Psicoterapia sospesa, il progetto solidale per le donne che hanno subìto violenza

La Casa delle Donne Lucha y Siesta e l’associazione Limen - centro popolare di psicologia clinica - hanno lanciato un crowdfunding per raccogliere fondi e dare il via alla seconda edizione di Psicoterapia sospesa, un progetto che ha l’obiettivo di promuovere la salute mentale nei percorsi di contrasto e uscita dalla violenza di genere

La violenza di genere e le persone che la subiscono

Partendo dal presupposto che ogni forma di violenza ha ripercussioni anche a livello psicologico, è fondamentale pensare a uno specifico intervento di sostegno psicologico nei percorsi di contrasto e uscita dalla violenza di genere.

La Convenzione di Istanbul, ovvero la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, si focalizza sul prevenire e contrastare la violenza di genere attraverso la messa in atto di azioni che mirino al sostegno e all’inclusione delle persone nei confronti dei quali la violenza è agita. In questo quadro oltre alle donne si inseriscono anche i minori in quanto testimoni di violenze all'interno della famiglia.

Come scritto nella convenzione di Istanbul, le misure adottate devono essere basate su un approccio integrato che prenda in considerazione il rapporto tra vittime, autori, bambini e il loro più ampio contesto sociale.

La sinergia tra due luoghi con esperienze differenti

Bisogna partire dal presupposto che il lavoro psicologico, inserito nella cornice di una presa in carico complessa (economica, abitativa, medica, professionalizzante), può essere utile a contrastare il fenomeno, molto diffuso tra le donne sopravvissute a relazioni violente, del ritorno dagli stessi partner o del coinvolgimento in nuove relazioni d’abuso.

L’aspetto psicologico è importantissimo per le due realtà che hanno dato il via a Psicologia sospesa. Il progetto mette insieme l’associazione Limen e la Casa delle Donne Lucha y Siesta, ovvero rispettivamente un gruppo di psicologhe e psicologi di diversi orientamenti legati dalla necessità di rendere accessibili i servizi psicologici a tariffe sostenibili; e un luogo di lotta e autodeterminazione per le donne contro ogni discriminazione di genere che dal 2008 offre diversi servizi tra case rifugio, case di semiautonomia e centri antiviolenza.

Basta varcare il cancello verde con la grande scritta arancione “Lucha y Siesta - Casa delle Donne”, a Roma, per rendersi conto che Lucha è questo e molto altro. Un bene comune femminista e transfemmista, uno luogo di socialità e condivisione di saperi ma sopratutto uno spazio politico che promuove nuove formule di welfare e di rivendicazione dei diritti.

Psicologia sospesa è un progetto che nasce dal desiderio di offrire delle terapie a lungo termine a costo zero per chi non se lo può permettere, per le donne che sono già seguite all'interno di percorsi antiviolenza

Raccontando la genesi del progetto Psicoterapia sospesa, Rachele Damiani, psicoterapeuta, socia fondatrice dell’associazione Limen e attivista di Lucha y Siesta spiega: «L’esigenza di questi percorsi a tariffe calmierate è nata quando ci siamo resi conto che molte delle donne che erano inserite all'interno di percorso di uscita dalla violenza non avevano poi modo di intraprendere percorsi di psicoterapia a lungo termine».

Dalle 4P della Convenzione di Istanbul a Psicoterapia sospesa

Le cosiddette 4P della Convenzione di Istanbul riassumono gli obiettivi del trattato internazionale: prevenire, proteggere, perseguire e politiche integrate. Delle P della Convenzione, il progetto Psicoterapia sospesa nato a Roma dalla collaborazione tra la Casa delle Donne Lucha y Siesta e l’associazione Limen - centro popolare di psicologia clinica - applica perfettamente le prime due P.

Lucha y Siesta e Limen sono consapevoli che al fenomeno sistemico della violenza di genere serve una risposta onnicomprensiva che metta al centro anche il sostegno psicologico e la salute mentale

Attraverso la sensibilizzazione e lo strumento di raccolta fondi dal basso, il progetto Psicoterapia sospesa cerca di prevenire la violenza contro le donne per sradicare i motivi culturali che portano alla violenza di genere, per decostruire ruoli e stereotipi di genere e sensibilizzare l’opinione pubblica sulle diverse forme di violenza e sul loro impatto traumatico.

Il progetto mira soprattutto a proteggere le donne e le persone piccole che hanno subito violenza ponendo l’accento sui loro bisogni e fornendo un servizio psicologico pensato su misura.

Una crescente richiesta di sostegno psicologico

Osservando la costante richiesta di accesso a percorsi di sostegno psicologico, Limen e Lucha y Siesta hanno deciso di avviare la prima raccolta fondi nel 2021 per sostenere economicamente dei percorsi di sostegno psicologico e psicoterapia. Come scrivono nel crowdfunding di lancio: «Il progetto Psicoterapia sospesa si ispira alla tradizione napoletana del caffè sospeso: un gesto solidale e di cura verso chi non ha la possibilità di intraprendere un percorso di psicoterapia».

Il riscontro positivo è stato immediato: la cifra fissata come obiettivo per avviare il progetto è stata raggiunta in poco più di un mese

L’obiettivo era permettere a 30 donne e minori nel 2022 di intraprendere percorsi di psicoterapia. Come precisa Damiani, a giovare e fare da amplificatore dell’iniziativa è stata anche la collaborazione di Zerocalcare. «Una serie di situazioni hanno aiutato, però è evidente che Psicoterapia sospesa ha rintracciato una sensibilità che c'era, che era attiva rispetto all’importanza di poter avere degli spazi». 

Dopo il successo della prima edizione, Psicoterapia sospesa ha lanciato a dicembre 2023 il suo secondo crowdfunding. Rispetto all’esperienza passata Limen e Lucha y Siesta tirano le somme e fanno progetti. Hanno deciso di scegliere di nuovo il metodo della raccolta fondi per finanziare Psicoterapia sospesa: «Ci siamo chieste se per dare maggior continuità al progetto fosse utile cercare dei finanziamenti pubblici, ma ci è sembrato importante mantenere l’aspetto di sensibilizzazione e l’attivazione della cittadinanza».

Secondo Damiani il punto di forza del progetto è «un gruppo di lavoro che è cresciuto nel tempo: ci sono persone esperte di salute mentale e benessere psicologico che lavorano insieme a chi si occupa di violenza di genere e che provano ogni volta a proporre percorsi sempre più mirati». Queste sono state le valutazioni che hanno portato a riproporre una seconda edizione.

Pensare a percorsi personalizzati

A intraprendere il progetto di Psicoterapia sospesa sono le donne che, dopo essersi rivolte a Lucha y Siesta, hanno iniziato dei percorsi uscita dalla violenza.

Non ci poniamo come alternativa alla sanità pubblica, però evidenziamo un vuoto concreto

Come spiega Damiani, nei centri antiviolenza non è previsto un sostegno psicologico; ci sono delle consulenze a cui spesso segue una domanda di terapia ed è proprio a questa domanda che risponde Psicoterapia sospesa.

All'interno dei centri antiviolenza il sostegno psicologico in termini di terapia psicoterapica non c'è. Il centro antiviolenza si occupa del sostegno psicosociale, ma sono due cose distinte tra loro

Il primo crowdfunding ha portato all’attivazione di 11 percorsi di terapia individuale per donne, 4 percorsi con minori, 3 percorsi di sostegno alla genitorialità, 4 percorsi di terapia con coppia madre-minore. È stato creato anche un gruppo di auto-mutuo-aiuto per donne e un laboratorio per minori. Queste attività sono state strutturate come percorsi continuativi, prolungati nel tempo e divesificati a seconda delle esigenze.

«Sembrano dei piccoli numeri, ma se pensiamo che questi percorsi sono stati portati avanti con continuità per più di un anno in realtà sono tantissime ore e anche a livello economico rappresentano una spesa molto ingente. Quello che per noi è importante, al di là del numero di accesso, è il tipo di lavoro che si è potuto fare».

«Il percorso di uscita dalla violenza spesso pone di fronte a dei cambiamenti di vita importanti, momenti di rielaborazione di quello che si è vissuto, una nuova fase di vita che spesso è bella - in quanto si è libere dalla violenza - ma pure difficile, per questo motivo avere un sostegno, uno spazio in cui ripensarsi è qualcosa di molto utile», conclude Rachele Damiani.

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