici tappe, che le ha riservato un imprevisto non da poco: un’auto che procedeva in direzione opposta rispetto al percorso le è andata addosso. Nonostante questo, la giovane pilota ha mantenuto intatte forza d’animo e determinazione, portando a termine la gara e classificandosi, come detto, 22esima. Ma come è arrivata a questo traguardo?

Rebecca Busi si descrive come una «figlia d’arte cresciuta tra motorally, sabbia e il mito della Dakar, ma con la passione per le quattro ruote. Sono passata dai kart ai rally storici pensando di non riuscire mai a conquistare il lato guida come avrei voluto. La mia perseveranza e e la mia determinazione hanno fatto però da padrone: nel 2021 scelsi di buttarmi in una sfida con me stessa, anziché partire da rally minori, con la speranza di arrivare in alto, e ho investito tutto nella Dakar 2022 senza aver mai corso a nessun cross country rally prima».

La prima esperienza ufficiale di Busi, infatti, è stata proprio l’iconico (e impegnativo) rally, nell’edizione del 2022: un’occasione che le si è presentata quasi per caso, quando un pilota ha dato forfait e lei, a 25 anni, ha deciso di imbarcarsi nell’impresa, la più giovane italiana che vi abbia mai preso parte: «Non avevo mai guidato nel deserto – spiega – oggi sono una pilota professionista». Proprio come il padre, Roberto, che sin da piccola le ha fatto conoscere il mondo dei rally. 

Dal 2022, anno in cui ha debuttato, a oggi, Busi è riuscita a conquistare parecchio terreno, e non soltanto a bordo della sua Maverick. Oltre ai due primati – la più giovane italiana alla Dakar nel 2022, e l’unica pilota italiana nell’edizione 2024 – c’è la quarta posizione nell’impegnativa classe T4 dei Side By Side e un contratto con Lamborghini Squadra Corse come istruttrice.

Soprattutto, Busi ha dimostrato che con la giusta predisposizione è possibile affrontare anche le sfide più dure: la Dakar è una gara estenuante, che non solo richiede sette-otto ore al giorno di guida per due settimane, ma una ben più lunga preparazione atletica, massacrante a livello fisico e mentale. 

Anche la determinazione fa la sua parte, insieme a un piano ben chiaro in testa. Per partecipare alla sua prima Dakar ha venduto la macchina e usato il regalo di laurea per raggiungere la somma necessaria a intraprendere questo difficile ma appassionante percorso, e alla sua prima prova, la Dakar in Arabia Saudita, ha deciso di correre indossando un casco arcobaleno. Un omaggio a quanto già fatto da Lewis Hamilton nel 2021 per il Gran premio dell’Arabia Saudita, per lanciare un messaggio sulle politiche LGBTQIA+ restrittive del paese. La fatica non la spaventa, insomma, che sia fisica o psicologica, e neppure giudizi e pregiudizi.

«Dopo due anni di duro lavoro, errori, delusioni, alti e bassi, la mia vita da pilota professionista non sembra così male – è stato il bilancio della giovane pilota a fine 2023 – Ho chiuso il mio primo anno da pilota in quarta posizione nel t4 e ho firmato come per Lamborghini. Sono molto grata di avere la possibilità di realizzare ciò che mi appassiona, sono ancora lontana da dove vorrei essere, ma non sono mai stata così determinata».

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