Josephine Yole Signorelli, l’illustratrice transgender che combatte i pregiudizi con i suoi “Fumetti Brutti”

Nata nel 1991 a Catania, Josephine Yole Signorelli è considerata "l'enfant prodige" del fumetto italiano: con le sue strisce racconta con brutale sincerità una quotidianità in cui si riconosce un'intera generazione

L’hanno definita “la rivelazione del mondo del fumetto italiano”, un’autrice che grazie al talento, alla sensibilità e alle esperienze vissute riesce a raccontare con immagini e parole gli alti e i bassi, le gioie e i dolori, i problemi piccoli e grandi delle nuove generazioni. Josephine Yole Signorelli, in arte “Fumettibrutti”, è una fumettista e attivista transgender che ha scelto di raccontare la sua storia nel modo che le riesce meglio: disegnando.

Chi è Josephine Yole Signorelli

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Nata nel 1991 a Catania, Josephine Yole Signorelli è esplosa nel mondo del fumetto italiano raccontandosi, e raccontando un’intera generazione, con brutale sincerità e con disegni e parole spiazzanti nel loro essere diretti e a tratti durissimi. Nel corso della sua carriera ha pubblicato tre libri, che a inizio anno sono stati raccolti in una trilogia edita da Feltrinelli. Un’autobiografia in tre tappe che tratteggia un percorso «complesso, doloroso, ma traboccante di vita».

L’esordio nel 2018 con Romanzo esplicito, la folgorante opera prima con cui ha vinto il Premio Micheluzzi e in cui racconta una storia d’amore importante, tra sofferenza, dubbi e senso d’inadeguatezza, quella in cui il sesso può condurre all’apice dell’unione ma anche nel baratro della solitudine. 

«La differenza tra Josephine e Fumettibrutti è che Fumetti era partito come un progetto, poi è diventato il mio alter ego per raccontare ciò che vivevo - ha spiegato Signorelli - Quello che facevo sui social era raccontare la mia quotidianità, e nella mia quotidianità si sono riviste parecchie persone. Il mio coming out ha fatto scalpore perché molti non si aspettavano che una donna trans potesse vivere una vita normalissima. Oggi la narrazione delle donne transessuali è limitata. Se non ci fossero persone a ricordarci che siamo altro oltre al nostro corpo e alla nostra mentalità, tutto sarebbe molto diverso. Io non mi sono mai pensata come un modello di vita, ma ho capito che se avessi avuto Fumettibrutti quando andavo alle superiori, sarei stata più felice».

L’anno dopo tocca a P. La mia adolescenza trans, in cui Signorelli torna ai tempi della scuola, al bullismo di cui è stata vittima, al momento di scoperta e conoscenza di sé e della sua identità di genere, a tutte le difficoltà legate al riconoscere di vivere in un corpo che non sente proprio. Di accettarlo, anche, così da farlo accettare poi anche agli altri. L’inizio di un percorso di consapevolezza e di scelte che hanno portato l’autrice a sfidare gli ostacoli rappresentanti da tribunali, istituzioni e aspettative sociali e che l’hanno convinta a sottoporsi a una serie di interventi chirurgici. Il risultato di questo cammino così difficile lo ha raccontato in “Anestesia”, chiusura di un cerchio e di un percorso.

«Nei tre anni in cui ho scritto i miei libri è stato tutto un po’ travagliato, non mi aspettavo la risposta arrivata da pubblico e critica e non credevo abbastanza in me stessa, perché tutto il mondo continuava a farmi capire che non ero abbastanza - spiegherà in un’intervista - La società intorno a te spesso ti fa credere di essere sbagliata: il desiderio è sempre la coppia, il matrimonio, i figli, e se non vuoi questo non sei normale. Se sei una ragazza che presta il fianco al proprio piacere non vai bene».

Otto gli interventi cui Josephine si è sottoposta nel suo percorso di transizione e cambiamento, l’ultimo a marzo 2022, una revisione al canale vaginale che si era chiuso. Anche di questo ha voluto parlare con brutale sincerità e ironia tagliente, mai nascosta, sempre in piena vista, raccontando se stessa e, così facendo, un’intera generazione. 

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