Stella Jean e la protesta contro la Milano Fashion Week per una maggiore inclusività

La designer italo-haitiana Stella Jean è portavoce di una protesta contro la CNMI - Camera Nazionale della Moda Italiana -, accusata di non sostenere adeguatamente la comunità BIPOC nel mondo nella fashion industry italiana

Nei giorni in cui Milano è in fermento per la settimana della moda, c’è un nome che rimbalza da un angolo all’altro del capoluogo meneghino, e in generale del fashion world, per la netta presa di posizione contro uno degli eventi più importanti dell’anno per il mondo della moda: Stella Jean.

Lo scorso 8 febbraio, durante la conferenza stampa di presentazione della Milano Fashion Week, la stilista si è alzata in piedi per prendere la parola e accusare la Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) di non avere rispettato le promesse fatte in termini di inclusività e sostegno alla diversità nell’industria della moda nazionale.

Jean, co-fondatrice del collettivo Wami (We are made in Italy), nato nel 2020 proprio per promuovere questi valori nel mondo della moda, ha interrotto il presidente della CNMI Carlo Capasa sottolineando che «nessuna promessa fatta è stata mantenuta. Finché non verrà data un’opportunità al collettivo Wami e le minoranze non verranno tutelate, continuerò lo sciopero della fame che ho iniziato oggi».

La designer ha quindi spiegato che la Camera ha «ridotto significativamente il sostegno a Wami, tanto da rendere impossibile la loro partecipazione alla Fashion Week», accusando l’ente di non avere mantenuto le promesse. Capasa dal canto suo ha negato di avere ritirato il sostegno a Wami, ma l’accaduto ha riacceso il dibattito sul tema e puntato i riflettori su una designer che ormai da diversi anni si è votata alla missione di eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti della comunità BIPOC (acronimo che sta per Black, Indigenous and People of Color), indipendentemente dall’origine, dalla religione e dal background culturale, nel mondo della moda.

Stella Jean e l’impegno pro diversità nell’industria della moda italiana

Ma chi è Stella Jean? All’anagrafe Stella Novarino, è nata a Roma nel 1979 da madre haitiana e pure italiano, ed è considerata la pupilla di Giorgio Armani, che nel 2013 le ha chiesto di esporre i suoi modelli nello spazio del Teatro Armani durante la Fashion Week. 

Al centro della sua visione ci sono da sempre sostenibilità e inclusività, valori che nel 2020, quando era l’unica stilista nera in calendario durante la Fashion Week, l’hanno portata a disertare l’evento e a protestare pubblicamente contro la mancanza di diversità e le discriminazioni razziali nel mondo della moda italiano. 

Unico membro nero della CNMI, nel 2021, partendo da un gruppo di lavoro di professionisti BAME (acronimo per Black, Asian and Minority Ethnic) ha fondato insieme a Michelle Ngonmo ed Edward Buchanan un collettivo finalizzato ad approfondire il tema della diversità nell’industria della moda italiana, ribattezzandolo “WAMI”, “We Are Made in Italy”.

«Il team ha sede in Italia, e possiede una profonda conoscenza delle sfide e delle potenzialità che, se utilizzate virtuosamente, contribuiranno alla costruzione di una nuova cultura e di un sistema competitivo, multirazziale e multiculturale: il nuovo Fashion Business – spiegano da Wami – Per realizzare una vera riforma culturale della moda, abbiamo identificato un approccio che deve essere implementato per garantire che l’industria della moda diventi più diversificata e inclusiva a tutti i livelli».

La polemica con la CNMI alla Milan Fashion Week

Il collettivo Wami ha partecipato alla Milano Fashion Week presentando le collezioni digitalmente a febbraio 2021, settembre 2021 e febbraio 2022, e ha organizzando il primo fashion show fisico nel settembre 2022. La CNMI ha sostenuto il collettivo, denuncia Stella Jean, proprio sino a settembre 2022, dopodiché il sostegno si sarebbe esaurito. Da qui la protesta durante la conferenza stampa, e una serie di post sui social in cui il Wami ha ripercorso le tappe di una vicenda che sembra avere ancora molti punti da chiarire. Al netto delle polemiche, però, il collettivo è deciso a impedire che il messaggio e i valori promossi da Wami vengano messi in secondo piano.

«Ci rivedremo sulle passerelle del Paese più bello del mondo, dove potremo riprendere da dove ci eravamo lasciati, tutti insieme e tutti inclusi con le stesse opportunità e nessuno lasciato indietro – hanno fatto sapere via social – Poiché la natura ha svolto un lavoro fantastico con tutta l’umanità, il talento è sempre distribuito allo stesso modo. Le opportunità, tuttavia, non lo sono».

«Continueremo a lavorare per assicurarci che non ci siano black tax da pagare o scuse quando si parla di multiculturalismo italiano. Perché sì, esistiamo, e siamo prodotti in Italia», hanno concluso, dando poi appuntamento ai Black Carpet Awards, una nuova iniziativa fortemente voluta da Michelle F. Ngonmo e organizzata dalla Afro Fashion Association, finalizzata proprio a dare spazio ai successi e al talento dei rappresentanti di voci inascoltate e sottorappresentate nei settori di Moda, Design, Arte, Cibo, Musica, Tecnologia, Business, Sport e Cinema.

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