Diritti delle donne: perché Elisabeth Ubbe è la fotoreporter che tutte dovremmo conoscere

Elisabeth Ubbe è una fotografa i cui interessi di ricerca si sviluppano intorno alle problematiche femminili, ai diritti delle donne a alla giustizia sociale. L'artista ha svolto per anni la professione di ostetrica, vivendo da vicino le tematiche quotidiane che toccano il genere femminile: un'esperienza di vita che è molto presente nei suoi lavori

Elisabeth Ubbe è una pluripremiata fotoreporter che fa delle donne le protagoniste indiscusse dei suoi lavori.  Dopo una lunga carriera come ostetrica, Ubbe ha continuato a dedicarsi al mondo femminile, seppur da una nuova prospettiva: quella dietro l’obiettivo. I suoi lavori si concentrano specialmente sui problemi delle donne, ma anche su temi correlati quali uguaglianza, giustizia sociale e sviluppo sostenibile.

Dopo l’esperienza come ostetrica, Elisabeth Ubbe si è diplomata alla Nordic School of Photography a Biskops-Arnö e ha conseguito una laurea in giornalismo. Ha collaborato con varie testate giornalistiche e i suoi scatti, così sinceri e potenti, le sono valsi premi nazionali e internazionali, tra cui il Writers Fund grant e il Grodden journalism award.

Con i suoi fotoreportage ha raccontato storie di donne diverse, da ogni parte del mondo: si è occupata della guerra in Messico, di mutilazioni genitali femminili, di parità in Sudan e di ragazze vendute come mogli a uomini dell’Isis, al confine tra Turchia e Siria

The Invisible Breasts, rivendicare la libertà di allattare in pubblico

La precedente esperienza professionale e di vita della Ubbe è molto presente nei suoi lavori e una delle tematiche a lei care è quella dell’allattamento al seno, a cui ha dedicato The Invisible Breasts.

Il progetto, attualmente in mostra a Cesena alla Galleria Pescheria, vuole sensibilizzare sulla tematica dell’allattamento in pubblico. Spesso, a causa degli sguardi giudicanti e indiscreti, le neo madri si sentono a disagio e in imbarazzo nell’allattare i figli in luoghi pubblici e si vedono costrette quasi a nascondersi per poterlo fare.

Elisabeth Ubbe con i suoi scatti denuncia proprio questa condizione e immortala donne intente ad allattare i propri figli durante momenti quotidiani, con estrema naturalezza e libertà.

Tra le protagoniste delle fotografie figura anche Therese Alshammar, nuotatrice olimpionica, che allatta il figlio a bordo vasca. Vediamo poi donne in strada, mentre suonano il violino, perfino alla mostra della Ubbe, divenendo a loro volta parte dell’esposizione.

Il messaggio della fotografa risuona chiaro e potente: una donna deve essere libera di poter allattare in ogni situazione, in ogni momento. Perfino alla Camera.

Ho un sogno. Vorrei che le donne fossero viste e accettate così come sono. Vorrei che l’allattamento fosse accolto in ogni luogo in cui la donna e il bambino vogliono o hanno bisogno di allattare

Una nuova prospettiva per parlare di mutilazioni genitali femminili

Una delle tematiche più sentite per Elisabeth Ubbe è quella delle mutilazioni genitali femminili.

Secondo quanto dichiarato dall’Unicef a inizio anno in occasione della giornata internazionale di tolleranza zero alle MGF (mutilazioni genitali femminili), sono almeno duecento milioni le donne e le ragazze che hanno subito questa pratica, diffusa soprattutto in Africa e Asia sub-occidentale, ma registrata anche in Europa, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia.

Quando ancora era una studentessa alle prese con il tirocinio in ospedale, anche Ubbe si è imbattuta in una paziente con mutilazioni genitali, di fronte alla quale si è sentita spaesata, priva della giusta preparazione per poter affrontare nel modo migliore la situazione.

Svariati anni dopo ha deciso che le sopravvissute alle MGF sarebbero state le protagoniste del suo progetto di laurea alla Nordic Photoschool e ha fotografato le vulve di alcune donne vittime della pratica, allo scopo di sensibilizzare sul tema.

Ubbe ha preferito non rappresentare bambine vittime di mutilazioni genitali come si è soliti fare, ma ha cercato di fornire una prospettiva diversa, realizzando fotografie che fossero il riflesso delle donne forti in cui si sono trasformate quelle che erano vittime. Il suo intento è dunque quello di restituirci l’immagine di donne che meritano di essere rispettate, non compatite.

Elisabeth Ubbe ha infatti raccontato come ciò che conti davvero per lei sia che le sue fotografie raccontino delle storie e diano spazio a voci che difficilmente vengono ascoltate. 

“Still dick”, un progetto contro le dick pics

I progetti della fotografa Elisabeth Ubbe toccano molteplici temi in modo delicato e potente allo stesso tempo e così fa anche Still Dick. Il progetto è composto da fotografie che riproducono nature morte di artisti famosi, ma nella versione di Ubbe sono presenti anche degli organi genitali maschili.

La fotografa ha voluto provocare e dissacrare ma non per il semplice gusto di farlo. Ancora una volta le fotografie di Elisabeth Ubbe hanno lo scopo di porre l’attenzione su un tema rilevante, in questo caso spiacevolmente noto a molte persone. Si tratta del fenomeno delle “dick pics” ossia l’invio non richiesto e non consensuale di materiale intimo.

Un'opera dell'artista
Un'opera dell'artista

Quando manca il consenso, si parla di molestia e questo accade con le dick pics. Ubbe ha voluto denunciare il fenomeno, cercando di riprodurre la sensazione di disagio che si può provare quando ci si imbatte in fotografie non gradite di questo tipo

La fotografa ha dunque deciso di inserire dei peni all’interno di quadri noti al grande pubblico: nel suo studio ha ricostruito fedelmente alcune rappresentazioni di natura morta e ha chiesto la collaborazione di modelli che si sono prestati a posare per il progetto. Portando il fenomeno all’estremo, Ubbe ha dimostrato come sia assurdo che dei peni appaiono dove non dovrebbero.

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