Le Anziane per il Clima e la loro vittoria contro la Svizzera

Con una sentenza storica, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha dato ragione a 2.500 donne appartenenti all'associazione Anziane per il clima, che hanno accusato la Svizzera di non aver assunto misure abbastanza drastiche per contrastare i cambiamenti climatici. Le conseguenze di questa vittoria valgono per ben 46 Paesi. Oggi scopriremo perché ciò che è accaduto è così importante!

Non è la prima volta che dei cittadini trascinano il proprio Stato in tribunale per inadempienza climatica, è successo per esempio nel 2020 quando sei giovani portoghesi, tra gli 11 e i 24 anni, hanno fatto causa a 32 Stati (27 europei, più Norvegia, Svizzera, Russia, Gran Bretagna e Turchia) per lo stesso motivo, guadagnando l’appellativo di: “più grande azione legale sul clima mai intentata”. Storicamente, e da oltreoceano, arrivano poi altre testimonianze non solo di cause ma anche di vittorie. Questo è il caso di sedici giovani nel Montana, che facendo leva sull’articolo II della Costituzione dello Stato, accusavano lo stesso di aver ingiustamente anteposto gli interessi dell’industria del fossile al diritto ad un ambiente sano come, del resto, recita il loro articolo: “Lo Stato e ogni persona devono mantenere e migliorare un ambiente pulito e sano in Montana per le generazioni presenti e future”.

Tornando in Europa, proprio martedì scorso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è espressa su diversi casi di cittadini che imputavano allo Stato la colpa di non aver fatto abbastanza per contrastare la crisi ambientale. Tra questi, c'erano sia il caso vittorioso delle 2.500 donne svizzere, sia quello dei sei giovani portoghesi.

Se da un lato la CEDU ha condannato la Svizzera, dall’altro ha respinto la querela dei sei giovani contro 32 stati perché inammissibile sotto due fronti: nel caso del Portogallo per “mancato esaurimento delle vie di ricorso interne” mentre per gli altri paesi, la Corte “ha convenuto che non ci fossero motivi nella Convenzione per estendere la loro giurisdizione extraterritoriale nel modo richiesto”.

Dunque una notizia dolce e una amara per il mondo ambientalista!

Nonostante ciò, la sentenza che condanna la Svizzera per violazione dell’articolo 8 (Diritto alla vita privata e familiare) e dell’articolo 6 (Diritto alla giustizia) è fondamentale, costituendo di fatto un precedente e segnando la strada per ulteriori cause sul clima contro Stati e aziende. Insomma, un nuovo capitolo sulla giustizia climatica è stato aperto!


Federica Gasbarro collabora con The Wom in modo indipendente e non è in alcun modo collegata alle inserzioni pubblicitarie che possono apparire all'interno di questo contenuto.

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