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Quanto è ancora lunga la strada per i diritti LGBTQIA+ in Europa?

13-05-2022
Micaela Longo
La comunità LGBTQIA+ europea, nel 2022, subisce ancora molestie e violenze fisiche o sessuali ma denuncia raramente, evita luoghi e manifestazioni di affetto in pubblico in percentuale maggiore o minore a seconda del Paese di provenienza. Paesi nordici e Malta sono tra le regioni più virtuose. Quali strumenti potrebbero abbattere definitivamente questa forma di riluttanza sociale?

Immagina di avere paura di tenere la mano della persona amata in pubblico, evitare le battute in ufficio per non rivelare con chi condividi la tua vita, scegliere la strada più lunga per aggirare un terreno potenzialmente ostile o sopportare il ridicolo ogni volta che mostri la tua identificazione personale

Inizia con questa premessa il rapporto Tanta strada da fare per l'uguaglianza LGBTI redatto per la prima volta nel 2013 dall’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) con lo scopo di tratteggiare un quadro relativo allo stato di salute del rispetto dei diritti LGBTQIA+ attraverso la somministrazione di un questionario online. Da allora, la ricerca è andata avanti dimostrando, però, scarsi progressi.

L’ultimo sondaggio, condotto per la stesura del rapporto, risale al 2019 ed è il più ampio a riguardo: 139.799 le risposte arrivate dalla comunità LGBTQIA+, provenienti dai 27 stati membri della UE, Regno Unito, Macedonia del Nord e Serbia.

I risultati

Il sondaggio rileva che «Sempre più persone sono aperte sull'essere LGBTQIA+, ma la maggioranza evita comunque di tenere la mano del proprio partner e della propria partner in pubblico». Potrebbero, infatti, avere buone ragioni: tra chi dichiara trasparenza nell’affermare liberamente la propria appartenenza alla comunità LGBTQIA+,

Il 40% di loro afferma aver subito molestie

Anche la violenza fisica o sessuale costituisce fonte di preoccupazione: una risposta su dieci lo afferma. La discriminazione quotidiana, poi, persiste e s’incontra principalmente a lavoro e a scuola.

In caffè, ristoranti, bar e discoteche, quando si cerca un alloggio, quando si accede ai servizi sanitari o sociali e nei negozi

Soprattutto per le persone trans e intersessuali, i documenti di identità che specificano un sesso possono scatenare il ridicolo con conseguenze preoccupanti. I sondaggi FRA su larga scala mostrano pure che le vittime di discriminazioni e abusi sono riluttanti a segnalare gli incidenti e le persone LGBTQIA+ non fanno eccezione. 

I tassi di denunce sono bassi per tutti i tipi di organizzazioni, ma soprattutto per la polizia

L'indagine mostra poi che i partecipanti e le partecipanti di età compresa tra i 15 ei 17 anni hanno subìto più molestie, nonostante abbiano dichiarato anche di vedere più persone che si battono per i diritti LGBTI a scuola e di sentire parlare di questioni legate alla comunità soprattutto negli ambienti educativi.

Le differenze tra i Paesi

Le risposte al sondaggio concordano nell’affermare che la legge e le politiche, così come il comportamento di personaggi pubblici, leader di comunità e società civile, influiscano notevolmente sulle vite delle persone LGBTQIA+

I risultati, in generale, mostrano differenze tra i Paesi esaminati. 

La maggior parte delle persone «non è quasi mai aperta sull'essere LGBTQIA+» in Lituania (60%), Macedonia del Nord (60%), Bulgaria (54%) e Romania e Serbia (entrambe 53%). La percentuale più alta di persone intervistate che ritengono invece di «essere molto aperti sull'essere LGBTQIA+» si trova in Danimarca (45%) e Paesi Bassi (43%). Tra i diversi gruppi, è più probabile che gli uomini bisessuali non siano quasi mai aperti rispetto ad altri gruppi (56%). Ciò è particolarmente riscontrabile in Bulgaria (83%) e Macedonia del Nord (82%).

Solo il 10% delle persone intervistate, poi, afferma di non evitare mai di tenere per mano il proprio partner dello stesso sesso in pubblico. Il numero è più alto in Lussemburgo (26%), seguito da Malta (25%), Repubblica Ceca e Finlandia (entrambi 24%), Austria e Danimarca (entrambi 22%) e Svezia (20%).

Le percentuali più alte di persone che evitano determinati luoghi, invece, si trovano in Polonia (79%), Macedonia del Nord (77%) e Serbia (76%). Nel frattempo, l'unico Paese in cui la maggioranza (53%) non evita mai determinati luoghi è Malta.

Tre persone su dieci di età compresa tra 15 e 17 anni nascondono o mascherano di essere LGBTQIA+ a scuola

Sei persone su dice, il 61%, si ritengono selettivamente aperte nei confronti dei propri interlocutori. Il numero più alto di persone LGBTQIA+ nascoste a scuola, invece, si registra in Croazia (51%) e Cipro (47%). Le quote più basse sono nei Paesi Bassi (16%) e a Malta (17%).

Come potrebbe cambiare la situazione?

Tra chi afferma che la situazione nel loro Paese sia migliorata negli ultimi anni, la maggior parte ritiene che un fattore importante sia la visibilità delle persone LGBTQIA+ e la loro partecipazione alla vita quotidiana. Le persone intervistate hanno anche segnalato come fattori rilevanti i cambiamenti positivi nel diritto e nelle politiche e il sostegno di personaggi pubblici, leader di comunità e società civile.

Tuttavia, la maggior parte delle risposte registrate, evidenzia un generalizzato peggioramento del rispetto dei diritti LGBTQIA+, segnala tra i principali fattori critici un discorso pubblico negativo da parte di politici e/o partiti politici, nonché la mancanza di sostegno da parte della società civile, la mancanza di applicazione della legge esistente e politiche, la mancanza di sostegno da parte di personaggi pubblici e leader di comunità e la visibilità delle persone LGBTI.

La nostra comunità ha bisogno di molto più sostegno, soprattutto da parte dei politici, dei media e della polizia. Il loro occhio cieco per l'omofobia è probabilmente un grosso problema. Se l'omofobia non inizia a essere punita, non andremo oltre

Slovacchia, donna lesbica, 39 anni

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