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Good news/bad news: le notizie dal mondo sul fronte dei diritti civili di maggio 2022

Nuovo appuntamento con la rubrica mensile dedicata ai diritti civili: dall'Italia qualche buona notizia a tema gender gap, mentre uscendo dai confini nazionali continua a infuriare la polemica sull'aborto. Ecco una carrellata di notizie per capire cosa succede fuori dai confini del nostro piccolo, grande universo

Le calciatrici italiane vengono riconosciute (finalmente) come professioniste

Traguardo tanto (troppo) atteso in termini di parità di genere per le donne che scelgono di diventare calciatrici a livello agonistico: dal primo luglio in Italia il calcio femminile sarà considerato una professione a tutti gli effetti, e la FIGC ha stabilito che alle giocatrici della Serie A verranno riconosciute le tutele lavorative, previdenziali e assicurative previste per i lavoratori, e dunque proprio come accade per i colleghi calciatori, cosa che non accadeva in passato. Il calcio sarà dunque riconosciuto un lavoro a tempo pieno: in precedenza per la legge italiana le calciatrici della Serie A non venivano considerate professioniste ma “dilettanti”, prive riconoscimento ufficiale. 

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«Nuove norme per un nuovo mondo. Sempre più vicine a ciò che abbiamo costruito», è stato il commento della capitana della Nazionale Italiana di calcio e della Juventus Women FC, Sara Gama. Restano ancora questioni da risolvere, come l’equità salariale: i calciatori maschi continueranno a essere pagati (notevolmente) di più rispetto alle calciatrici, che avranno però garantito un minimo salariale pari a quello dei calciatori di Serie C, fissato a 26mila euro lordi all'anno.

Le donne transgender in Gran Bretagna non potranno competere nelle gare femminili

Per un traguardo raggiunto, un altro si allontana. In Gran Bretagna il premier Boris Johnson ha dichiarato che le donne transgender non dovrebbero partecipare alle competizioni sportive femminili, una questione di cui si è già ampiamente dibattuto negli Stati Uniti.

«Le donne transgender non dovrebbero competere nelle gare femminili», ha detto il premier britannico, ammettendo che si tratta di «una cosa controversa da dire» ma basata su un pensiero «sensato e ragionevole». Johnson, pochi giorni prima di queste dichiarazioni, aveva anche rifiutato di cancellare la legge che vieta le terapia di conversione per le persone omosessuali e transgender nel Regno Unito, alimentando ulteriori polemiche.

Le associazioni per i diritti LGBTQIA+ hanno prevedibilmente promesso battaglia, soprattutto dopo il caso di Emily Bridges, ciclista transgender esclusa dai Campionati Nazionali Omium di Derby.

La Polonia nega l’aborto alle profughe ucraine

L’apertura della crisi umanitaria legata alla guerra in Ucraina ha riacceso i riflettori sulla legge anti aborto in Polonia, una delle più restrittive in Europa. Da inizio 2021 infatti l’aborto è consentito solo in caso di rischio per la salute della donna, di incesto e di stupro. Per accertare il reato bisogna aprire un’indagine penale, e questo ha aperto un enorme problema per le donne ucraine fuggite dalla guerra e arrivate in Polonia vittime di stupro: impossibile, nel loro caso, accertare cosa sia accaduto e se i colpevoli sono soldati di fatto senza nome che hanno perpetrato la violenza durante il conflitto.  

A denunciare la questione è stata Oleksandra Matviichuk, presidente dell’associazione ucraina per i diritti umani Center for Civil Liberties: «Le donne ucraine che sono state violentate dai russi e sono arrivate e rimaste in Polonia non possono abortire. Secondo la legge polacca, l'aborto è consentito in caso di stupro, ma non esiste ancora un procedimento penale».

Matviichuk  ha denunciato inoltre che gli psicologi in Polonia stanno cercando di convincere le donne a non abortire in alcun caso, e ha annunciato che «abbiamo parlato con i nostri colleghi in Polonia. Condurranno una campagna informativa in modo che le vittime di violenze sessuali sappiano a chi rivolgersi e come possono lasciare la Polonia, se necessario. Ma poiché lo stupro è il crimine più nascosto, non siamo in grado di raggiungere tutte coloro che hanno bisogno di aiuto».

La Spagna vieta di intimidire le donne che cercano di abortire

Se in Polonia le donne rifugiate e violentate non possono neppure accedere all’aborto, in Spagna entra in vigore una legge che introduce invece il reato di "molestia o intimidazione" nei confronti di quelle che decidono volontariamente di rivolgersi a una clinica per interrompere una gravidanza. Considerate a tutti gli effetti violenze verbali, verranno punite con pene detentive da tre mesi a un anno e da 31 a 80 giorni di lavoro socialmente utile.

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Il nuovo reato si configura attraverso la modifica del codice penale tramite una riforma di legge approvata dal Congresso con 154 voti favorevoli e 105 contrari. Chi perseguita o minaccia una donna che vuole accedere all’aborto, ostacolando l’esercizio di quello che è un diritto e violando la loro riservatezza, è perseguibile penalmente. Il riferimento è agli attivisti provita e contro l’aborto che spesso picchettano le cliniche cercando di dissuadere le donne a procedere con l’interruzione di gravidanza. Le stesse sanzioni si applicano anche a chi intimidisce, minaccia o cerca di incalzare gli operatori sanitari che assistono queste donne.

In Spagna l’aborto è stato depenalizzato nel 1985, inizialmente soltanto in caso di stupro, grave rischio per la madre e malformazione del feto. Nel 2010 è stato ulteriormente depenalizzato, e l’interruzione di gravidanza senza giustificazione medica è stata legalizzata fino alla quattordicesima settimana di gestazione. Nonostante questo moltissime donne rifiutano di accedere all’aborto perché vivono la scelta come un crimine: stando a un rapporto del 2018 dell’associazione spagnola che riunisce tutte le cliniche accreditate per l’interruzione di gravidanza, l’89% delle donne che hanno abortito in Spagna si sono sentite molestate, nel 66% dei casi minacciate.

La Lega propone di vietare la maternità surrogata

La Lega ha presentato una proposta di legge per vietare la maternità surrogata in Italia e all’estero: lo ha annunciato il leader del Carroccio Matteo Salvini a metà aprile, spiegando che «raccoglieremo le firme contro l'utero in affitto, la maternità surrogata, la donna usata come oggetto e i bimbi venduti come merce».  

La proposta di legge, oltre a essere presentata in Parlamento, è stata depositata anche in Cassazione: «Il testo vuole introdurre nel Codice Penale una nuova fattispecie di reato per contrastare la pratica, sanzionando chi, in qualsiasi forma, la commissiona, realizza, organizza o pubblicizza», ha spiegato la responsabile del Dipartimento famiglia della Lega Simona Baldassarre. 

La proposta di legge prevede di inserire un nuovo comma nella legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, prevedendo la reclusione fino a cinque anni e una multa fino a due milioni di euro per la surrogazione di maternità. La Lega ha annunciato che presto inizierà la campagna per raccogliere le 50mila firme necessarie a far avanzare l’iter legislativo.

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