Fondo Loss and Damage per i Paesi vulnerabili: finalmente una svolta?

Una buona notizia: secondo l'OCSE, nel 2022 i Paesi sviluppati hanno versato un contributo record di 116 miliardi di dollari per il clima, con un aumento del 30% rispetto all'anno precedente. Guardando il bicchiere mezzo vuoto, però, siamo ancora in ritardo nel mantenere la promessa fatta molti anni fa di versare 100 miliardi di dollari ai Paesi più fragili e maggiormente colpiti dal cambiamento climatico. Capiamo insieme perché

Cos'è il Fondo Loss and Damage

Il termine "Loss and Damage," traducibile in italiano come "perdite e danni," si riferisce agli effetti e alle conseguenze che i cambiamenti climatici hanno sulle persone e sulle cose. In particolare, si parla di perdite quando non è possibile adottare misure di adattamento agli impatti climatici, mentre si parla di danni quando le misure di adattamento sono state implementate ma risultano inefficaci o insufficienti. La nascita di un Fondo per le perdite e i danni causati dal cambiamento climatico nasce dal fatto che i Paesi più colpiti dalle catastrofi ambientali sono molto spesso quelli che meno hanno contribuito all'inquinamento della Terra.

Pensate che un continente come l’Africa, che ospita il 17% della popolazione mondiale, è responsabile solo del 4% delle emissioni di gas climalteranti al mondo. A riferirlo è lo studio di International Rescue Committee.

Eppure, i gravi effetti dei cambiamenti climatici in queste regioni derivano in gran parte dalle emissioni di gas serra prodotte da noi, ovvero i Paesi più industrializzati. Per questo, molto spesso si sente la frase: “i cambiamenti climatici colpiscono tutti, ma non tutti sono colpiti allo stesso modo”. Infatti, la maggior parte degli impatti negativi del cambiamento climatico si verifica in paesi che oltre a non esserne responsabili, non hanno neanche i mezzi per affrontare il problema. Per questo c’è bisogno della cosiddetta “giustizia climatica”.

Per poter distribuire equamente il peso dei cambiamenti climatici e delle risorse necessarie per mitigarli, alcuni anni fa è nato il Fondo Loss and Damage

Il Fondo prevede l'impegno di versare 100 miliardi l’anno ai Paesi vulnerabili: un impegno che fu preso a Copenaghen nel 2009, e che avrebbe dovuto essere rispettato entro il 2020. Oggi siamo nel 2024 e, per la prima volta, abbiamo raggiunto il versamento di questa cifra 4 anni in ritardo rispetto al previsto.

I problemi che si sono presentati

Negli anni, ritardi e mancanza di progressi nei finanziamenti hanno inquinato le relazioni tra Nord e Sud del mondo, minando la fiducia e ostacolando i negoziati fino all’ultima COP di Dubai, in cui le parti hanno raggiunto finalmente un accordo sull’operatività del fondo per perdite e danni e sulle modalità di finanziamento.

Oggi l’OECD, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ha finalmente dato la buona notizia che nel 2022 il mondo aveva finalmente fatto fede alla tanta agognata promessa, raggiungendo il versamento del 100 miliardi di dollari.

Il giorno 29 maggio 2024, infatti, l’OECD, ha detto: “Nel novembre 2023, in vista della COP28, contemporaneamente alla pubblicazione dei dati per il 2021 (OCSE, 2023), l’OCSE ha indicato che, sulla base di dati preliminari e non ancora verificati, l’obiettivo sarebbe stato probabilmente raggiunto nel 2022. Il presente rapporto conferma che l’obiettivo è stato effettivamente raggiunto nel 2022, superando per la prima volta i 100 miliardi di dollari e raggiungendo un livello che, secondo gli scenari lungimiranti dell’OCSE, non era previsto fino al 2025 (OCSE, 2021)”.

Dalle parole, quindi, finalmente passiamo a qualche fatto. Un’azione concreta che potrebbe fungere da traino dando lo slancio giusto per l’approvazione anche di altri punti previsti nei negoziati sul clima. La sfida del 2024? Far finalmente mettere nero su bianco l’uscita dai combustibili fossili, sciogliere i nodi legati ai crediti di carbonio e chiarire la gestione dei dazi da pagare nel momento in cui vengono importati prodotti da Paesi che non hanno regole sulle emissioni di gas climalteranti come le abbiamo in Europa.


Federica Gasbarro collabora con The Wom in modo indipendente e non è in alcun modo collegata alle inserzioni pubblicitarie che possono apparire all'interno di questo contenuto.

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