Cure senza barriere: il diritto di visite mediche accessibili per ogni donna

Garantire il diritto fondamentale di accesso alle cure ostetrico ginecologiche alle donne con disabilità motoria: è questo l’obiettivo di "Per ogni donna - Cure senza barriere", progetto proposto da Fondazione Foemina insieme all’associazione Habilia e all’AOU Careggi di Firenze. Servono lettini elettrici e sollevatori per permettere alla donne con  disabilità motoria di poter fare una visita. Così per raccogliere fondi è stata lanciata una campagna di crowdfunding aperta fino al 7 dicembre

L’articolo 32 della Costituzione sancisce che «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». Ma tutte le persone godono della stessa possibilità di accesso alle cure?

In Italia le barriere di accesso alla sanità sono sia burocratiche che sociali. Questa situazione si complica per le donne con disabilità che diventano vittime di una discriminazione mutipla, data dal fatto di essere allo stesso tempo donne e persone con disabilità

La genesi del progetto

Il progetto Per ogni donna - Cure senza barriere, nasce dall’esigenza di colmare il divario che esiste nel sistema sanitario nazionale. A spiegare a The Wom da dove parte l’idea del progetto è il professor Felice Petraglia, presidente di Fondazione Foemina: «lavorando in questo settore da molti anni mi sono reso conto che, purtroppo, la disabilità è trascurata nella nostra società. In Italia non c'è molta attenzione, in genere, e negli ospedali non costituisce una priorità».

Per complicare le cose basta prendere in considerazione il binomio sessualità-disabilità. Infatti il tema della salute sessuale e riproduttiva delle donne disabili fa emergere l'inadeguatezza del personale e dell’ambiente. «Queste donne che hanno vari problemi spesso non possono usufruire di facilitazioni architettoniche e a volte mancano anche le organizzazioni che possano aiutarle» continua Petraglia, poi aggiunge:

Molte donne con disabilità non fanno screening, non seguono cure e sono esposte a un maggiore rischio di altre malattie

Un impegno che va avanti da anni

Per l’AOU Careggi non è il primo passo: dal 2015 il dipartimento materno infantile dell’ospedale ha creato l’ambulatorio Rosa Point per fornire cure ostetrico ginecologiche alle donne con disabilità. 

Alla domanda su quale sia lo scopo del progetto, la dottoressa Angelamaria Becorpi, project manager del programma regionale PASS (Percorsi Assistenziali per Soggetti con bisogni Speciali) del dipartimento materno infantile AOU Careggi, afferma: «una raccolta fondi per migliorare quelle che sono a oggi le possibilità  e gli strumenti che possiamo mettere a disposizione delle pazienti con disabilità motoria».

A Careggi sono già presenti delle attrezzature che permettono alle donne di essere visitate. «Ma tutto questo non è ancora sufficiente», specifica Becorpi. Da qui la necessità e la proposta di acquistare nuovi lettini elettrici e sollevatori.

I lettini ginecologici elettrici e i sollevatori ottenuti tramite la campagna di crowdfunding saranno inseriti in un progetto più ampio

Per L’AOU Careggi fornire una prima visita alle donne con disabilità è un passo avanti ma non basta. È nata «l’esigenza di fornire tutti i vari servizi, anche quelli ultraspecialistici, all'interno dello stesso dipartimento di Careggi».

Bisogna ascoltare le necessità delle donne

«Bisogna collaborare e iniziare a pensare alle disabilità anche in ottica di finanziamenti, come si fa anche per i tumori, le malattie genetiche e rare». Petraglia prosegue:

Credo che vada lanciata innanzitutto una campagna di informazione e poi di conseguenza anche di investimenti per aiutare chi lavora nella sanità

Alla base della riuscita di questo progetto vi è l’ascolto dei bisogni delle persone coinvolte, in primo luogo le donne con disabilità. Becorpi spiega il problema: «i lettini ginecologici standard sono lettini alti e inaccessibili che la paziente può usare soltanto se aiutata dal personale».

Le attrezzature specifiche permettono di abbassare il lettino fino a 48-50 cm dal terreno. Ciò consente alla pazienti di spostarci da sole dalla sedia a rotelle al piano del lettino e quindi si supera quello è il problema

«La richiesta di dotarsi di questi lettini è partita anche dalle pazienti», ma come specifica la dottoressa Becorpi è anche grazie alla sinergia con le associazioni che si è stati in grado di ascoltare la voce delle donne e rispondere a queste esigenze.

Dove sono i servizi di salute sessuale e riproduttiva delle donne disabili

Ampliare i servizi per la salute delle donne con disabilità è un obiettivo da porsi a livello nazionale. La pensano allo stesso modo la dottoressa Becorpi e il professor Petraglia: si deve investire nella formazione sia di personale medico specializzato che a livello di consapevolezza generale. Becorpi aggiunge:

Deve essere pensato un training per tutti coloro che si troveranno davanti pazienti con bisogni speciali

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La mancanza di dati rende difficile capire e pensare meglio a determinati servizi.

In Italia sono ancora poche le strutture pensate nell’ottica di accessibilità e la faccenda si complica ancora di più quando il focus è sulla salute sessuale e riproduttiva della donna disabile. Oltre al progetto di Firenze, la dottoressa Becorpi cita un consultorio specializzato a Roma, al Quadraro, nato nel 1993. A questo si aggiunge il progetto "Il Fior di Loto" che nasce dalla collaborazione tra l’associazione Verba, i consultori familiari dell’Asl di Torino e il servizio Passepartout del comune di Torino.

Ma sempre più associazioni ed enti, in giro per la penisola, stanno cercando di far nascere hub per rendere la medicina di genere e i luoghi deputati alla cura delle donne più inclusivi e accessibili a vari livelli (architettonico, comunicativo e sensoriale).

L’assenza di dati rende politiche e fondi carenti

Per colmare l’assenza di dati è nato, nell’aprile 2022, nasce Disabled Data, un progetto di Fightthestroke.org in collaborazione con Sheldon.studio e OnData. Si è creata così una rete composta da persone con disabilità, caregiver ed esperti che oltre a voler  rendere i dati accessibili, si propone come luogo da cui partire per studiare politiche e proporre iniziative.

Secondo Becorpi «si deve partire dall’esperienza di chi ha già fatto o sta facendo progetti simili a quello dell’AOU Careggi. Pian piano, poi, si migliora e si diffonde capillarmente questa cultura».

Il passo successivo e lo studio dei risultati, dai quali si possono estrarre dati in un’ottica di implementazione dei servizi. La dottoressa Becorpi conclude:

La conoscenza e lo studio dei dati porta a un miglioramento in termini di salute, di benessere e di qualità della vita non solo per le donne con disabilità. I benefici ricadono globalmente sulla comunità

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