Courmayeur Design Week-End: lo sguardo del progetto sulla parità di genere

Non una semplice manifestazione di design ad alta quota, ma un’occasione per comporre una riflessione articolata sull'uguaglianza di genere, dove la montagna diventa metafora delle salite che ancora oggi attendono le donne, nel mondo del progetto e non solo. Ecco com’è andata al Courmayeur Design Week-End

In un settore, quello del design, dove ancora oggi si affrontano le tematiche di genere con troppi semplicismi, ogni tentativo di analisi di quali siano, nella realtà del quotidiano, le vere sfide delle progettiste è il benvenuto. Giunto alla quarta edizione, Courmayeur Design Week-End è andato in scena dal 2 al 4 febbraio portando con sé mostre diffuse, talk, eventi, ma soprattutto il desiderio di dare spazio, voce e visibilità ad alcune professioniste del design.

Tema di questa edizione, ideato da Paola Coronel, art director della manifestazione, è stato “Un passo avanti”, concetto attorno al quale sono state radunate le realtà, gli studi di architettura e gli esperti che ogni giorno cercano di superare i limiti – i propri, ma anche quelli imposti dalla società – per costruire scenari nuovi, aperti al futuro.

Il talk “Un passo avanti… in salita”

Un tema, quello della costruzione del domani, che guardando alle problematiche di genere è stato affrontato nel talk “Un passo avanti… in salita”: moderato da Raffaella Pollini di Kartell, ha coinvolto sei professioniste del design e dell’architettura: Patrizia Vicenzi, CEO di Luceplan; l’architetta e art director Carolina Nisivoccia; la progettista Raffaella Razzini; la designer Ilaria Marelli; l’architetta Giovanna Latis, e Gabriella Del Signore, Founder & Managing Director dell'agenzia Ghénos Communication.

Da sinistra: Gabriella Del Signore, Ilaria Marelli, Carolina Nisivoccia, Raffaella Pollini, Patrizia
Da sinistra: Gabriella Del Signore, Ilaria Marelli, Carolina Nisivoccia, Raffaella Pollini, Patrizia Vicenzi, Raffaella Razzini, Giovanna Latis

Partendo dalla figura simbolica della corda – elemento di inclusione, aiuto e collaborazione fondamentale in montagna – si sono dipanate le esperienze e le testimonianze delle partecipanti della tavola rotonda. Esperienze di difficoltà superate con competenza, come quella di Patrizia Vicenzi: “Quando sono diventata CEO dell’azienda di famiglia, Luceplan, mi sono dovuta confrontare con una doppia criticità: quella di innovare una realtà già innovativa, e quella di farlo in quanto donna giovane. C’è voluto tempo, ma anche pazienza. Il cambiamento passa anche da qui”.

Un cambiamento che può accendersi, come una miccia, anche attraverso l’incontro tra donne: “La solidarietà femminile è il più grande acceleratore di possibilità che abbiamo” – ha commentato l’architetta Raffaella Razzini – “Tra donne le idee crescono, si moltiplicano. Sfatiamo il pregiudizio che tra di noi non collaboriamo. Nella mia esperienza è esattamente il contrario”.

Per alcune delle relatrici, il design è poi un volano per parlare di divario di genere, ma anche per dare il via a trasformazioni sociali positive: “Quando lavoro a un progetto mi chiedo sempre quale possa essere il suo impatto sociale. Per me è fondamentale osservare la società, creare spazi dove interagiscono persone e professionalità diverse. Il design è trasformativo”, ha spiegato la designer Ilaria Marelli.

C’è poi la volontà di utilizzare il design come mezzo per toccare argomenti di attualità urgenti, tra cui quello della violenza di genere, come ha raccontato la progettista Giovanna Latis: “Per la mostra diffusa di oggetti nelle vetrine del centro di Courmayeur, ho scelto di esporre l’estintore. Una scelta provocatoria, legata al problema dei femminicidi. Ho pensato ai focolai di violenza e a come possano essere spenti. L’estintore è un oggetto sottovalutato, ingombrante e brutto. Mi sono chiesta se esistesse un estintore di design. La risposta è no. Poi ho trovato questo estintore che si chiama Gloria: un oggetto dal nome femminile con cui volevo stimolare una riflessione sul fatto che il design è ovunque, è un’attitudine”.

La mostra diffusa per le vie del centro “Un passo avanti”

Proprio per comporre una narrazione stratificata sull’intreccio tra design e questioni di genere, è stata presentata una mostra diffusa tra le vetrine del centro di Courmayeur. Alle professioniste del design, dell’architettura, della comunicazione e del management che hanno partecipato alla kermesse è stato chiesto di individuare oggetti iconici, o fuori produzione o piccoli manufatti artigianali, tutti accomunati dal colore rosso, attraverso cui raccontare storie di vita, di innovazione, di sguardi proiettati verso il futuro. Come il Componibile di Kartell selezionato dalla curatrice Federica Sala: a progettarlo fu Anna Castelli, donna di grande ispirazione e pioniera che si laureò in architettura al Politecnico di Milano nel 1942. Oppure la macchina per scrivere Valentine, progettata da Ettore Sottsass negli anni Sessanta, selezionata da Carolina Nisivoccia: “Un simbolo dello spirito dell’epoca, ma anche uno strumento per rendere manifeste ulteriori infinite progressioni”.

Foto: Giacomo Buzio
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Le altre iniziative tra design, sport e solidarietà

L’intreccio tra montagna e design si è espresso poi attraverso mostre – come “L’Immaginario del possibile”, organizzata dal Museo di Pietrasanta, e “25 stories, the 25th anniversary of Alessi Museum”, dedicata ai 25 anni del museo dello storico brand Alessi -, ma anche attraverso talk ad altissima quota – come quello che si è tenuto presso la stazione intermedia dello Skyway Monte Bianco e che ha avuto come protagonista Patricia Urquiola – e gare in pista, con la 24esima edizione di skiCAD, la competizione di sci che da 24 anni vede sfidarsi alcuni dei progettisti più celebri.

Foto: Giacomo Buzio
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Il talk con Patricia Urquiola
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skiCAD
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La mostra "L’Immaginario del possibile”
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L'esposizione “25 stories, the 25th anniversary of Alessi Museum”,
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A unire bellezza, design e impegno sociale è stata poi la mostra presentata da Giulio Cappellini “Idee Gentili”, che nello spazio del Courmayeur Sport Center ha portato vari prodotti cult che, grazie alla generosità delle aziende coinvolte, sono diventati protagonisti di un’asta benefica. L’intero ricavato della mostra (16.448,00 €) è stato devoluto interamente all’Associazione “Medici per l’Africa, Cuamm", che utilizzerà i fondi per il reparto di medicina materno-infantile di Pujehun in Sierra Leone.

La mostra "Idee gentili"
La mostra "Idee gentili"

Tante, infine, le opere visibili in città durate i giorni della manifestazione, come l'installazione luminosa ideata da 967Arch e realizzata con il brand di luce Telmotor nella piazza
Abbé Henry; l'opera che lo Studio Giuseppe Tortato Architetti ha dedicato, in collaborazione con DOS, agli arredi del brand svizzero Kindof; fino a "Shared Shelter" è il progetto di CRA-Carlo Ratti Associati che racconta il lavatoio come luogo di ritrovo e possibilità per tutti gli abitanti della montagna.

Foto: Giacomo Buzio
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Il progetto "Shared Shelter"
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L'installazione luminosa ideata da 967Arch
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