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Illustrare la guerra: la storia di Mariya Kinovych e Marta Koshulinska

Come mantenere viva la creatività in un contesto arido e doloroso come la guerra? Uno sguardo sulla nuova quotidianità dei creativi ucraini, partendo dall’esperienza delle illustratrici Mariya Kinovych e Marta Koshulinska per arrivare al progetto collettivo The Brief

«La cosa più preziosa che la Russia mi ha portato via è la capacità di sentirmi felice come mi sentivo prima della guerra», racconta Mariya Kinovych, illustratrice ucraina originaria di Kiev.

A pochi giorni dall’inizio della guerra, Kinovych e il suo compagno hanno infatti lasciato il loro appartamento nella capitale per trasferirsi nella casa di alcuni parenti a Chernivtsi, una città situata nel sud-ovest dell’Ucraina, a 40 km dal confine con la Romania. «Non mi ero mai allontanata da casa per più di due settimane, mi si è spezzato il cuore», aggiunge l’illustratrice.

Oggi Kinovych ammette di fare molta fatica a sentirsi felice per il suo successo professionale e per la sua vita in generale. «La mia carriera da illustratrice è iniziata nel 2017. Non ho fatto studi specifici: ho iniziato a lavorare come graphic designer nel 2014 e in qualche modo sono poi finita a fare illustrazione», racconta Kinovych. «Fino all’anno scorso lavoravo soprattutto con clienti ucraini, ma a poco a poco alcuni committenti europei hanno iniziato a scoprire il mio portfolio».

«Per mesi non sono riuscita a guardare film, ascoltare musica o leggere libri», racconta l’illustratrice per far comprendere l’impatto della guerra sulla sua salute mentale e sulla sua creatività. «[A Chernivtsi] ho ripreso la mia routine molto velocemente, perché già prima dedicavo molto tempo al sonno, allo sport e all’alimentazione. Ma il problema più grande è riprendersi psicologicamente, e non credo sia davvero possibile farlo a meno che la guerra non finisca».

Disegnare la guerra e la quotidianità

«La mia produttività è molto instabile, a volte non riesco a lavorare per giorni», spiega l’illustratrice.

«In generale, disegnare mi aiuta tantissimo a superare le difficoltà. All’inizio della guerra riuscivo a disegnare solo quello. Tutto il resto aveva perso significato», racconta Kinovych, che sul suo profilo Instagram ha documentato molti momenti cruciali degli ultimi due mesi: dalla fuga degli abitanti dalle grandi città ucraina alla resistenza dei soldati e dei semplici cittadini, passando per il massacro di Bucha, il lancio di missili durante la Pasqua ortodossa e i bombardamenti all’acciaieria Azovstal di Marioupol.

«Penso che illustrare la guerra sia molto importante. L’arte alle volte mostra molte più cose di qualsiasi notiziario, porta l’attenzione [delle persone] al centro del problema e parla ai loro cuori», aggiunge Marta Koshulinska, che da più di otto anni collabora con case editrici ucraine e straniere.

«Il mio lavoro è ciò che mi dà più forza in questo momento, ciò che mi spinge ad andare avanti. Quando disegno sono completamente immersa nel processo e non mi lascio distrarre da ciò che succede intorno a me. È come se meditassi. Prima della guerra i miei disegni erano carini e colorati. Oggi sono completamente diversi e alle volte mi fa male farli, ma so che le persone ne hanno bisogno e che rispecchiano la realtà», spiega Koshulinska.

The Brief: la risposta alla guerra della comunità di creativi ucraini

«La comunità di disegnatori e disegnatrici in Ucraina è molto piccola», aggiunge Kinovych, «e questo offre qualche vantaggio: possiamo condividere liberamente informazioni utili su clienti o progetti».

Lo dimostra il progetto The Brief, lanciato il 24 febbraio scorso da un piccolo gruppo di agenzie creative e freelance. Il titolo è un chiaro riferimento al documento che viene usato dalle agenzie pubblicitarie per spiegare gli obiettivi del progetto da realizzare.

In questo caso, il cliente è l’Ucraina stessa e l’obiettivo è fermare l’invasione russa ed evitare la terza guerra mondiale

«È il brief più importante di sempre. Potresti non vincere nessun premio a Cannes, ma salvare milioni di vite», spiegano gli organizzatori del progetto ad ADweek in riferimento al Festival internazionale della pubblicità di Cannes, una tra le più importanti rassegne dedicate alla creatività e alla comunicazione in pubblicità.

In poco tempo il progetto ha iniziato a raccogliere le adesioni di migliaia di creativi ucraini grazie alle app di messaggistica: uno dei gruppi più partecipati è arrivato infatti a contare più di 38mila membri.

L’ispirazione non manca: alcuni eventi realmente accaduti negli ultimi mesi superano infatti la fantasia.

È il caso del trattore che traina un carro armato russo o della donna che ha offerto ai soldati russi dei semi di girasole da mettere in tasca in modo che i fiori potessero crescere dopo la loro morte

«C’è un team che chiamiamo Banda Black che ha provato a spingere la popolazione russa a mettere in discussione la qualità della televisione di stato», racconta Pasha Vrzheshch, сo-fondatore dell’agenzia Banda. «Tenendo d’occhio I risultati [della campagna] ci siamo resi conto che le autorità russe avevano oscurato i nostri messaggi. «Credevano che fosse un’operazione dei servizi segreti statunitensi. Ma dietro non c’era nessun agente segreto – solo un gruppetto di copywriter e designer ucraini seduti nei loro rifugi antibomba».

«L’Ucraina sta già attaccando il sistema dell’informazione [russo], usando la creatività come strumento principale per raccontare la verità», spiega Viktor Shkurba, fondatore e creative director di [isdgroup], una delle agenzie che ha organizzato The Brief.

Ma per vincere abbiamo bisogno di moltiplicare le forze. Con The Brief vogliamo ispirare i creativi di tutto il mondo a sfruttare il loro talento per creare campagne che portino a un cambiamento positivo

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