Insightout

Insightout, uno spazio sicuro per donne vittime di abuso e discriminazione di genere

Insightout è una piattaforma che raccoglie testimonianze di donne che scelgono di condividere anonimamente episodi di violenza di genere per sfogarsi apertamente e trovare il sostegno di un’intera comunità di persone che hanno vissuto esperienze simili alle proprie. Le founder Anita e Valeria raccontano a The Wom il progetto (entrambe preferiscono mantenere l’anonimato e non rendere pubblici i rispettivi cognomi)

«Scrivere la mia storia è stato un modo di spiegare a me stessa e ai miei amici in che modo certi episodi che oggi definirei espressioni di violenza e discriminazione di genere mi avevano segnato e dare loro il peso che si meritavano», racconta Anita, cofondatrice del progetto Insightout.

Quello che non mi aspettavo è che alla mia testimonianza le mie amiche avrebbero risposto con le loro storie di abusi e discriminazioni,

aggiunge. «Quando ho letto la storia di Anita mi sono stupita: mai avrei pensato che una mia amica così stretta potesse essere stata vittima di discriminazioni e soprattutto che non ne avessimo mai parlato prima. Allo stesso tempo, leggere la sua storia è stato ciò che mi ha spinto a voler condividere la mia», racconta Valeria, cofondatrice insieme a Anita di Insightout.

In poco tempo, alle testimonianze di Anita e Valeria si sono aggiunte decine di altre storie di amiche e conoscenti che non avevano mai avuto l’occasione di parlare apertamente di episodi di stalking, catcalling bodyshaming o abuso fisco o psicologico.

così nasce Insightout, una piattaforma attraverso la quale negli ultimi due anni abbiamo ricevuto più di quaranta testimonianze simili alle nostre,

spiega Anita.

Insightout: uno strumento per superare senso di colpa e tabù

«Si tende spesso a pensare che abusi e discriminazioni avvengano principalmente in situazioni ‘estreme’ e che non siano fenomeni molto diffusi. Questo porta le vittime di violenze a sentirsi isolate perché pensiamo di non poter condividere ciò che ci è successo con altre persone», spiega Valeria, che per molto tempo ha temuto che la sua esperienza di abuso potesse definirla come persona. Alla paura di esporsi, di rendersi vulnerabili agli occhi delle altre persone, spesso si aggiunge poi la mancanza di consapevolezza nel saper riconoscere le varie forme che assume la violenza di genere.

«Uno dei principali motivi per cui non avevo mai condiviso le mie esperienze di discriminazione con nessuno è che al tempo in cui erano successe non avevo i mezzi per riconoscerle come tali. Non pensavo che fossero eventi gravi e avevo paura che parlandone con i miei amici loro avrebbero pensato che stessi esagerando», racconta Anita. Per superare le barriere create dalla vergogna e dal senso di colpa, le fondatrici del progetto hanno scelto quindi di garantire l’anonimato a chi decide di condividere la propria testimonianza sul sito.

Quando si condivide la propria testimonianza anonimamente non ci si deve preoccupare della reazione e del giudizio delle altre persone, o che i propri sentimenti riguardo alcuni eventi vengano sminuiti,

spiegano le fondatrici di Insightout, che considerano un autentico spazio sicuro per le persone vittime di violenza di genere.  

Italia e Inghilterra a confronto sul tema del consenso

«I primi tre mesi del progetto sono stati dedicati esclusivamente a creare il sito e assicurarci che tutto funzionasse come dovesse. Entrambe poi usavamo Instagram molto sporadicamente, quindi è stato un bel cambiamento iniziare a usarlo per diffondere i nostri contenuti e raggiungere più persone», spiegano le due fondatrici del progetto, che per lavoro si occupano invece di Scienze Comportamentali e Neuroscienze in Inghilterra.

All’inizio il sito era sia in italiano che in inglese, perché volevamo fosse accessibile a persone di diversi paesi, ma ultimamente però abbiamo deciso di restringere il focus all’Italia, che è dove crediamo ci sia ancora poca consapevolezza sulla violenza di genere i suoi fattori scatenati,

aggiungono Anita e Valeria, che per spiegare questa grande differenza culturale citano un corso sul consenso al quale entrambe hanno dovuto partecipare poco dopo essersi trasferite in Inghilterra.

VEDI ANCHE

Tu chiedilo: il consenso spiegato con un tè

Culture

Tu chiedilo: il consenso spiegato con un tè

«Se non avessimo passato il test finale non avremmo potuto partecipare a nessuna attività sociale proposta dall'università. E pensare che nessuno ci aveva mai spiegato prima cosa fosse», spiegano le fondatrici di Insightout, dove la maggior parte delle storie si concentrano proprio sulla mancanza di consenso. La prima cosa che viene a mancare a chiunque subisca discriminazioni e violenze è la possibilità di dare il proprio consenso. Questo accade anche perché non ci viene insegnato cosa sia veramente il consenso e quale sia la sua importanza all’interno di relazioni e non», aggiungono Anita e Valeria, sottolineando che si tratta di episodi che accadono di frequente a persone anche molto diverse tra loro.

Molto spesso si pensa (e afferma) che le molestie e gli abusi siano fenomeni isolati che capitano a poche persone, purtroppo non è così. Più storie raccogliamo più non si potrà negare l’evidenza che questi episodi capitano troppo spesso a troppe persone,

spiegano le fondatrici del progetto, che nel futuro sperano trasformare Insightout in un punto di riferimento chi vuole condividere o leggere testimonianze e di poter offrire supporto psicologico a chi accede al sito.

«Tutte le storie ci hanno sempre colpito molto, ma le testimonianze che ci sono rimaste più impresse sono quelle che ci hanno in qualche modo ricordato della nostra esperienza personale», concludono Anita e Valeria.

Ritrovarsi nelle parole e nelle testimonianze di altre persone ci ha fatto sentire meno sole e speriamo che sia stato lo stesso per chi ha letto le nostre storie.

Riproduzione riservata