LoveGiver, il progetto per formare assistenti sessuali per le persone con disabilità

07-11-2022
Fondato da Maximiliano Uliveri nel 2013, il comitato LoveGiver si batte per istituire in Italia figure qualificate di assistenti che aiutino le persone con disabilità a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale. Tra le altre cose, LoveGiver combatte la tendenza diffusa che infantilizza la persona disabile, o la considera asessuale. È invece necessario cominciare a diversificare i corpi, e non lasciare che la disabilità sia la sola a definirci

La nostra società tende a invisibilizzare le persone con disabilità. Quando una di queste persone decide di intraprendere una relazione di tipo romantico o sessuale, infatti, si scontra con la resistenza o con la paura altrui e può incappare in vere e proprie discriminazioni.

Chi è l’O.E.A.S

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L’O.E.A.S è un operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità. Si tratta di una figura che evolve a partire dall’assistente sessuale, e che è stata creata dal comitato LoveGiver Associazione ONLUS, e che attualmente opera in Emilia Romagna con il patrocinio della Regione.

Si tratta di professionalità formate da un punto di vista teorico e psico-corporeo sui temi della sessualità in grado di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale.

Gli incontri si orientano in un continuum: si va dal semplice massaggio o contatto fisico al corpo a corpo; si può sperimentare l’esperienza sensoriale, ricevere suggerimenti fondamentali sull’attività auto-erotica, o sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica, senza mai prescindere lo sviluppo di una educazione sessuo-affettiva.

Ma che significa?

Sessualità e disabilità: abbattere gli stereotipi

Innanzitutto, prestare questi servizi contribuisce ad abbattere lo stereotipo che associa senza possibilità di deroghe le persone con difficoltà e disabilità all’asessualità, o che le considera per sempre bambini o bambine. Al tempo stesso, permette al soggetto disabile di rendersi protagonista e responsabile delle proprie relazioni, sia sentimentali che sessuali.

Conoscere ed essere consapevoli del proprio corpo e della propria persona è il primo passo per prendersene cura.

La mancanza di autostima è uno dei freni per un naturale approccio verso il sesso

Per esempio, a volte, le persone con disabilità tendono a parlare subito dei loro problemi appena incontrano qualcuno di interessante. Esporsi presto alla possibilità di un rifiuto, infatti, è una strategia per proteggersi: in realtà, l’unico effetto è quello di farsi definire dalla propria disabilità.

A questa difficoltà si aggiunga il fatto che nel sesso, il corpo è stereotipato. Per questo, nell’immaginario comune, tutto ciò che si allontana dalla figura stereotipata di corpo si allontana anche dalla sessualità.

Diventa fondamentale abituarci a diversificare i corpi, a saperli in tanti modi.

L’O.E.A.S. spiega come l’educazione sessuale si eserciti in tre dimensioni diverse, tutte legate al corpo: per scoprirlo è necessario un approccio ludico, di gioco, che può evolvere in una dimensione relazionale se si accetta di scoprire il corpo dell’altro; la dimensione etica ci permette poi di capire il valore di tutti i corpi.

L’importanza della formazione

I servizi erogati si rivolgono anche alle famiglie delle persone con disabilità che vogliono formarsi e imparare a prestare assistenza, a professionistə, per esempio psicologə, o alle associazioni interessate.

L’assistenza fa riferimento al diritto alla salute e al benessere psicofisico e sessuale, che in Italia è garantito e riguarda la libertà di scelta da parte degli esseri umani di vivere e condividere la propria esperienza erotico-sessuale a prescindere dalle difficoltà riscontrate nell’esperienza di vita.

Portavoce dell’istituzione della figura dell’O.E.A.S è Maximiliano Ulivieri, un attivistaper i diritti delle persone con disabilità affetto da una forma rara della malattia di Charcot-Marie-Tooth (CMT1A), che gli rende difficile muoversi. Maximiliano fa anche il web designer, si occupa di turismo accessibile, di formazione, ha scritto un libro, ha partecipato a un TEDx come speaker.

Maximiliano sottolinea anche nel suo libro LoveAbility – l’assistenza sensuale alle persone con disabilità, l’importanza dell’empatia e della capacità di mettersi nei panni dell’altrə. Per accedere al corso e diventare assistente, infatti, bisogna effettuare un test con il dott. Fabrizio Quattrini, psicologo sessuologo e presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica: tra le altre cose, il test misura l’empatia.

Si tratta di un passaggio fondamentale, perché la disabilità può essere anche intellettiva: ogni caso è diverso.

Abituarci a diversificare i corpi

L’obiettivo finale dell’O.E.A.S. è portare alla maggiore autonomia possibile la persona disabile che assiste

Infatti, l’intervento non può superare i dodici incontri. È quanto stabilito nello Statuto dell’Associazione, che condivide regole e valori.

Ma l’Associazione LoveGiver ha prima di ogni altra cosa l’aspirazione di istituzionalizzare la figura dell’O.E.A.S: purtroppo, la proposta di legge che è stata presentata in Senato nel 2014 non è mai stata discussa, lasciando l’Italia priva di una legge che inquadri la professione dell’assistente sessuale alle persone con disabilità.

Questa battaglia, però, si può combattere su tanti fronti: è necessario normalizzare la necessità, da parte delle persone con disabilità, di approcciarsi a una vita sessuale, e si può fare rendendo visibile tutto ciò che si discosta dallo standard.

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